Famiglia presa ancora in giro

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  • di Igor Traboni

Conferenza nazionale a vuoto, si pensa solo alle nozze gay. E i soldi vanno tutti alle amiche banche

Una grande occasione gettata al vento. Ecco la sintesi della due giorni romana della Conferenza sulla famiglia: un appuntamento storico, visto che non si teneva da 7 anni, per cercare di invertire la rotta sul sistema-famiglia, vero motore dell’Italia, sull’economia (spesso la sopravvivenza) di tanti nuclei, su una denatalità da far spavento, su un fisco che si prende i pochi guadagni di un operaio o di un impiegato.

E invece anche questo governo-fotocopia, come i precedenti Monti-Letta-Renzi, ha preso in giro le famiglie.  Il premier Gentiloni ha fatto il compitino, abbindolando la platea con una serie di luoghi comuni, ancora una volta più preoccupato che il mentore Renzi potesse sgridarlo rispetto alla possibilità di lasciare un’impronta tutta sua.

La signora Laura Boldrini, poi, ha fatto di peggio, con il solito spot a favore dei matrimoni gay, ripetendo che “per me famiglie si declina al plurale”. E il singolare di milioni di uomini e donne che non ce la fanno ad andare avanti con 2-3 figli o che un figlio non possono neanche permetterselo? Boh.

Quindi, la chiusura affidata al ministro Padoan: vuoi vedere – era l’illusione della vigilia –  che dopo 80 euro lordi di mancetta elettorale, bonus a studenti e insegnanti, tira fuori qualcosa pure per le famiglie, magari una riduzione delle tasse? Macché, il mantra è stato il solito: bambole, non c’è una lira. Sottotitolo: ma cosa volete, padri e madri, che ci si preoccupi di voi quando abbiamo le amiche banche da sostenere?

Maria Elena Boschi (tranquilli, la galleria degli orrori e degli errori finisce qui) ha toccato lo stesso punto: le risorse disponibili nella legge di Bilancio non ci sono, facendosi poi lo spot elettorale: “Cercheremo di trovarle nella prossima legislatura”. Ma se davvero un padre o una madre di famiglia, che tirano la carretta tutto il giorno, dovessero andar di matto e dare il voto a Boschi e compagnia, altro che battaglia sulla famiglia: bisognerebbe cominciarne un’altra per la riapertura dei manicomi.

fonte: ilgiornaleditalia