Il “peccato originale” è stato un atto d’ibridazione? Alcuni indizi a supporto dell’ipotesi

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Il brano è famosissimo. In Genesi 3, dopo il peccato originale, Dio si rivolge alla donna e le dice: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli».

Notiamo subito alcune apparenti assurdità: perché la prima coppia mangia un frutto proibito e la punizione viene infitta a tutta la loro discendenza? Che colpe avevano i loro discendenti? E perché la punizione risulta tanto scollegata dalla trasgressione?

Partiamo da quest’ultima domanda: è evidente che il testo abbia anche un carattere didattico. Un po’ come Cappuccetto Rosso: nella fiaba la madre dice alla figlia di andare dalla nonna e di non deviare dalla strada, altrimenti, girando per il bosco, potrebbe cadere e rompersi una gamba. Qui la conseguenza, la caduta, è inerente alla trasgressione, deviare della strada comoda. Pensate se i fratelli Grimm avessero messo in bocca alla madre questo ammonimento: «Cappuccetto Rosso, non deviare dalla strada altrimenti partorirai con dolore, tu e tutta la tua discendenza». Il lettore sarebbe rimasto spiazzato.

Allo stesso modo rimaniamo disorientati leggendo Genesi 3. Il brano è stato scritto nel X secolo a.C., è vero, ma è possibile che tremila anni fa i lettori israeliti utilizzassero una logica tanto diversa dalla nostra a causa della quale non avrebbero provato il nostro stesso disoerientamento?

Intanto eliminiamo un problema: all’epoca si credeva in un concetto che oggi ci potrà apparire esotico, la personalità corporativa. Jean de Fraine, a riguardo, ci ha scritto un libro intero: Adamo e la sua discendenza. Semplificando: per gli israeliti alcuni uomini importanti rappresentavano e incorporavano gruppi di altri uomini: il re incorporava i suoi sudditi e un antenato importante poteva incorporare i suoi discendenti. Ad esempio Abramo, il primo patriarca d’Israele, rappresenta tutti gli israeliti che da lui nasceranno, tanto che, quando pagherà una tassa a Melchìsedek, è come se anche Levi, suo futuro discendente, avesse pagato la stessa tassa («si può dire che lo stesso Levi, il quale riceve le decime, in Abramo abbia versato la sua decima», Lettera agli Ebrei 7,9).

Non è un concetto poi tanto strano se pensiamo che anche oggi l’amministratore di una società è come se rappresentasse tutti i soci. Quindi, dato che Adamo ed Eva sono gli antenati di tutti gli uomini, incorporano tutti gli uomini, e la loro trasgressione è considerata la trasgressione di tutti. Lo si evince anche dal nome scelto per il primo uomo: Adam, in ebraico, significa Uomo ma anche Umanità. Dunque pure le conseguenze del peccato non ricadranno solo su Eva ma su tutte le donne.

A questo punto rimane l’altro quesito: perché se si mangia un frutto proibito poi si deve partorire con dolore? È ovvio che ci troviamo di fronte a un linguaggio simbolico: nella realtà non esistono “alberi della conoscenza del bene e del male”, non esistono “alberi della vita” e non esistono neppure serpenti parlanti. L’autore che ha inserito questi simboli, non pensava certo che poi qualche lettore li avrebbe presi alla lettera. Il problema è che i simboli che si utilizzavano nella Palestina di 3000 anni fa, sono diversi dai nostri.

Per analizzare il simbolismo di Genesi 2-3 occorerebbe troppo tempo (per chi fosse interessato, lo faccio nel libro L’origine dell’uomo ibrido). Qui voglio solo far notare una curiosità: le donne sono gli unici mammiferi che partoriscono con tanto dolore. Elefanti, giraffe, rinoceronti, ecc., partoriscono senza grossi problemi, senza aver bisogno di ospedali, ostetriche, operazioni e trasfusioni… Perché l’uomo è l’unico mammifero costretto ad affrontare un parto tanto problematico?

Prima e quarta di copertina del libro “l’origine dell’uomo ibrido”

In realtà ci sono delle eccezioni anche nel mondo animale. Se un cavallo si accoppia con un’asina, viene concepito il bardotto (da non confondere con il mulo, che è l’ibrido opposto, generato da un asino e una cavalla). Il bardotto, essendo per metà un asino e per metà un cavallo, è più grande di un asino. Ma è costretto a crescere nell’utero di un’asina, che è adatto a ospitare asini, non bardotti. E dovrà essere partorito dall’asina, che presenta una conformazione ideale per il parto degli asini, non per il parto dei bardotti, che sono più grandi. E quindi, in questo caso, anche l’asina partorirà con dolore…

Una situazione simile si ricrea ogni volta che viene concepito un ibrido da due specie che hanno taglie diverse. Se Dio decidesse di mettere in guardia le asine, forse comunicherebbe loro: «Non ti accoppiare con i cavalli, altrimenti con dolore partorirai figli».

Non pretendo di convincere il lettore che il peccato originale possa esere stato un peccato d’ibridazione solo con questo esempio. E quindi ne faccio un altro.

In un passo di Genesi 6 leggiamo: «i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli a loro scelta». Figli di Dio e figlie degli uomini? Una specie di ibridazione… Più avanti si legge: «C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo -, quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli».

Sembra che da questo strano incrocio nascano dei giganti. Ma perché? Cosa c’entrano i giganti con questi accoppiamenti particolari?

Torniamo nel mondo animale: se un leone maschio si accoppia con una tigre femmina, può nascere la ligre. Questo ibrido è il felino più grande del mondo. È più grande sia del leone sia della tigre. In pratica è una specie di gigante. Il motivo è che nei leoni è la leonessa che trasmette il gene inibitore della crescita al figlio mentre nelle tigri e il maschio che trasmette questo gene alla prole. Di conseguenza, nell’accoppiamento leone maschio/tigre femmina, nessuno dei due genitori trasmette questo gene inibitore della crescita al figlio che quindi sarà un gigante.

Ma i figli di Dio con chi potevano ibridarsi? Chi sono le figlie dell’uomo? Oggi la paleogenetica, la disciplina scientifica che studia il DNA antico trovato nei fossili, ha dimostrato che in passato ci sono state numerose ibridazioni tra tipi umani diversi. E se il Primo Testamento raccontasse la stessa storia ma con un linguaggio che, per forza di cose, doveva essere diverso da quello scientifico attuale? Il “peccato originale” si trasmette dai genitori ai figli… esattamente come il DNA modificato da un’ibridazione…

Nel libro L’origine dell’uomo ibrido, analizzo in dettaglio questi e numerosi altri aspetti.

PS Non è vero, come spesso si crede, che tutti gli ibridi siano sterili. Molte volte hanno solo problemi di fertilità ma non sono completamente sterili. E, coincidenza, anche tra gli uomini ci sono problemi di fertilità, problemi che le specie animali “pure” non presentano.

I passi della Bibbia sono tratti da Bibbia.net.

  • Stefano Dininno

    Caro Daniele Di Luciano. Se nel passo che hai citato (…quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli) sostituisci la parola dio con quella che in realtà c’è scritta, e cioè Elohim, che tra l’altro è una parola plurale, vedrai che il mistero diventa più chiaro. Sono i teologi che arbitrariamente hanno tradotto Elohim (che nessuno sa cosa significhi) con Dio confondendo così il significato originale, semmai ce ne fosse uno.