Magliette rosse: ecco cosa c’è sotto l’ipocrisia della manifestazione

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L’ipocrisia delle Magliette Rosse e la semantica errata della Sinistra

Infierire sullo scollamento – ideologico, culturale, e pratico – della politica italiana dalla realtà sociale e civile dei cittadini, non contribuisce ad escogitare soluzioni di lungo periodo per le criticità che si abbattono quotidianamente sul bistrattato Stivale.

Anzi, un atteggiamento diffidente addirittura tende ad ampliarle tramite la semina di rancori e di divisioni, che è strumento principale per intensificare la retorica acritica e fumosa delle diatribe (fuori tempo massimo e polverose) tra Neri e Rossi, e per allontanarsi da un’osservazione costruttiva, imparziale e completa del Mondo.

Indubbiamente, però, le schermaglie bipartisan tra gli attivisti (e non) di “Libera” e il sempre presente (e a tratti impertinente e petulante) brontolio di Salvini, stuzzicano la discussione su un tema che gode di un’attualità mai scemante:

le inondazioni di migranti sulle coste italiche e i rischi di morte a cui gli stessi vanno incontro pur di agguantare la speranza di un futuro almeno non tempestato da bombe, carri armati, e sangue.

L’approccio impeccabile è quello di un’equidistanza da ciò che accade, rispetto alle alternative possibili.

In altri termini, votarsi all’impassibilità dinnanzi alle immagini di corpi annegati sui fondali del Mediteranno o esanimi a riva è inammissibile, ma soltanto supporre che manifestazioni associative con le magliette rosse all’insegna della dottrina “Dentro tutti!” siano l’interpretazione risolutiva adeguata ad una circostanza così complessa, è altrettanto inopportuno.

Sia chiaro: ben vengano iniziative che promuovano il confronto delle varie parti in causa, meno incentivate quelle che fungano da opzione perbenista ai comuni mezzi propagandistici per criminalizzare e delegittimare un’azione istituzionale – la chiusura dei porti voluta dal Viminale qualche settimana fa -, e per veicolare una lettura della contemporaneità che si scontra con la veridicità degli eventi.

I protagonisti delle Magliette Rosse

A voler esser ancora più solerti, Don Ciotti merita rispetto ed ammirazione a fronte della conduzione di una battaglia di legalità, e dunque è fuori dagli schemi polemici nei quali perimetrare la situazione.

D’altro lato, invece, lo stuolo dell’intellighenzia della borghesia del pensiero – capitanata da Saviano e dai chierichetti del politicamente corretto ed accettato che hanno indossato le magliette rosse – dovrebbe prendere coscienza della distanza che intercorre tra esso e l’eredità culturale della Sinistra, costellata da fulgide personalità del calibro di Croce, Gramsci, Pasolini, e Berlinguer. Ad occhio, un abisso.

Patrimonio che necessiterebbe di chiarire anche il lessico all’odierno assetto partitico dei progressisti, totalmente in balia della foga di dimostrarsi devoti all’umanitarismo e prede di un cronico buonismo.

“Accoglienza” è contingentale, “integrazione” è strutturale: che l’emergenza immigrati sia un’urgenza da amministrare è indiscutibile, al pari dell’importanza di invocare l’intervento dell’Unione Europea in materia di ingressi e di redistribuzione.

Ad oggi, l’Italia sta pagando lo scotto di una ubicazione geografica sfavorevole e di sottaciute condivisioni di guerre di procura in Medio Oriente che hanno prodotto l’impasse che sta attraversando il sud del Vecchio Continente.

Ergo, spalancare le porte a chi necessiti di un primo soccorso è imperativo; esigere che il resto degli Stati membri dell’UE si occupi di ben assimilare quote demograficamente proporzionate è parimenti categorico.