Giornalista reporter accusato di essere fascista cacciato dall’università “rossa”

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Sebastiano Caputo è nato a Roma il 22/02/1992. Reporter autodidatta è pubblicista dal 2013. In passato ha scritto per i quotidiani “Rinascita” e “La voce Ribelle” di Massimo Fini. A oggi collabora con le testate “Il Giornale”, “Treccani”, “La Verità” e “Tempi”, nonchè con l’agenzia fotografica Witness Image, per cui scrive i testi. E’ ideatore delle riviste periodiche online “Contrasti” e “L’Intellettuale Dissidente”, di cui è direttore. E’ autore dei saggi Pensiero in rivolta (Barbera Editore) e Alle porte di Damasco. Viaggio nella Siria che resiste (Circolo Proudhon Edizioni). Studioso di arabo, ha viaggiato in Turchia, Iran, Siria, Libano, Palestina, Iraq, Marocco, Tunisia, Pakistan, Russia.

Ecco il racconto dei fatti riportati dal giornalista sul suo profilo facebook.

Una giornata surreale. Ero stato invitato da un’associazione studentesca per intervenire sul tema della guerra in Siria all’università di Bologna. Improvvisamente, stamattina, diversi collettivi hanno alzato le barricate occupando l’aula in cui doveva svolgersi la conferenza convincendo alla fine il Rettore ad annullare l’incontro. L’argomento di questi individui? “Se si deve parlare di Siria si deve parlare della rivoluzione in Rojava”.

Arrivato a Bologna ho chiesto agli organizzatori di accompagnarmi fuori dall’università per vedere coi miei occhi questi “squadristi della subcultura” col rischio di farmi linciare, io, un giornalista sottopagato che fa con passione un mestiere in via d’estinzione, quello del reporter in zone poco raccomandabili, accusato di essere un sostenitore del “fascista” Bashar al Assad.

Dopo essere stato ad Aleppo nel momento più caldo della guerra, coi cecchini disseminati in tutta la città e i bombardamenti a pochi metri di distanza, posso avere paura di giovanotti che non hanno mai lavorato un giorno della loro vita? Piccoli occidentalisti borghesi, a differenza vostra che impedite il dibattito, vi rispondo con gli argomenti di chi è stato davvero in quei luoghi senza farne una battaglia ideologica (con categorie politiche occidentali!). 1. Il partito comunista siriano è alleato con Assad, io ho intervistato il segretario a Damasco, mentre tu sventolavi bandiere con la falce e il martello fuori dall’università. 2. In alcune zone l’esercito siriano collabora con i combattenti curdi contro i gruppi jihadisti. 3. Il Rojava, che idealizzi esoticamente ma non sai che è conteso da diversi clan, non vuole essere indipendente bensì una regione autonoma all’interno della nazione siriana. 4. Per non parlare delle basi americane sul territorio costruite dopo lo scoppio della guerra.

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Ps: abbiamo fatto lo stesso il nostro incontro in una sala trovata all’ultimo ed eravamo una quarantina. Tutte persone curiose, educate e appassionate. Tre caratteristiche rivoluzionarie in questa epoca di arroganti e narcisisti.