Cosa succede al tuo bambino se lo lasci piangere? Ecco le risposte

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Quale genitore prima della nascita del proprio figlio non si dedica alla lettura di libri, articoli sul web, sul modo migliore di accogliere e crescere il bambino che sta per arrivare?
Eppure, nonostante l’approfondita preparazione teorica, nel momento in cui il bambino diventa “reale”, entra a far parte della loro vita, lo stringono tra le loro braccia sembra che tutte quelle informazioni sfuggano per dare sempre più spazio alle credenze popolari. Complice di questo parenti e amici che ad ogni lamento del bambino sembrano sapere cosa sia meglio per lui.

“Fallo piangere, si allargano i polmoni” Nonna docet.

Altri credono che pochi minuti di lacrime non faranno male al piccolo, anzi lo aiuteranno a ritrovare da solo calma e sonno.
Nessuno si chiede cosa succede realmente al bambino durante il pianto.

Un neonato, un lattante usa il pianto come prima forma di comunicazione, è la sua forma di linguaggio per dire: ho sete, ho fame, ho bisogno di essere cambiato, ho dolore, ho bisogno di essere rassicurato, ho bisogno di te mamma/papà.
I bambini soprattutto nei primi mesi di vita sono totalmente dipendenti da noi, non possiamo trascurare una loro richiesta.

Lasciar piangere un bambino può portare a conseguenze fisiche e psicologiche che potrebbero influenzarlo per tutta la vita. Se il suo richiamo non viene ascoltato il corpo viene inondato dagli ormoni dello stress e col tempo questo può danneggiare il sistema nervoso centrale. Possono risentirne anche la crescita e la capacità di apprendimento.
Attivano un sistema di allarme per proteggersi, come spiega anche il primario di medicina psicosomatica presso l’ospedale pediatrico dell’Università di Monaco, Karl Heinrich Brisch: “Apprendono molto presto ad attivare nel cervello un piano di emergenza, molto simili al riflesso di tanatosi osservato negli animali quando sono in pericolo di vita, che consiste nel simulare la morte”.

Il mancato intervento del genitore viene tradotto come : “Puoi piangere quanto vuoi, nessuno verrà ad aiutarti” e questo si traduce in futuri problemi affettivi, di ansia, di insonnia, problemi di dipendenze e sintomi depressivi.

Sono stati introdotti molti metodi, tra cui il metodo di attesa progressiva o “metodo 5-10-15” del dottor Richard Ferber, neurologo e pediatra dell’Università di Harvard che insegna ai genitori di aumentare i tempi di attesa prima di consolare i propri figli da un pianto, oppure il famoso metodo Estivill per la nanna che diceva: fatelo piangere fino a sfinimento, il bimbo ne trarrà beneficio, recuperando abitudine al sonno e autonomia. Tutti questi metodi non hanno alcuna validità pedagogica e sono dannosi sia per il bambino sia per il genitore.  i bambini piangono molto di più quando vengono ignorati.

Cosa consiglia la medicina? Tante coccole. Una ricerca svolta dall’Università di Notre-Dame, negli Stati Uniti ha scoperto che gli adulti che sono stati coccolati fin da piccoli hanno maggior successo nella vita, godono di ottima salute e sono più produttivi. Dunque, l’indicazione che si può dare ai genitori è di seguire l’istinto. E’ quello che li porta ad accorre alla culla appena il bebè comincia a strillare.