Giovani, italiani e rincoglioniti

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  • di Guido Rossi

Studi recenti rilevano virgulti italiani sempre più aperti alla globalizzazione e disinteressati della politica. Intanto la Boldrini fa il gioco dei Big del web per controllare l’informazione giovanile

Credono profondamente nell’Unione europea e nella globalizzazione, hanno una grande fiducia in internet e un irrequieto bisogno di fare carriera. Ancora, rifuggono dagli “orrori” della politica e della religione, non prendendo parte attiva alla Res pubblica rintanandosi nel nido familiare. E’ il ritratto dei giovani italiani dipinto da un sondaggio di Demos-coop approfondito da “La Repubblica”-, un quadro a tinte fosche di un futuro popolo di rincoglionitiprivi di attributi e incapaci di spirito critico e d’osservazione, pronti a bersi ogni cosa che le fonti “certificate” siano pronte a servir loro.

Sempre dei giorni scorsi è poi la notizia del nuovo progetto del governomade in Laura Boldrini, di insegnare a questi giovani rammolliti del liceo e ancor più giovani delle medie a diventare “cacciatori di bufale”, dei “detective” digitali indottrinati per scovare notizie potenzialmente “false”, dove per false deve evidentemente intendersi – traduciamo noi – “tutto ciò che risulta particolarmente sgradito all’esecutivo e ai suoi rappresentanti”. Per giustificare la sua missione la presidentA della Camera cita, intervistata sempre da La Repubblica, una ricerca dell’università di Stanford secondo cui gli studenti “sono spesso incapaci a distinguere una notizia da una pubblicità”. Stanford. La stessa università che si trova nella Sillicon Valley, che ha “partorito” i fondatori delle principali aziende informatiche, tra cui Larry Page di Google; la medesima, privata, che è sovvenzionata con fiumi di denaro di società altrettanto private (i cui interessi, guarda un po’, saranno sempre privati), da ultimo 400 milioni di dollari della Nike.

“Sono stati proprio i famosi debunker italiani a aiutarci a scriverlo, elaborando i contributi giunti da Miur, Confindustria, Rai, Facebook e Google”, ha commentato ancora la Boldrini facendo riferimento al suo piano antibufale, per poi aggiungere a mani alzate: “Ma lo scopo è che i ragazzi imparino a difendersi da soli”. Non ne abbiamo dubbi. Si potrebbe pensare mai il contrario? In fondo Google – che è stata recentemente sanzionata dalla Ue con una maximulta da 2,5 miliardi di euro per abuso di posizione dominante – è parte disinteressata di questo progetto. A maggior ragione lo è Facebook, il cui fondatore Mark Zucherberg è stato direttamente chiamato in causa dalla presidentA per chiedere “che venga istituito anche in Italia un centro di controllo sui fenomeni di odio in rete”, perché “30 milioni di utenti in Italia meritano un investimento maggiore da parte dell’azienda”.

Zuckerberg. Quello che pochi mesi or sono ha pubblicato un “manifesto” delirante con cui invitava i suoi quasi 2 miliardi di utenti a “non pensare in termini di città o nazioni, ma come se fosse una comunità globale”, cosa che detta da un magnate a capo di una delle più rilevanti multinazionali mondiali suona, ancora una volta, certamente privo di conflitto di interessi, poiché egli vuole solo creare “una comunità informata, sicura e impegnata dal punto di vista civico”. Informata come decide lui, sicura per gli investimenti privati, e impegnata a difenderli.

Italia. La terra degli utili idioti, senza più le palle anche solo per rimorchiare una ragazza – e dare un vero futuro alla nazione – e ora neanche in grado di leggere una notizia. Italia, svegliati!

Fonte: L’INTELLETTUALE DISSIDENTE