Charlie verrà lasciato andare. L’ospedale fa le condoglianze alla famiglia prima della morte

0
  • di Sara Santinelli

Chris e Connie hanno rinunciato al trattamento sperimentale perché, dopo mesi di abbandono terapeutico da parte dei medici, pare non ci siano più margini di miglioramento per Charlie. Ma l’ospedale, invece di scusarsi per aver trascurato un paziente in nome della maledetta “qualità di vita”, non molla, e non vuole nemmeno che Charlie vada a casa.

Ho seguito la diretta delle udienze che si sono svolte lunedì e martedì pomeriggio, e l’impressione che ne ho ricavato è di essere piombata in un romanzo di Kafka.
Il tutore di Charlie, nominata dall’ospedale e rappresentante di un’associazione pro-eutanasia (leggerissimo conflitto di interessi) ha detto di tutto per impedire il trasferimento di Charlie a casa: dal respiratore che non passava dalla porta, all’indisponibilità, “in tutto il Regno Unito”, di un intensivista che seguisse il bimbo, al fatto che i Gard vogliono tenere l’attrezzatura medica per troppi giorni (lo vogliono morto velocemente!) a, dulcis in fundo, la preoccupazione che, durante il trasporto, possa succedere qualcosa al bimbo.

E certo, visto che è da gennaio che vogliono togliergli l’ossigeno, immagino che siano molto preoccupati dall’eventualità che Charlie possa morire: o forse il fatto è che, come per un condannato a morte, la sentenza deve essere eseguita nei modi e nei tempi stabiliti, perché sia di esempio?
Non sia mai, che, una volta a casa, i genitori non abbiano intenzione di eseguire la sentenza, ma vogliano solo accompagnarlo e curarlo fino alla sua morte naturale.

Spero davvero che queste siano le intenzioni dei genitori, perché se fossero loro a terminare la vita di Charlie sarebbe ancora più atroce che se lo facesse un medico contro la loro volontà: i genitori non hanno potere di vita e di morte sui figli, ma solo potere di vita. E ricordiamoci che non ci sono evidenze che Charlie soffra, anche per via della sedazione, e il respiratore non è un intervento sproporzionato nelle sue condizioni: non è accanimento terapeutico.

Nonostante i genitori abbiano trovato un respiratore più piccolo e personale medico disponibile, che pagherebbero loro stessi, il giudice non ha acconsentito al trasferimento a casa. L’altra opzione – quella scelta infine dal giudice ndr – è l’hospice, ma, una volta arrivato lì, poche ore e Charlie sarebbe ucciso.

Nell’udienza di ieri, a un certo punto la stampa è stata fatta uscire, perché ospedale e giudice dovevano decidere quale sarebbe stato il giorno e il luogo di trasferimento. “Se fosse vostro figlio! Spero che siate in pace con voi stessi!”, ha urlato Connie, prima di scappare dall’aula dove era stata costretta ad assistere a tutto questo.
Luogo e giorno dell’esecuzione rimarranno segreti, per ordine del giudice. Il tutto sarà reso noto a decesso avvenuto.
Questo è. Gli eventi si commentano da soli.

In serata il GOSH ha fatto le più sentite condoglianze alla famiglia, informando che l’hospice scelto per Charlie è un “posto speciale”, dove lavora personale che saprà rendere gli ultimi momenti di Charlie e della sua famiglia “confortevoli e pacifici”.
Hanno detto che hanno fatto davvero di tutto per permettere a Charlie di trascorrere del tempo fuori dall’ospedale, ma non sarebbe stato SICURO. Il rischio era quello di una morte “caotica e non programmata”. Come se la morte fosse ordinata e sotto il nostro controllo.

NDR: Le ultime notizie di questa sera sono che il piccolo Charlie se n’è andato dopo l’interruzione dei sostegni vitali. Che riposi in pace.

Fonte