Gli attacchi all’Italia che frena gli sbarchi

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  • di Gianandrea Gaiani

I flussi di migranti illegali rallentano, ma non si fermano mentre la stampa internazionale accusa Roma di aver bloccato le partenze di barconi e gommoni pagando bande criminali prima al soldo dei trafficanti. Negli ultimi giorni la guardia costiera di Tripoli ha fermato un migliaio di migranti illegali riportandoli in Libia: il portavoce della Marina Ayoub Qassem ha citato l’aiuto dell’Italia per intercettare le barche messe in mare dai trafficanti.

Nonostante l’impegno libico, le capacità della Guardia Costiera non sono ancora tali da controllare tutto lo spazio marittimo di competenza e in questo senso molto potrà fare il nuovo accordo con l’Italia per la fornitura di altre motovedette e l’addestramento di mille uomini. Le falle consentono ancora a gommini e barconi di passare e raggiungere le navi militari europee e quelle delle Ong che continuano a sbarcarli in Italia. Un approccio che Roma dovrebbe invece contrastare imponendo a chi raccoglie in mare i migranti di riconsegnarli alle autorità libiche.

Oltre 600 persone sono state sbarcate il 30 agosto in Sicilia da una nave militare tedesca della missione europea Eunavfor Med, e dalla nave Vos Hestia di Save the Children. Altri 265 migranti illegali sono arrivati il giorno successivo a bordo della nave Aquarius di Sos Mediterranèe, in partnership con Medici senza frontiere. Un migliaio di persone che hanno portato a circa 4 mila il numero di immigrati clandestini arrivati in Italia in agosto contro i 21 mila dello stese mese del 2016. Un successo che comincia a dare fastidio a molti a giudicare dalla campagna mediatica scatenata da due agenzie di stampa internazionali, Reuters e Associated Press, che con documentate inchieste accusano Roma di pagare un paio di milizie nella zona di Sabratha per fermare flussi che hanno portato in Italia 650 mila immigrati illegali dal 2013.

Le milizie “Brigata 48” e “al-Ammu”, già note per essere in combutta con i trafficanti, sono però già poste formalmente alle dipendenze del ministero della Difesa e di quello degli Interni del governo di al-Sarraj. Al-Sarraj non ha un vero esercito né una vera polizia, così si appoggia a milizie che in diverse aeree del paese sostengono il suo governo o qualcuno dei suoi ministri per affinità politica o tribale, senza per questo rinunciare a gestire anche traffici illeciti. “L’integrazione ufficiale delle due milizie nelle forze di sicurezza di al-Sarraj permetterebbe all’Italia di lavorare direttamente con queste forze, non più considerate milizie o trafficanti, ma parte del governo riconosciuto” sottolinea la stessa AP.

Del resto Minniti ha avviato le trattative con sindaci e capi tribù di 14 città attraversate dai flussi migratori illegali proprio perché il governo di al-Sarraj non ha un’ampia giurisdizione. Molte critiche sono piovute sull’Italia dai media anglo-sassoni dalla tv tedesca che parlano di un vero pagamento da parte italiana verso queste organizzazioni che riceverebbero mezzi, armi e denaro per 5 milioni di dollari al mese al fine di fare il lavoro di contenimento richiesto da Roma.

“Il governo italiano non tratta con i trafficanti” ha replicato la Farnesina e in ogni caso non avrebbe potuto rispondere diversamente, come quando si pagano i riscatti per i connazionali sequestrati da gruppi terroristici e si nega di averli pagati. Vale la pena sottolineare che queste polemiche scoppiano non appena l’Italia è riuscita ottenere un il successo di quasi bloccare in due settimane gran parte dei flussi di migranti illegali senza l’aiuto dell’Europa.

Il successo di Marco Minniti ha riportato l’Italia al centro del gioco politico libico innervosendo francesi, britannici e tedeschi che ambiscono a scalzarci dall’area mediterranea. Minniti, poi, non si è fatto molti amici neppure nel governo di cui fa parte, anche perché ha interrotto il business dell’industria dell’accoglienza già proteso quest’anno a incassare quasi 5 miliardi. Pure il potente mondo delle Ong ha il dente avvelenato con il ministro degli Interni che ha imposto loro un codice di comportamento che impedisce i rapporti con i trafficanti e ha consentito alla Libia di estromettere le loro navi dalle sue acque. Sul piano concreto inoltre, considerato che nessuno in Italia ed Europa sembra propenso a conquistare la Libia o le sue coste “manu militari” per bloccare i flussi migratori illeciti, resta solo la soluzione di negoziare con gli interlocutori che il contesto ci offre: e cioè il governo di al-Sarraj, i militari della Guardia costiera e le milizie locali che sostengono il governo anche se tra queste latitano santi e gentiluomini.

Meglio quindi non scandalizzarsi tenendo conto che fermare i flussi migratori illegali sostenendo milizie riconosciute dal governo libico ci costerà meno in termini finanziari e sociali che accogliere nei prossimi 4 mesi i 100/150 mila nuovi clandestini previsti. Di fatto la strada del negoziato con chi ha il controllo del territorio in Libia appare l’unica soluzione per raggiungere l’obiettivo di chiudere definitivamente la rotta libica.

fonte: LaNuovaBussolaQuotidiana