Esami prevaccinali? La ASL dice no

0
doctor examining a child in a hospital
  • di Chiara Comini

È scattata la denuncia per la Asl Toscana Centro, dopo la dubbia risposta data a due genitori riguardo la richiesta di esami prevaccinali per il proprio figlio.
La famiglia aveva presentato istanza circa un mese fa, appellandosi al diritto sancito dalla legge 210/92 , nel cui articolo 7 “ai fini della prevenzione delle complicanze causate da vaccinazioni, le unità sanitarie locali predispongono e attuano” una corretta informazione su “possibili rischi e complicanze” e sui “metodi di prevenzione”.
Un NO categorico la risposta della Asl, sottoscritto dal Direttore Generale Emanuele Gori, con la motivazione che “non esiste alcuna evidenza scientifica sulla utilità della esecuzione di esami ematochimici e strumentali prima delle vaccinazioni”.
I genitori si sono immediatamente rivolti al Codacons, che è intervenuto presentando un esposto in Procura e all’ordine dei medici.
Questa la dichiarazione rilasciata al Tirreno: “Abbiamo deciso di presentare un esposto alla Procura di Prato e all’Ordine dei medici di Firenze, affinché accertino se il rifiuto della Asl sia legittimo e se il comportamento del Dirigente dell’ente sia deontologicamente corretto – afferma il presidente Carlo Rienzi – In un momento in cui è grande la preoccupazione dei genitori circa il tema delle vaccinazioni, crediamo sia doveroso accogliere le richieste di chi chiede esami prevaccinali, e sia scorretto affermare in modo assoluto che tali analisi siano del tutto inutili”.

Affermazione anomala, dato che la legge non solo attesta l’esistenza dei danni da vaccino, ma sottolinea anche l’importanza della prevenzione.

Accertamenti che dovrebbero essere fatti ogni volta che si vaccina, ma che invece spesso e volentieri vengono tralasciati, sono i seguenti:
una anamnesi del bambino, valutando lo stato di salute;, come è avvenuto il parto, eventuali problemi neurologici, respiratori, allergie o intolleranze, la storia familiare.

Quando gli operatori dicono che potrebbe insorgere febbre o eritema ed è “normale”, non sono precisi. Queste sarebbero già da considerarsi lievi reazioni avverse.
Il paracetamolo, che suggeriscono si prendere se viene la febbre, sarebbe da somministrarsi sotto il controllo diretto del medico curante e non con il “fai-da-te”.
Dopo la vaccinazione il paziente dovrebbe trattenersi in loco almeno 30 minuti, per poter trattare un eventuale shock anafilattico.

Nessuno avvisa, per tutelare soprattutto gli immunodepressi e le donne in stato interessante, che dopo la somministrazione di un vaccino a virus vivo attenuato, il paziente dovrebbe tenersi alla larga dalle suddette persone per un periodo di almeno 6 settimane. Il rischio è, appunto, di contagiare altre persone con uno dei virus presenti nel vaccino.

Prima del trattamento, inoltre, le asl dovrebbero essere fornire le informazioni adeguate su rischi e benefici.

Al paziente dovrebbero essere consegnati bugiardino e scatola segnalante lotto di produzione.

Infine, accade spesso che gli operatori non informino i genitori su quali siano i vaccini obbligatori e facoltativi, inoculando tutti indistintamente. Da una parte perché i quattro vaccini obbligatori fino ad oggi erano forniti esclusivamente nel vaccino esavalente (comprensivo anche dei due facoltativi per Haemophilus di tipo B e per la pertosse), dall’altra perché in pochi si spendevano a spiegare che vaccini come anti-Rota Virus o anti-Pneumococco non sono dovuti, o comunque possono essere fatti anche in momenti diversi e non somministrati contemporaneamente ad altri.