Ebrei scappano dalla Francia ma i nuovi antisemiti non sono i neonazisti

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«Gli ebrei hanno paura e scappano dalla Francia per colpa dei musulmani radicali» – di Leone Grotti

Gli attacchi antisemiti sono cresciuti del 69% e un giovane su cinque non sa che cosa sia l’Olocausto.

La denuncia del funzionario governativo Frédéric Potier: «Il nuovo antisemitismo è opera dell’islam radicale»

Sono spaventata per mio figlio. Non so se avrà un futuro qui». Myriam stringe in braccio il suo figlio appena nato e parla alla Cnn di una paura che non dovrebbe esserci.

Può nel 2018 una ragazza ebraica residente in Europa temere per l’avvenire della sua famiglia a causa «dell’antisemitismo»?

Sì, perché Miryam vive con il marito in un sobborgo di Parigi e dal 2000 già 55 mila ebrei hanno lasciato la Francia per tornare in Israele.

Cresce l’antisemitismo. A inizio mese il premier francese Édouard Philippe ha diffuso su Facebook l’inquietante rapporto sul numero degli atti antisemiti avvenuti in Francia nei primi nove mesi del 2018 e cresciuti del 69 per cento rispetto al 2017.

Secondo un sondaggio condotto a inizio settimana dalla Cnn, inoltre, un francese su cinque tra i 18 e i 34 anni non ha mai sentito parlare dell’Olocausto.

Ebrei ed Olocausto, una storia difficile da insegnare

«Sono davvero sorpreso, è un numero pazzesco per il nostro paese», ha commentato Frédéric Potier, incaricato dal governo di Emmanuel Macron di supervisionare il piano per combattere l’antisemitismo.

«Del resto sappiamo di avere problemi. Alcuni professori hanno difficoltà a insegnare l’Olocausto a scuola».

Il motivo di questa difficoltà, soprattutto nelle aree più periferiche e segnate dall’immigrazione, è dovuta all’alta presenza nelle scuole di studenti musulmani.

Come testimoniato a Tempi da Bernard Ravet, direttore per tre anni di tre collège pubblici nelle banlieue di Marsiglia e autore del libro Principal de collège ou imam de la République?, «l’antisemitismo nelle scuole è all’ordine del giorno: commenti come “gli ebrei si sono meritati la Shoah” o “Hitler ha fatto bene” sono ricorrenti. Una volta ho rifiutato l’iscrizione a un bambino ebraico per timore che non uscisse vivo dalla scuola».

«Fanno bene ad essere spaventati». Dal massacro di Mohamed Merah alla strage dell’Hyper Cacher, dall’assassinio nel 2017 di Sarah Alimi a quello nel 2018 di Mireille Knoll, i casi eclatanti di antisemitismo sono tanti in Francia. Per questo molti ebrei scelgono di andarsene.

Così un quartiere parigino come Aulnay-sous-Bois, un tempo abitato da molte famiglie ebraiche, ora si sta svuotando.

E secondo Malika, musulmana residente del quartiere, «fanno bene a essere spaventati» perché molti musulmani vogliono vendicarsi sugli ebrei di quanto avviene tra Israele e Gaza.

Come dichiarato da Yonathan Arfi, presidente del Crif, che riunisce le comunità ebraiche francesi, «dal 2000 abbiamo subito diverse centinaia di attacchi.

Ma prima si trattava di scritte offensive sui muri, ora siamo passati all’assassinio di persone e al terrorismo. La natura dell’antisemitismo è cambiata in modo drammatico.

Molti giovani si identificano con i palestinesi e considerano gli ebrei francesi colpevoli per quello che accade in Medio Oriente».

Musulmani radicali

Secondo il funzionario governativo Potier, «il nuovo antisemitismo è opera dei musulmani radicali, che usano i vecchi messaggi che lanciava anche l’estrema destra in passato».

Hakim El Karoui, che lavora all’Institut Montaigne ed è stato consigliere del governo sull’antisemitismo, è «preoccupato della fuga degli ebrei da dipartimenti come Seine-Saint-Denis.

La situazione si sta deteriorando. La comunità musulmana dovrebbe gridare forte che l’antisemitismo è inaccettabile, ma c’è invece molta omertà».

Anche per Myriam, la giovane mamma di Parigi, «la prima priorità è di riconoscere qual è il problema. E il cuore del problema è l’islam radicale: bisogna dirlo, bisogna dare un nome alle cose. Solo dopo si potrà mettere in atto un piano educativo per cambiare la situazione: il governo francese si sta impegnando, ma non sta facendo abbastanza». Fonte: Tempi

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