In Corea del Nord sanno cos’hanno fatto gli USA in Iraq e Libia

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Corea del Nord tra aperture e nuove minacce

  • di Cristina Di Giorgi

Mosca: ‘Spezzare la spirale di tensione con garanzie reciproche’. Ma da Washington soffiano venti di guerra

Mancano ormai pochi giorni all’inizio delle Olimpiadi Invernali ci PeyongChang, che al di là dello sport rappresentano come è noto un’occasione di particolare rilevanza quanto agli sviluppi della situazione nella Penisla coreana. Il Nord, infatti, parteciperà ai Giochi con una propria delegazione e tale apertura si auspica possa rappresentare un possibile inizio di ulteriori trattative finalizzate alla distensione dei rapporti tra le due Coree.

Resta però il problema dei programmi nucleari e missilistici di Pyongyang, che il regime di Kim Jong-un non sembra affatto intenzionato (come il mondo intero vorrebbe) ad abbandonare. Sulla questione rileva la posizione espressa nelle scorse ore dal presidente della commissione Esteri del Consiglio della Federazione russa, che parlando con i giornalisti ai margini della sua visita in Giappone – riferisce sputniknews – ha dichiarato: “è molto probabile che i test della Corea del Nord continueranno fino a quando sussisterà il rischio di ingerenza negli affari interni di Pyongyang”, con relativi “tentativi di cambiare il regime dall’esterno”.

Konstantin Kosachev ha quindi sottolineato come tale metodologia d’azione è “uno degli strumenti di politica estera più utilizzati dagli Stati Uniti. In Corea del Nord” lo sanno, avendo “osservato attentamente quanto avvenuto” per esempio “in Iraq e in Libia. E hanno tratto le loro conclusioni”. Il senatore di Mosca ha quindi osservato che “rompere questa spirale è possibile solo attraverso garanzie reciproche”. Ovvero “la rinuncia al programma nucleare in cambio dell’abbandono dei tentativi di interferire negli affari interni” nordcoreani “e la garanzia del rispetto della sovranità” di Pyongyang. Senza il verificarsi di tali condizioni, la situazione degenererà.

Quanto, infine, alle posizioni rispettivamente espresse sulla questione nordcoreana da Russia e Giappone, Kosachev ha rilevato che ci sono differenze, che non sono strategiche ma tattiche: Tokyo è infatti schierata sulla linea statunitense che intende esercitare una sempre maggiore pressione sulla Corea del Nord, mentre Mosca (e Pechino) ritengono sia necessario un “duplice approccio”, che oltre alla suddetta pressione comprenda una de-escalation militare nell’intera regione. “In questo contesto – ha detto il senatore – sarebbe opportuno ridiscutere dei piani del Giappone sullo schieramento del sistema di difesa anti-missile Aegis Ashore”, che “a nostro avviso provoca ulteriori preoccupazioni in Corea del Nord”.

Ed a proposito di Washington, qui risulta maggioritaria la convinzione che l’unico modo per risolvere la questione è la minaccia di una guerra (o il verificarsi della stessa). Negli Usa infatti si guarda con diffidenza ai recenti progressi diplomatici e sembra non si considerano rilevanti l’assenza di nuovi test e l’intenzione della comunità internazionale tutta di far procedere la diplomazia prima delle armi. Intutto questo – sottolinea Lorenzo Vita su Gli occhi della guerra – appare particolarmente degno di nota quanto dichiarato recentemente dal generale dei marines Robert Neller nel corso di un incontro al Centro per gli studi strategici e internazionali di Washington. Secondo l’alto ufficiale, infatti, l’esercito degli Stati Uniti deve prepararsi ad un confronto durissimo e particolarmente violento, che non sarà soltanto un insieme di raid aerei e missili lanciai da postazioni lontane ma “una lotta molto energica, fisica e violenta su un terreno davvero molto duro”.

A conferma di tali allarmistiche affermazioni, tra l’altro, arrivano notizie di continui addestramenti dei militari statunitensi: ne ha scritto il New York Times in un dettagliato reportage, in cui si fa riferimento al fatto che le truppe americane si stanno esercitando proprio per far fronte a scenari bellici simili a quelli che potrebbero aprirsi in Corea. Dove tra l’altro – ricorda ancora Vita – proprio durante le Olimpiadi invernali dovrebbero arrivare nuove forze speciali Usa: una mossa questa che potrebbe voler significare un monito nei confronti di Kim di evitare qualsiasi tipo di esercitazione o mossa durante i Giochi olimpici, ma potrebbe anche essere l’avvio di una nuova stagione di esercitazioni. Con conseguenze imprevedibili.

Fonte: IL GIORNALE D’ITALIA