La rinuncia in funzione del prossimo: embraco è innanzitutto una questione di uomini

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La rinuncia in funzione del prossimo: embraco è innanzitutto una questione di uomini

  • di Pietro Di Martino

Delocalizzare per tagliare i costi ed usufruire di condizioni fiscali più convenienti: comprensibile? Considerando la pressione fiscale per chi sceglie di fare impresa in Italia … beh, forse si.

C’è un però. Nel 99,9% dei casi chi sceglie di trasferire la propria azienda all’estero non è una piccola o media impresa ma una grande multinazionale. Del resto, diventa difficile per un piccolo imprenditore trovare fondi e trasferirsi altrove. Proviamo ad immaginare un artigiano oltre i 40 anni, magari con figli. Nuovi investimenti, licenziamenti, gli affetti, la famiglia. Non è affatto semplice.

Quindi? Cosa fare se la tua azienda non è più in crescita? Se non è più sostenibile e non hai la forza di delocalizzare? Il più delle volte sei costretto a chiudere, qualcuno finisce in mano agli usurai e purtroppo, molti decidono di suicidarsi (più di 750 morti dal 2012 ad oggi).

La piccola e media impresa.

Un dato è certo, il motore di questo Paese sono loro: la piccola e media impresa. Quelli che lavorano ogni giorno con il socio occulto: lo Stato! La mattina ti alzi, vai a lavoro e già sai che più del 50% non spetta a te. Non è gratificante, soprattutto, non è giusto. Se stai male poi, chi ti sostituisce? L’operaio di turno? Direi di no. I contributi te li paghi da solo e le ferie non sai nemmeno cosa siano. Tredicesima, quattordicesima … di cosa stiamo parlando? Il venerdì sono in tanti a “staccare la spina” e lo fanno per davvero, anche con la testa. L’imprenditore no! Non riesce, non stacca mai, domenica compresa. E la notte? La notte si dorme poco, perchè bisogna pensare a cosa inventarsi per portare il pane a casa. Non hai un cartellino da timbrare, vero, tanto meno un padrone, ma devi contare solo su te stesso, questo è certo.

Persone perbene.

Molti di questi imprenditori hanno rinunciato al proprio stipendio, per mantenere quei pochi operai rimasti, altri, hanno rischiato la galera perchè “evasori”, scegliendo di pagare i dipendenti prima dello Stato. Persone perbene, che non possono delocalizzare, che rinunciano al proprio benessere per garantire la sopravvivenza dei loro dipendenti e, in molti casi, dei loro figli.

La rinuncia in funzione del prossimo

Stabilito che, mentre per un piccolo imprenditore è praticamente impossibile trasferirsi, le grandi multinazionali delocalizzano, spesso e traendone grossi vantaggi fiscali. E’ il libero mercato, la globalizzazione economica, oggi sfrutto te, domani l’altro. E il punto è proprio questo: grandi aziende con persone avide di denaro. Non gli basta mai! Devono mantenere la loro villa, la seconda o terza casa, curare lo yatch prima del rimessaggio, dare qualche mancetta all’escort di turno, girare in ferrari e mantenere la famiglia sempre al di sopra delle possibilità, dell’uomo comune, s’intende.Insomma, fare la bella vita!

Poco importa se mandi in strada 500 famiglie, la famiglia che conta è solo la tua, non quella degli altri. E poi, come direbbe il manager da 200mila euro al mese: “in uno Stato dove ci si preoccupa di fascismo, ti pare che vengono a manifestare proprio sotto il mio ufficio?” Come dargli torto, almeno in questo.

Se vogliamo davvero cambiare le cose, dobbiamo educare le persone. Insegnare loro che rinunciare per aiutare il prossimo non è sbagliato, nemmeno un dovere ma è sicuramente la cosa giusta da fare, per noi e per i nostri figli. E’ innanzitutto, una questione di uomini.