Il peggior consiglio che ti possono dare e che puoi dare è “sii te stesso”. Ed è anche il più diffuso

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Il peggior consiglio che ti possono dare è “sii te stesso”

  • di Jennifer Delgado Suárez

Uno dei consigli più diffusi, e anche quello che può causare il maggior danno è: “sii te stesso”. Molte persone hanno avuto successo essendo se stesse, ma molte altre hanno fallito o hanno avuto seri problemi. Anche se può sembrare una contraddizione ed è probabile che molti non siano d’accordo, essere noi stessi non è garanzia di successo o soddisfazione nella vita. O almeno, non sempre.

Perché non è sempre consigliabile “essere te stesso”?

Non inganniamoci, abbiamo tanti punti di forza come punti deboli, tante luci quante ombre. In certi casi, essere noi stessi può comportare la possibilità che quelle ombre oscurino le nostre luci.

Anche se normalmente non ci piace ammetterlo, il nostro comportamento e le nostre decisioni sono determinati da molteplici fattori di cui non siamo sempre consapevoli. Ad esempio, il nostro sistema nervoso determina dalla nascita il nostro rapporto con il mondo. Ecco perché ci sono bambini nervosi che si spaventano facilmente e altri che sono molto più flemmatici e resilienti. Le caratteristiche del nostro sistema nervoso influenzano il nostro carattere, rendendolo più o meno impulsivo, più o meno flemmatico.

Naturalmente, anche le esperienze di vita determinano chi siamo. L’attaccamento che sviluppiamo durante l’infanzia verso i nostri genitori, il loro stile educativo e persino le loro caratteristiche di personalità, sono stati impressi da qualche parte nella nostra mente e da lì continuano a condizionare la relazione che stabiliamo con noi stessi e con gli altri. Il modo in cui elaboriamo tali esperienze diventa il nostro modello del mondo, che può essere più o meno soggettivo.

Essere noi stessi implica, in un certo modo, dare libero sfogo a quelle caratteristiche meno desiderabili e condannarsi all’immobilità.

Infatti, c’è una grande differenza tra l’auto-accettazione sviluppatrice e quella conservatrice. Accettare noi stessi implica, prima di tutto, conoscerci bene, ma significa anche riconoscere e assumere che ci sono aspetti che non ci piacciono. A questo punto potremmo adottare una posizione conservatrice e limitarci ad accettare ciò che non ci piace, pensando che “siamo fatti così e non possiamo cambiare”, oppure possiamo adottare una posizione sviluppatrice e sforzarci di migliorare un po’ di più ogni giorno.

Essere la nostra versione migliore

Se sei una persona impulsiva, che prende decisioni senza pensare, che abbandona i compiti a metà, che cade a pezzi al primo ostacolo o di solito si concentra sulle cose negative, essere te stesso non ti darà molte esperienze gratificanti. Al contrario, può creare un circolo vizioso che cede il passo a disturbi psicologici come ansia e depressione.

Pertanto, il miglior consiglio è: “sii la versione migliore di te stesso”. Questo non significa sentirsi colpevoli o infelici per le nostre “ombre”, ma sforzarci ogni giorno di essere la persona che vorremmo essere.

Essere la versione migliore di noi stessi non significa essere inconsistenti o smettere di essere autentici, l’autenticità è la capacità di esprimere ciò che siamo, ma nel modo più assertivo possibile, senza danneggiare gli altri o noi stessi. Se essere autentici significa ferire se stessi e limitarsi o danneggiare gli altri, allora abbiamo un problema.

In tal caso, è importante fare un esercizio d’introspezione e chiederci se dietro quella presunta “autenticità” non ci siano delle scuse per non lavorare sulle ombre della nostra personalità. Domare il nostro sistema nervoso e mettere a tacere l’influenza delle nostre esperienze passate è difficile, quindi spesso ci sentiamo molto più a nostro agio nella zona di comfort che abbiamo creato. Il problema è che in quello spazio limitato non cresciamo.

Pertanto, sii autentico, ma cerca sempre di essere la migliore versione possibile di te stesso. Non amarti troppo da cadere nell’errore di pensare che non ci sia più spazio per la crescita e lo sviluppo.

Fonte: Angolo della psicologia