Il vero ruolo della tv

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  • di Macario Tinti

In questi ultimi anni il calcio, declinato in tutte le sue varianti (possibili e immaginabili), ha rischiato di cannibalizzare la televisione. Il pericolo che ha corso il popolo dei telespettatori è stato quello di essere costantemente in fuorigioco rispetto agli eventi della storia e ai fatti della cronaca. Per fortuna, nel senso democratico del termine, la palla è finita in tribuna e la televisione è tornata ad essere un mezzo d’informazione. Sia chiaro la tv, non è, e non sarà nemmeno domani, un mezzo di formazione. Quel ruolo compete ai giornali, cartacei e non, la cui missione è quella di spiegare, di far comprendere. Tenere distinti  i ruoli serve a rendere la melassa una possibilità e non una certezza. Dunque quanto avvenuto domenica 12 novembre dentro la televisione italiana merita una traduzione, quasi simultanea, per non lasciarsi sfuggire l’occasione.

La7, l’emittente del gruppo Cairo, ha deciso di accendere la domenica propendo due appuntamenti che potrebbero avere un peso particolare nel calcolo degli ascolti e un valore specifico alquanto particolare nel gioco dei palinsesti.

A rendere particolare questa domenica, poi, contribuisce il ritorno in attività di Massimo Giletti, epurato dalla Rai per eccesso di populismo, o forse per troppa popolarità visto che populisti lo sono tutti i conduttori televisivi dovendo assecondare i politici, approdato a La7 per ridare voce a tutti coloro a cui la Rai l’ha tolta. Dunque domenica 12 novembre è stata, televisivamente parlando, una giornata particolare. Massimo Giletti , infatti, è stato il protagonista del Faccia a Faccia, di Giovanni Minoli, il programma in onda su La7 a partire dalle 14, che è andato a “scontrarsi” con lo spazio gestito da Lucia Annunziata su Rai Tre e Domenica In su Rai Uno appaltato alla famiglia Parodi.  Due colpi un uno insomma.

Per la Rai è stato davvero un bel test. Perché, al di là delle considerazioni politiche che lasciano il tempo che trovano, il cosiddetto Servizio Pubblico dovrebbe lavorare per sommatoria di talenti e non per sottrazione di voci. Mettere fuori pista quelle scomode, e Giletti evidentemente lo era diventato, non è un bell’esercizio di democrazia. Ma siccome Giletti in questa fase sembra voler vestire i panni del Gladiatore, più che del vendicatore catodico, la sera è andato in onda con il nuovo programma “Non è l’Arena” che La7 ha deciso di creare per contrastare Fabio Fazio e il suo “che Tempo che fa”, in onda su Rai Uno. Un programma, quello dell’ammiraglia della tv pubblica, tanto costoso quanto parsimonioso di ascolti, essendo questi nettamente al di sotto delle previsioni. Ragione più che sufficienre per indurre Giletti a sfidare Fazio.

Perché la televisione deve essere pluralità di voci, contrasto di visioni, e non una continua, inesorabile normalizzazione, pagata a caro prezzo. La scelta fatta da La7, quella di accendere la domenica, non può che essere un segnale positivo. Soprattutto in un’epoca in cui la gestione del canone meriterebbe una seria riflessione. Trattandosi di una tassa sulla televisione, lo Stato dovrebbe ripartire fra tutte le emittenti quanto incassa. E non usare la gabella più odiata dagli italiani per alimentare i conti della sola Rai. Conti che, molto spesso, ingenerano più ombre che luci, più dubbi che certezze. E una domenica che si accende, arricchendo le voci del coro, non può che essere accolta con un applauso….

Fonte: interris