“Insectothopter”, un insetto spia della CIA nel 1970

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“Insectothopter”, un insetto spia della CIA nel 1970

Negli anni settanta la CIA aveva sviluppato il progetto di un insetto spia, in grado di raccogliere dati utili per i servizi d’intelligence. Il prototipo di ‘insettocottero‘ era stato costruito da un orologiaio. Capace di volare per un raggio di 200 metri e per una durata di 60 secondi, il robot in miniatura non riusciva però a resistere alle folate di vento. Per questo, l’agenzia Usa ha poi deciso di abbandonare il dispositivo.

Sono passati molti anni.

Non è troppo difficile immaginare che sappiano creare oggi un robot della dimensioni di una mosca o di un moscerino. Uno dei campi più promettenti della ricerca biomedica è la creazione di nanomacchine in grado di operare dentro il corpo umano.

IL VIDEO DELLA CIA

OGGI

Una libellula cyborg: il più piccolo drone del mondo

Con il progredire incessante della tecnologia che sta dietro ai droni e con l’innumerevole aumento delle richieste del mercato, gli ingegneri si trovano di fronte a nuove sfide tecnologiche. La più grande al momento è quelle di riuscire a miniaturizzare questi robot volanti. L’idea che c’è alla base è che droni più piccoli possono riuscire a svolgere meglio le loro funzioni (per esempio volare in spazi angusti e poco agevoli) o ad essere utilizzati anche per altri scopi (si pensi alla necessità di realizzare microspie per scopi di sicurezza o militari).

A questo scopo gli scienziati hanno iniziato ad osservare gli insetti per capire come i loro piccoli corpi possano produrre energia sufficiente per poter volare per lunghi periodi di tempo mentre le batteria che siamo in grado di costruire riescono a malapena a gestire pochi minuti di autonomia.

Ma un nuovo esperimento aggira ulteriormente il problema: abbiamo utilizzato insetti vivi trasformandoli in droni. I ricercatori della Charles Stark Draper Laboratory e degli Howard Hughes Medical Institute hanno presentato DragonflEye. Questo misto tra biologico e robotico assomiglia a un folle esperimento degno dei migliori film di fantascienza ma è un vero insetto vivente che viene telecomandato.

VIDEO

DragonflEye è stato “creato”, sostiene l’azienda produttrice, modificando geneticamente una normale libellula (dragonfly da cui il nome) mediante l’inserimento di alcuni neuroni di controllo nel cordone spinale dell’insetto: un tessuto che è fotosensibile e reagisce agli impulsi luminosi.  Delle sottilissime strutture simili a delle fibre ottiche arrivano agli occhi della libellula e da lì mandano degli impulsi luminosi al cervello controllando così le risposte dell’apparato motorio.

Inoltre la Draper ha dotato l’insetto di una sorta di zaino elettronico carico di sensori e di un minuscolo pannello solare che provvede al funzionamento dell’impianto di controllo e di raccolta dati.

In teoria la libellula cyborg è in grado di volare in ambienti nocivi o non compatibili con la vita umana.

Questa tecnologia è senz’altro straordinaria ma fa sorgere anche interrogativi inquietanti suscitando scenari distopici. Questa tecnologia, che già mostra nel video in pieno il suo funzionamento, può essere applicata molto semplicemente a specie più complesse.

Forse l’idea di insetti spia che volano per i nostri campi o nelle nostre città non è la cosa più strana da immaginare. A fianco di questi scenari terrificanti si aprono anche prospettive inedite per la medicina: le persone paralizzate possono sperare di recuperare la mobilità con dispositivi simili a questi o, ripercorrendo un sogno dei giorni della guerra fredda e della corsa a llo spazio, potremmo rendere l’uomo capace di abitare lo spazio.

Per ora l’unica cosa  che gli ingegneri sono riusciti a realizzare è questa cyber-libellula drone però il potenziale dischiuso da questa tecnologia è strabiliante e necessita di tempi e luoghi adatti per essere compreso e gestito in tutta la sua estensione: positiva o negativa che sia. Ancora una volta la tecnologia si mostra come ambigua: spetta all’uomo e alla sua gestione del progresso realizzare uno sviluppo realmente umano.

Fonte: Paolo Benanti

Tratto da: Nogeoingegneria