Gay Pride 2018: ecco tutti i comuni che stanno dicendo no

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I Comuni virtuosi che negano il patrocinio al Gay Pride 2018 – «Lurido carnevale».

Così lo definì Giovanni Testori, grande intellettuale (dichiaratamente gay). Per il regista Franco Zeffirelli, anch’egli omosessuale, si tratta invece di «esibizioni veramente oscene».

Parliamo del Gay Pride, la noiosa sagra dell’arcobaleno fintamente felice, che genera lacerazioni sociali ovunque si svolga ed è avversato, sopratutto, dalle stesse persone omosessuali.

Il motivo è spiegato da Sandro Mangano, presidente dei “gay liberali italiani” (GayLib): «Essere omosessuale non vuol dire essere un pagliaccio.

Sono contro le carnelavate. Pride significa orgoglio, e penso e con me molti altri, che c’è ben poco da essere orgogliosi in una giornata di sfilate alla brasiliana. Cosa si trasmette? Nulla. Anzi si alimentano critiche». E, stereotipi.

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Anche per questo sono sempre più numerosi i sindaci italiani, di destra o di sinistra, che rifiutano di concedere sostegni ufficiali e patrocini all’OndaPride.

Genova, il sindaco Marco Bucci (centrodestra) ha negato quest’anno per la prima volta il sostegno comunale al Gay Pride, concedendolo solo ad «iniziative non divisive per la cittadinanza o comunque non offensive».

In linea con il Comune, anche la Regione Liguria ha negato il patrocinio poiché «evento non in linea con le nostre politiche sulla famiglia», come affermato il governatore Giovanni Toti (Forza Italia).

Anche la Regione Lombardia, attraverso il governatore Attilio Fontana (Lega), ha confermato la sua estraneità all’evento, preferendo sostenere il Family Day poiché «tutti riconoscono il valore della famiglia. E’ nella Costituzione ed uno dei fondamenti della nostra civiltà».

Il Comune di Perugia è in rotta di collisione con l’associazionismo Lgbt locale, sopratutto in conseguenza di una locandina blasfema realizzata da Omphalos.

«Un grave episodio che non può essere banalizzato, in quanto come è dovuto il rispetto per le persone indipendentemente dall’orientamento sessuale, parimenti è dovuto il rispetto per il loro credo religioso»ha spiegato l’assessore Francesco Calabrese (Forza Italia).

«E’ per queste ragioni che si è deciso di non patrocinare altri eventi di Omphalos, ossia per mettere la città al riparo da iniziative volutamente provocatorie ed offensive del credo di molti».

Trento, il presidente della Provincia, Ugo Rossi (centrosinistra/PD), ha definito il Gay Pride «una parata folkloristica ed esibizionistica che non dà un contributo alla società trentina», negando il patrocinio al Dolomiti Pride.

Le stesse parole sono state utilizzate anche dal sindaco di Novara, Alessandro Canelli (Lega), mentre rifiutava il patrocinio e la collaborazione economica al Novara Pride: «una manifestazione di tipo simbolico-folkloristico che non può apportare il giusto contributo alla crescita e alla consapevolezza su problemi di questo tipo».

Stesso discorso a Rovereto, dove il sindaco Francesco Valduga (lista civica) ha dichiarato di nutrire perplessità quando «si nega l’esistenza della famiglia tradizionale, sulle modalità con le quali viene argomentato il tema delle adozioni e della paternità e maternità nelle coppie omogenitoriali».

Ancora non si hanno notizie di Firenze, il sindaco Dario Nardella (PD) aveva infatti negato il sostegno comunale al Gay Pride per il 2016 e il 2017.

Se qualche anno fa il leader di Forza Italia sosteneva che la rivendicazione Lgbt è «una battaglia che in un paese moderno e democratico dovrebbe essere un impegno di tutti», oggi il Corriere della Sera è preoccupato ed osserva che «le argomentazioni di chi nega i patrocini ai Gay pride del 2018 sono probabilmente la spia di una nuova stagione».

Certamente più sana e moderna, checché ne dicano Berlusconi&Pascale. Fonte UCCR