Creato il primo “embrione virtuale”: mostra l’inizio della vita

0
  • di Milena Castigli

“Quello che si farebbe in anni di lavoro con le tecniche tradizionali, oggi può essere fatto in un paio d’ore”

Pronto il primo embrione virtuale. Appartiene al moscerino della frutta (Drosophila melanogaster) ed è formato da 6.000 cellule. E’ uno strumento senza precedenti perché mostra in modo interattivo la localizzazione e la tempistica con cui si ‘accendono’ i geni durante lo sviluppo. Presentato sulla rivista Science dai ricercatori del Centro di medicina molecolare Max-Delbruck di Berlino, aiuterà a comprendere i processi molecolari che inducono cellule apparentemente identiche a prendere strade diverse per formare i vari organi e tessuti.

“organismo modello”

La Drosophila melanogaster è un “organismo modello”, ovvero uno degli organismi più studiati nella ricerca biologica, in particolare nella genetica e nella divulgazione biologica, per una serie di caratteristiche.

Innanzitutto, si tratta di un insetto piccolo e facile da allevare in laboratorio; ha un breve tempo di generazione (circa 2 settimane) e una elevata produttività (ogni singola femmina può deporre fino a 600 uova in 10 giorni); hanno solo 4 paia di cromosomi: 3 autosomi e 1 sessuale; i maschi non mostrano ricombinazioni genetiche, facilitando gli studi genetici; alcune tecniche di trasformazione genetica sono state disponibili dal 1987; infine, il sequenziamento del suo genoma è stato completato nel 1998.

Database interattivo

“L’embrione virtuale – afferma il ricercatore Nikolaus Rajewsky riportato da Ansa – è molto più di un semplice esercizio di mappatura delle cellule”. Si tratta infatti di un vero e proprio database interattivo, che permette ai biologi di focalizzarsi su uno specifico gene tra gli oltre 8.000 accesi in ciascuna cellula, per capire dove è espresso, a che livello, e quali altri geni sono attivi contemporaneamente nelle stesse cellule.

Invece di fare lunghi e laboriosi esperimenti per visualizzare questi aspetti, oggi i ricercatori possono farli in maniera virtuale, così da identificare nuovi elementi regolatori e addirittura farsi un’idea dei meccanismi biologici”, sottolinea Rajewsky. “Quello che si farebbe normalmente in anni di lavoro con le tecniche tradizionali, oggi può essere fatto in un paio d’ore”.

fonte: interris