Emma Bonino come Riina?

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  • di Lucandrea Massaro

Facile da dire, ci si scarica la coscienza, ma poi resta tutto com’è. No per comunicare sul web ci vuole contezza ma soprattutto molta misericordia

A porsi questa scomoda domanda, cioè se le vittime di Mafia meritino maggiore attenzione di quelle dell’aborto, è un prete bolognese, don Francesci Pieri, che dopo il gran circo mediatico che ha accompagnato la morte di Riina ha scritto un post molto tagliente:

Circa 48 ore dopo Emma Bonino, oggetto del messaggio del sacerdote, ha voluto commentare così:

Secondo noi un errore in questa comunicazione c’è, esiste, vale a dire l’idea di dire che esistono morti di serie A e morti di serie B. Questo schema è tutto tranne che evangelica e soprattutto stabilisce – di nuovo! – una divisione insensata per chi volesse provare a rompere con lo schema mediatico dominante. Ma perché questo scivolone?

Probabilmente perché il web tira fuori il peggio di noi. C’entra forse l’anonimato e il senso di impunità, il fatto che la comunicazione non avvenga tra persone che si guardano negli occhi oppure perché amiamo stupire e scandalizzare per godere, narcisisticamente, dell’effetto di quelle parole. Non lo so. Quello che so è che adesso si fa quadrato ognuno attorno ai propri “santini”: tifosi del sacerdote che la spara alta (quale cattolico potrebbe essere in disaccordo?) e tifosi della sacerdotessa dei diritti civili che la butta in tribuna.

La questione dell’aborto è un tema ancora molto sentito (fortunatamente) la cui percezione sta cambiando con le nuove generazioni, ma è anche un tema scottante che va preso con cautela anche da chi credesse che è il peggiore dei peccati e il più terribile dei crimini. Se ci si accosta con amore a chi ha abortito come si pensa di poterne guarire la ferita? Chi mai, punto su un tasto così dolente, non si chiuderebbe a riccio? Ecco che quello di don Pieri da errore di comunicazione rischia di diventare errore pastorale. C’è davvero bisogno di attaccare la Bonino? C’è davvero qualcuno che non la conosce? Che non sa per cosa si è battuta e si batte?

Eppure la Bonino è anche quella dei diritti dei detenuti, del giusto processo, della responsabilità civile dei giudici, della libertà di parola per tutti, certamente su di lei il giudizio dell’opinione pubblica cattolica pesa (giustamente!) e peserà, come pesò quando provò qualche anno fa a vincere le elezioni regionali nel Lazio e perse contro una semisconosciuta Renata Polverini. All’epoca il cattolicesimo romano “tradì” il centrosinistra per non tradire se stesso, è cosa abbastanza nota (se lo ricordino alle prossime elezioni parlamentari del 2018) in alcuni ambienti. Ma più ancora peserà quando dovrà “incontrare” l’unica opinione che conta, quella di Dio. E allora di cos’altro ci dobbiamo occupare?

Fonte: Aleteia

  • Walter

    La Bonino si è battuta per i diritti civili ma qualificare l’aborto come diritto civile è secondo me una gravissima forzatura. Non si possono avere diritti sulla vita altrui, tantomeno sulla vita dei propri figli. Dalla approvazione della legge sull’aborto sono più di 6.000.000 i bimbi uccisi in Italia prima della nascita. Un vero e proprio olocausto di cui non si parla.