La bambina down che non vuole nessuno

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  • di Nicola Legrottaglie

Una madre ha abbandonato la figlia appena nata perché affetta dalla sindrome di Down.

Cosa si può dire? Viene forse istintivo giudicare (non bene) un gesto del genere, ma ho imparato che prima di arrogarsi il diritto di sapere cosa deve o non deve fare una persona, bisogna vivere le sue esperienze.

Forse è stato un gesto di crudele egoismo, ma forse non era che disperazione. Magari paura e solitudine, con l’abbandono visto come unica speranza immaginata, attraverso l’adozione, per un futuro migliore. Così è stato e una situazione negativa si è trasformata in un’occasione per amare di più. 

L’uomo che ha scelto di adottare la bambina, per me, incarna l’amore nella sua massima espressione, perché implica il coraggio. A volte, infatti, amare è la naturale conseguenza di un rapporto affettivo, ma altre volte è una scelta. E il coraggio di amare e’ la dote di chi sa compiere questa scelta. Di ciò il mondo, oggi, ha tanto bisogno.

I bambini affetti dalla sindrome di Down, e io ne ho conosciuti un po’, sono creature meravigliose, con una sensibilità che rende facili amarli o, addirittura, impossibile non amarli. Da loro, ho imparato una lezione importante: essere differente non è un difetto: è l’unico modo per FARE la differenza.

Nicola Legrottaglie