Contratto statali: ‘Unioni civili come matrimoni’

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La prima bozza proposta dall’Aran ai sindacati

Lavoratori del settore privato sempre meno tutelati. Ma per i dipendenti pubblici diventa una priorità anche equiparare i congedi tra persone dello stesso sesso

Permessi e congedi anche per chi stipula un’unione civile proprio come avviene per il matrimonio. È la  novità contenuta nella prima bozza del nuovo contratto per gli statali in senso stretto, proposta dall’Aran ai sindacati, che arriva in un momento storico in cui i diritti di gran parte di lavoratori non pubblici vengono continuamente annientati in nome della modernità.

Salari sempre più bassi e flessibilità, il diktat a cui sono sottoposti tanti occupati del settore privato che si devono accontentare di qualsiasi cosa pur di racimolare qualche soldo. In questo quadro, di certo, è difficile che si possa comprendere la necessità, come si legge nella proposta dall’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazione, l’Aran per l’appunto, di “assicurare l’effettiva tutela dei diritti e il pieno adempimento degli obblighi derivanti dall’unione civile tra persone delle stesso sesso”, come previsto dalla legge del 2016. I conviventi potranno così godere, tra l’altro, dei 15 giorni di stop retribuito riconosciuti per le nozze. In sostanza, le unioni civili permetteranno di avere gli stessi diritti riguardanti i congedi e i rapporti di lavoro previsti in caso di matrimonio.

La bozza presentata ai sindacati prevede comunque anche altre innovazioni: una di queste è la possibilità di cedere le ferie a un altro dipendente che abbia necessità familiari o di salute. In particolare si può cedere la parte eccedente delle quattro settimane di ferie di cui ogni lavoratore deve fruire. Una cessione che deve avvenire su base volontaria e a titolo gratuito. Lo stesso vale per la possibilità di ‘spacchettare’ in ore, oggi sono riconosciuti in giorni (nel limite di 3) i permessi come quelli per motivi familiari o personali (per un totale di 18 ore). Discorso simile anche per i permessi ad hoc per visite specialistiche o esami diagnostici che diventano su base giornaliera per un massimo di 18 ore durante l’anno.

Fanno parte del tetto ore anche”i tempi di percorrenza da e per la sede dell’ufficio”. I permessi, anche ai fini retributivi, corrispondono allo stesso regime delle ferie per malattia. In un altro punto della bozza di rinnovo contrattuale per gli statali proposta, viene precisato che i permessi previsti dalla legge 104 del 1992 sulla disabilità vadano inseriti in una “programmazione mensile” e in caso di “documentata necessità” la domanda possa anche essere “presentata nelle 24 ore precedenti”. In ogni caso, si specifica, la richiesta di permesso non può arrivare “oltre l’inizio dell’orario di lavoro”.

Le tutele previste per le terapie salvavita in fatto di assenze – viene ancora previsto – (retribuzione piena ed esclusione dal periodo di tolleranza dopo il quale termina il rapporto di lavoro) vengono estese anche ai “giorni di assenza dovuti agli effetti collaterali” di questi trattamenti. “Le ferie sono sospese da malattie adeguatamente e debitamente documentate che si siano protratte per più di tre giorni o abbiamo dato luogo a ricovero ospedaliero”.

Si tratta di punti, come detto, che rientrano in una prima bozza al momento in trattativa. Se dunque sui punti si riuscirà a trovare un accordo con i sindacati si procederà poi con il testo definitivo.

Fonte: IL GIORNALE D’ITALIA