Con 100 dollari puoi comprare questo in Venezuela

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  • di Simon Black

Ieri sera alle 21 è iniziata una sparatoria nella strada vicino al mio hotel. Di recente sono tornato in hotel dopo alcuni incontri serali. E tornando la sera era come se avessero rotolato i marciapiedi – ristoranti senza avventori, bar e club completamente vuoti. C’era una donna in piedi davanti al suo ristorante che faceva da direttrice di sala a nessuno. E con poche persone per le strade, sembrava una specie di apocalisse zombie. Questo paese era il più ricco della regione. E neanche troppo tempo fa. Durante gli anni ’50, ’60 e ’70, il Venezuela ha goduto di una forte crescita. Bassa inflazione, forti investimenti esteri, alti salari. Era l’invidia dell’America Latina. Tutto era basato su un’unica industria: il petrolio.

E quando i suoi prezzi erano forti, il governo navigava nell’oro. Ancora nel 2007, i ricavi petroliferi erano così alti da ripagare tutti i debiti esteri.

Pensateci: solo dieci anni fa il Venezuela aveva zero debito estero. Ma al tempo stesso il governo ha iniziato a spendere troppo. Programmi sociali, spese militari, sovvenzioni per carburante ed elettricità. Qualunque cosa fosse necessaria per rimanere al potere. Spese così tanto che anche quando i prezzi del petrolio superarono i 100 dollari al barile, tra l’11 ed il ’13, non riusciva ad andare in pareggio. Poi i prezzi del petrolio sono crollati. Nei primi mesi del 2016, un barile costava meno di 30 dollari.

Le finanze pubbliche erano sconvolte… così il governo è ricorso alle solite vecchie tattiche alle quali quasi tutti i governi in fallimento ricorrono. Per prima cosa, ha iniziato a spendere le proprie riserve estere -essenzialmente bruciando il conto di risparmio pubblico. Oggi il Venezuela ha il livello di riserve valutarie più basso in decenni, meno di 10 miliardi di dollari, rispetto ai 42 del dicembre ’08. Ha anche venduto gran parte delle proprie riserve auree. A fine 2015 il Venezuela aveva 373 tonnellate d’oro, oggi 188, cioè ne ha perso la metà in due anni.

Cosa ancor più grave, però, è che il governo ha stampato quantità incomprensibili di carta ed ha notevolmente ingrossato lo stato patrimoniale della banca centrale. Questo grafico è davvero sorprendente: il bilancio della banca centrale venezuelana è letteralmente triplicato in un singolo mese, tra aprile e maggio di quest’anno. Continuano a stampare sempre più denaro, fino al punto che la moneta è diventata totalmente priva di valore.

Quando venivo qui qualche anno fa il tasso black-market era di circa 8 bolivar per dollaro USA. Nel mio successivo viaggio, ci vollero 100 bolívares per comprare un dollaro nel mercato nero. Ed il tasso continuava a scendere ad ogni viaggio. Questa volta ho scambiato dollari a circa 27.000 per dollaro USA. Nel frattempo la tariffa ‘ufficiale’ è un risibile 10:1. È una differenza di quasi 3000 volte. A seconda del tasso di cambio utilizzato, il Venezuela è quindi o assurdamente costoso o assurdamente economico. Un giro in taxi dall’aeroporto è costato circa 80.000 bolívares. Ai tassi ufficiali sono ottomila dollari. Ma ai tassi di mercato nero sono meno di tre dollari. Una leggera differenza.

Ieri sera ho scambiato 100 dollari con questo mattone di denaro. Inutile dire che questa follia monetaria rende la vita estremamente difficile. Tutto ciò che viene importato costa troppo. E col collasso dell’economia, anche la produzione nazionale sta crollando bruscamente. C’è poco attività economica. Le persone stanno in casa cercando di sopravvivere. Ci sono pochi farmaci. Ed anche gli alimenti base stanno finendo… una follia totale.

Il Venezuela è un grande paese, con fertili terreni ed abbondanti fonti d’acqua. Non c’è assolutamente alcuna ragione per cui ci debbano essere delle carenze alimentari. Segnate un’altra vittoria per il socialismo e la pianificazione centrale. Nella loro disperazione, la gente si dà alla criminalità, alla prostituzione… tutto quel che si deve fare per campare. Vedo spesso gente rovistare tra i rifiuti. Incredibilmente però c’è ancora un pizzico di normalità in città, perlomeno durante il giorno. Le persone escono e vivono le loro vite… vanno al lavoro, portano i figli a scuola, fanno sport, chiacchierano con gli amici.

Trovo straordinario quanto questo posto si sia tenuto unito. I venezuelani mostrano costantemente ingeno e resilienza nella loro capacità di affrontare una crisi del genere.

E la buona notizia è che un giorno le cose miglioreranno.

Il governo ha quasi esaurito i soldi ed è pericolosamente vicino a fare default sui propri debiti. Ad un certo punto non potrà più pagare i banditi armati che tengono buona la popolazione. È inevitabile. I governi totalitari cadono quasi sempre quando esauriscono le risorse per autosostenersi. Potrebbe peggiorare prima di migliorare. Ma alla fine questa follia ed oppressione finiranno, che sia con violenza o no. Quel che trovo così strano è quanto poco ottimismo ci sia sul Venezuela. A paragone, gli investitori sono perennemente eccitati per Cuba. Sono decenni che dicono che sarà un paradiso una volta finito il regime autoritario.

Certo, ottimo. Sono stato a Cuba. Mi piace. E ci saranno certamente grandi opportunità. Ma poche persone applicano questa stessa logica al Venezuela. E lo trovo strano.

Questo posto è enorme. Ci sono tante opportunità qui. Più di 30 milioni di persone, enormi riserve di risorse naturali, un sacco di coste, porti, infrastrutture, capacità produttive, posizione geografica strategica, energia rinnovabile. Che sia il prossimo anno o tra dieci anni, questo paese ha il potenziale per diventare uno dei luoghi più eccitanti del mondo.

Avete un piano B?

fonte: sovereignman
tratto da: comedonchisciotte 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di HMG