Gli italiani trucidati dal regime comunista

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January 1942, Kerch, USSR --- Families identify dead in Kerch, Crimea. --- Image by © Dmitri Baltermants/The Dmitri Baltermants Collection/Corbis
  • di Marcello Veneziani

Il comunismo inteso come regime non è mai andato al potere in Italia. In compenso ha mietuto più vittime italiane del “famigerato” regime fascista che pure ha dominato nel nostro Paese per oltre un ventennio.

Centinaia di italiani emigrati in Crimea nell’Ottocento soprattutto dalla Puglia, e poi dal Veneto, a partire dagli Anni Venti del ‘900 furono perseguitati dal regime comunista, prima col sequestro delle proprietà e poi con le purghe staliniane.

Molti di loro furono ingiustamente sospettati e accusati di attività controrivoluzionaria, furono processati e fucilati. Il 29 gennaio del 1942 avvenne il rastrellamento di tutte le famiglie di origine italiana e il loro trasferimento nei Gulag del Kazakhstan, dove i circa 1500 deportati furono decimati dal freddo, dalla fame, dalle malattie e dai lavori forzati.

L’odio ideologico si unì all’odio di classe e all’odio etnico. Solo due anni fa, nel 2015, il presidente russo Putin ha riconosciuto agli italiani di Crimea lo status di minoranza perseguitata e deportata; un traguardo importante per ristabilire la verità storica su queste deportazioni ignorate dai libri di storia e per avere accesso a un indennizzo.

È un capitolo sconosciuto, che finalmente vede la luce in una mostra che si apre domani a Vicenza. Il curatore è Stefano Mensurati, giornalista della Rai che ha già scritto un libro sugli italiani in Crimea. Con lui ha curato la mostra la ricercatrice Heloisa Rojas Gomez.

A queste vittime innocenti del comunismo in Crimea si aggiungono le centinaia di italiani antifascisti e social-comunisti che scapparono dall’Italia fascista e cercarono rifugio nel paradiso sovietico; ma nella Russia di Stalin, col beneplacito di Togliatti, all’epoca residente a Mosca, furono deportati e poi scomparsi nei gulag perché sospettati di non essere non allineati al regime comunista.

La stessa sorte capitò agli antifascisti, trozkisti e anarchici italiani trucidati in Spagna dai comunisti staliniani.

Se ci limitiamo a sommare queste tragedie, oltre quella più cospicua degli italiani, istriani e giuliano-dalmati, infoibati nel nord-ovest, abbiamo l’idea di cosa sia stato il comunismo anche per chi non era russo o dell’est.

Uno pensa che la tragedia del comunismo ha riguardato solo i popoli dell’est, non noi; e invece non è vero, chiunque ha toccato il comunismo ne ha scontato la ferocia.

Questi sono italiani, emigrati, fuorusciti o perfino militanti antifascisti, che combattevano a fianco dei comunisti contro il franchismo. E non parliamo naturalmente del “sangue dei vinti” o del triangolo rosso, le migliaia di vittime che rientrano nella macabra contabilità della guerra civile nella cornice della seconda guerra mondiale.

Un piccolo pro-memoria nel centenario della nascita del regime sovietico, dopo l’assordante silenzio di un altro anniversario epocale, la caduta del Muro di Berlino, il 9 novembre.

È vero, le tragedie storiche vanno collocate nel loro tempo, vanno storicizzate e digerite. Ma vedendo l’abuso quotidiano di cerimonie celebrative, discorsi istituzionali, servizi televisivi e giornalistici sulle nefandezze del fascismo, mi sembra giusto oltre che utile ricordare queste pagine infami che ci toccano da vicino.

E che non siano state superate ma solo rimosse lo dimostra proprio l’omertà su questi eventi, anche nell’anno che celebra il funesto centenario della rivoluzione comunista.

MV, Il Tempo 12 novembre 2017

Fonte: Marcello Veneziani