E’ caccia agli “esopianeti”

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  • di Paolo Berti

Ormai è caccia agli “esopianeti”, cioè ai pianeti fuori del nostro sistema solare. Ne sono stati scoperti attualmente almeno 4000, e di questi una dozzina sarebbero idonei ad avere forme di vita. Parlo principalmente dei sette pianeti attorno alla stella Trappist, presentati dalla NASA il 22 febbraio 2017, dei quali tre sarebbero candidati ad ospitare la vita. Tutti e sette effettuano delle rivoluzioni attorno alla stella nana, che vanno progressivamente da un giorno e mezzo a dieci giorni, quindi niente stagioni; inoltre non ruotano su se stessi e quindi non c’è l’alternarsi del giorno e della notte; condizioni poco propense alla vita se non a quella di batteri. A ridimensionare le attese ci ha pensato il famoso matematico e astrofisico Stephen Hawking, che, sebbene sia ateo, fa parte per le sue capacità della Pontificia Accademia delle scienze. Hawking dice che sulla terra le prime forme di vita apparvero 500 milioni di anni dopo il raffreddamento della crosta della terra, un dato sorprendente, perché l’astrofisico ritiene che per tale fatto – abiogenetico per lui – sarebbero occorsi spazi di tentativi causali ben maggiori fino a ipotizzare 7 miliardi di anni.

Ora, già un dato del genere rende bassa la probabilità di trovare la vita in qualche esopianeta. Riguardo alla vita intelligente Hawking considera che sulla terra sono occorsi 3,5 miliardi di anni per arrivare all’intelligenza – ovvero all’uomo – e anche qui ciò che è accaduto è per lui sorprendente; tanto che trovare la vita intelligente in altre parti del cosmo è improbabile: “Potremmo aspettarci di trovare molte altre forme di vita nella galassia, ma è improbabile trovare vita intelligente”. Infatti se si sommano 7 miliardi per arrivare alle prime forme di vita, alla cifra, come minimo fortunatissima, di 3,5 miliardi di anni per arrivare alla vita intelligente, si hanno 10,5 miliardi di anni, esattamente l’intera vita del sole. (www.hawking.org.uk/life-in-the-universe.html). Le considerazioni di Hawking sono molto più oculate di quelle entusiastiche che si basano sulle enormi dimensioni dell’Universo per postulare l’esistenza di altri esseri intelligenti in altre parti del cosmo. Così pensò Nicolò Cusano nella sua opera “La dotta Ignoranza”, dove però, con dotta ignoranza, non affronta ciò che questo significherebbe per la Cristologia. Più entusiasta ancora è stato l’ex direttore della Specola vaticana, il gesuita padre George Coyne (7 gennaio del 2002, “Corriere della Sera”): “L’universo è tanto grande che sarebbe una follia dire che noi siamo l’eccezione”.

Il direttore della Specola

Il gesuita padre Guy Consolmagno, attuale direttore della Specola vaticana, amante fin dalla giovinezza della fantascienza, parte da un altro punto, non quantitativo, ma dalla glorificazione della potenza di Dio. (“Osservatore romano”, 24 febbraio 2017): “Non possiamo pensare che Dio sia così limitato da aver creato esseri intelligenti solo sulla Terra”. Come si vede dalla Specola vaticana vengono fuori affermazioni che vanno qualificate come personali, e non in nome della Chiesa. L’affermazione quantitativa può essere, subito, molto ridimensionata nella sua capacità emotiva se si considera che solo il 5% dell’universo è composto di materia visibile, il 20% di materia oscura (non visibile) e per il 75% di sostanza oscura, ovvero energia oscura, senza poter dire di che cosa si tratta. Se poi si considera che la stella nana Trappist fa parte del 70-80% delle stelle per le quali sono previsti esopianeti, e solo tre su sette – con condizionali – potrebbero essere candidati a forme di vita molto elementari, le possibilità si restringono. Anche circa l’esopianeta Kepler 452 B, presentato come candidato ad avere la vita (annuncio della NASA del 23 luglio 2015), si usa il condizionale. Infatti oltre ad avere una massa cinque volte maggiore della terra, ha – questo è il problema principale – una stella che irraggia il 10% in più del sole causando un effetto serra. A questo si aggiungono le nubi vulcaniche, perché il pianeta è vulcanicamente molto attivo. Si deve concludere che il biopiano dello spazio è molto al disotto di quello fornito dagli esopianeti.

Vita vegetale e animale

Circa la vita vegetale e animale in esopianeti nulla da eccepire. Sulla Terra prima che venisse l’uomo, c’erano piante, animali, e di essi si hanno ora solo fossili. Quindi Dio può benissimo avere creato vita animale e vegetale, anche in forme grandi come lo sono stati i dinosauri. Quando si parla di vita si può essere pienamente d’accordo, anzi; ma quando si parla di esseri intelligenti le cose cambiano radicalmente, perché un essere razionale non può che essere oggetto di un disegno d’amore di Dio, e questo disegno d’amore è Cristo. 

Tutte le cose sono state create per mezzo di Cristo e in vista di Cristo (Col 1,16), e Cristo secondo la carne, appartiene, per mezzo di donna, alla stirpe di Adamo. Pensare ad altri esseri razionali nel cosmo, che pur dovranno avere un corpo e un’anima, pone il dato immediato che essi formerebbero tante stirpi planetarie, per cui si avrebbe un poligenismo cosmico, che la Chiesa e la Scrittura non possono accettare minimamente, dal momento che non accetta quello pensato sulla terra. L’Incarnazione del Verbo appartiene a una stirpe, quella di Adamo, e le altre cosmiche, di conseguenza, vedrebbero l’Incarnazione come qualcosa di discriminante, e non di unificante.

Un documento antico

Ci domandiamo se c’è un documento della Chiesa su tale materia. La risposta è sì, ed è un documento assai poco conosciuto, ed è addirittura di un Papa, Zaccaria (pontefice dal 741 al 752). E’ una lettera scritta a Burchardus, vescovo di Würzburg. La lettera, (“Epistola XI ad Bonifacium”, Patrologiae Cursus Completus, Migne, PL: 89, 946-947), tratta di un presbitero che divulgava una dottrina perversa e iniqua: “De perversa autem et iniqua doctrina ejus, qui contra Deum et animam suam locutus est, si clarificatum fuerit ita eum confiteri, quod alius mundus, et alii homines sub terra sint, seu sol et luna”. “Riguardo poi la sua iniqua e perversa dottrina, poiché parla contro Dio e la sua anima, se sarà chiarita la sua posizione, cioè che esiste un altro mondo e che altri uomini siano agli antipodi della terra, o sul sole e sulla luna, tenuta una convocazione, caccialo dalla chiesa, privato dell’onore di sacerdote. Non di meno mossi anche noi, mandiamo al predetto Virgilio una lettera di convocazione, affinché una volta presentatosi e inquisito con dettagliata indagine, se sarà trovato nell’errore, sia condannato con canoniche sanzioni”. Papa Zaccaria vide bene come gli alii homines erano intesi come altre stirpi. Già Tito Lucrezio Caro, atomista epicureo, aveva chiamato le sue congetturate presenze intelligenti in altre terre del cosmo con il termine homines (“De Rerum Natura” Libro II): “Esse alios aliis terrarum in partibus orbis et varias hominum gentis et saecla ferarum”. Papa Zaccaria, saggio e sottile, nonché di vasta cultura, comprese bene che ne veniva compromessa la Cristologia.

Dotta ignoranza

Nicolò Cusano (1401 – 1464) trattando la cosa, come se esseri intelligenti ci fossero in altre parti dell’Universo (Cf. “La dotta ignoranza”, Lib. II, c.12, pag. 152 – 153; Ed. Citta Nuova, trad. Graziella Federici Vescovini, 2011), si fermò a dire che i terreni erano, come valore – non come forma – meglio degli altri esseri; e infatti disse: “Tuttavia non sembra che ci possa essere qualche natura più nobile e più perfetta della natura intellettuale che abita in questa terra come nella sua regione, anche se nelle altre stelle ci fossero abitanti che appartengono ad un altro genere”. Insomma Nicolò Cusano finì per essere un razzista spaziale. Se le dimensioni dell’Universo fanno dire a qualcuno che esistono in altre parti del cosmo altri esseri intelligenti, facendo una questione tra spazio e numero, basta ricorrere alla Scrittura per vedere che saremo in molti, anzi moltissimi. (Ap 7,9): “Dopo queste cose vidi: ecco una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua (…): ‹Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello›”. Mettiamoci pure gli angeli per avere sterminati numeri. (Ap 5,11): “E vidi, e udii voci di molti angeli attorno al trono e agli esseri viventi e agli anziani. Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia”.

Alieni e Rivelazione

Vari i tentativi di armonizzazione dell’idea di altre vite intelligenti con la Rivelazione. Vediamone alcune.
1) Sono come noi, ma non hanno peccato
Questa soluzione, che circolava negli anni 50/60, lega il mistero dell’Incarnazione alla salvezza degli uomini, ma non è possibile pensare che solo noi abbiamo peccato, e perciò dovrebbero esserci diverse storie della salvezza e noi saremmo i privilegianti avendo Cristo della stirpe di Adamo, per via di donna, mentre gli altri non l’avrebbero poiché di altre stirpi, di altri Adami. Ci vorrebbe un Cristo compendio di tutte le stirpi, ma questo non lo si ha: Cristo è della stirpe di Adamo, per via di donna; e Adamo che non è stato messo sulla terra, ma tratto dalla terra. Tale soluzione come si vede ha in sé la dottrina combattuta da papa Zaccaria. La soluzione che gli “altri come noi” non avrebbero peccato, sarebbe stata adottata da Padre Pio, ma ciò non è. Chi interloquì con padre Pio su questa cosa fu Cleonice Morcaldi, che un giorno gli disse: “Quando mi hanno detto che i pianeti sono abitati, la mia fede si è scossa”. Padre Pio rispose in maniera tranciante, e non riferendosi ad esseri razionali. “E che? Non vorresti che vi fossero altri esseri? Che l’onnipotenza di Dio si fosse limitata a questo nostro piccolo mondo” (Cleonice Morcaldi, “La mia vita vicino a padre Pio”, Ed. Dehoniane, Roma, 1997; pag 59). Questa è la formulazione autentica.

2) Ci sono state più incarnazioni
Per giustizia il Verbo avrebbe dovuto incarnarsi in più nature razionali nello spazio, altrimenti sarebbero rimaste fuori da lui. Più nature razionali perché non è pensabile a uguaglianza di forme, data la diversità dei pianeti. Questa soluzione è possibile in chiave di infinità di potenza divina perché la Persona assumente è infinita, e quindi potrebbe assumere altre nature razionali, come dice san Tommaso (Summa Teologica III, q. 3, aa. 6, 7). Tuttavia, non è per nulla accettabile, poiché nella manifestazione finale, il Verbo apparirebbe in più nature razionali, con più volti, con più storie (in una crocifisso, in un’altra no, ecc.). Ci sarebbe certamente una sola Persona in più nature razionali, ma sarebbe una bizzarria, e non ci sarebbe affatto un unico capo visibile e storico per tutti, e quindi unità (Cf. Ef 1,10).

3) C’è una sola incarnazione, ed essa ha valore inclusivo, per tutto il cosmo
Cristo anche se non ci fosse stato il peccato si sarebbe incarnato; tesi familiare alla teologia francescana e carmelitana, che nasce dalle parole di Paolo, che dicono che Adamo è figura di Cristo (Rm 5,12-14): infatti, non potevamo essere figli di Dio in Adamo, ma nel Figlio che “doveva venire”. Questa realtà dell’Incarnazione non legata al peccato verrebbe a interessare tutto l’universo, e quindi anche altri esseri razionali in altri pianeti. La missione salvifica di Cristo sarebbe poi localizzata in specifico sulla terra (idea improbabile in assoluto che solo i terrestri hanno peccato). Si oppone subito che Cristo, nato da donna, non può avere relazione di carne e sangue con ipotetici altri esseri di altri pianeti, e potersi nel contempo dire il Figlio dell’uomo, espressione che dà il senso profondo dell’Incarnazione. Cristo, allora, avrebbe dovuto assumere una natura razionale fuori dalla storia di ogni eventuale singola stirpe planetaria, senza alcuna terra, e coerentemente di materia cosmica, interstellare, per un significato più cosmologicamente unitivo. L’Incarnazione, in tale Cristo interplanetario, fallirebbe il suo essere di comunione, e l’unica cosa ragionevole sarebbero solo tanti avatar diversificati.

4) Le astronavi per l’evangelizzazione
E’ la soluzione fantascientifica. Il quotidiano “Il Giornale d’Italia” (19 luglio 1969) parlava di “missionari spaziali”, cioè di preti astronauti, e, dico io, certamente in comunione con il Papa, vescovo di Roma, e pronti a chiedere ai convertiti dello spazio comunione con il vescovo di Roma. Tali annunciatori spaziali in realtà porterebbero un messaggio che sarebbe del tutto esotico per la storia di stirpi razionali planetarie. E’ sulla linea di tali astrali prospettive che si colloca il libro di Guy Consolmagno: “Vuoi battezzare un extraterrestre?”; Crown Publishing Group, New York, 2014.

5) Gesù ce lo avrebbe detto
E’ la parola che ho udito da un anziano monaco Olivetano. Secondo lui, non poteva Gesù lasciarci nelle secche di questo problema dal momento che lui è il fine di tutto, e ce lo ha detto (Mt 11,27): “Tutto è stato dato a me dal Padre mio”; (Mt 28,18): “A me è stato dato ogni potere in cielo e in terra”. Tacere sarebbe come dirci: “Non sapete e non è necessario che sappiate”, non quietando, così, ma accendendo un tormento mentale. Gesù, per chi volesse utilizzare le sue parole per le sue idee astrali, ci avrebbe detto, alla fin fine: “Ci sono, ma non ve lo dico”; proprio da alienazione mentale.

Gli UFO

Riguardo agli UFO, gli scienziati scettici vorrebbero documenti certi, desiderandoli: un pezzetto di materiale di astronave, un indumento per vederne tracce di DNA, materiali esotici, dalle proprietà incognite, poiché le foto, i filmati (basta avere un po’ di conoscenza di programmi di animazione per ottenere un UFO in movimento: https://www.ufoofinterest.org/2015/06/30/chi-si-nasconde-dietro-l-ultimo-video-dei-tre-ufo-filmati-dalla-iss/), le impronte a terra degli atterraggi, sono confezionabili, come pure lo sono le narrazioni di oscure presenze aliene, o sequestri, ancora più oscuri, di persone da parte di alieni. Ci sono gli scienziati non scettici, aderenti all’ufologia, che sono condizionati dalle loro convinzioni. Ci sono i “contattisti”, che dicono di avere contatti ravvicinati con E.T. Questi ultimi non possono essere considerati credibili, e del resto hanno una forte virulenza contro la Chiesa, tanto che è stato detto che sono in qualche modo e in qualche misura, eredi dello spiritismo. La conclusione comunemente accettata dagli esperti dice che la maggioranza degli avvistamenti UFO (Unidentified Flying Objects, cioè oggetti volanti non identificati, oggi ormai sinonimo di ET) (90-95%) porta a fatti noti (aerei, palloni sonda, fulmini globulari, nubi di gas, rifrazioni naturali, effetti ottici), una piccola frazione è riconducibile a test segreti di superpotenze, e un’altra piccola frazione (ca.1,6%) a falsificazioni, ed è qui, in questa frazione, che, per noi credenti, va pensata una sottofrazione data dagli inganni del demonio.

fonte: interris