La Casa Bianca: “A giorni la decisione”

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  • di Francesco Volpi

Il portavoce di Trump: “Il presidente è stato chiaro”. Macron: “Sono preoccupato”

Su Gerusalemme capitale d’Israele una decisione “verrà resa nota nei prossimi giorni”. Il vice portavoce della Casa Bianca, Hogan Gidley, sembra confermare l’intenzione di Donald Trump di andare avanti, nonostante la preoccupazione di parte della comunità internazionale e le minacce di Hamas. Del resto, ha aggiunto Gidley, sullo spostamento dell’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme “il presidente è stato chiaro sin dall’inizio, non è una questione di se, ma di quando”.

La posizione francese

Una decisione di questo tipo però, è l’obiezione mossa da gran parte dei leader mondiali, rischia di minare il processo di pace e il ruolo privilegiato da sempre goduto dagli Stati Uniti come intermediario in Medio Oriente. Tra chi si dice “preoccupato” c’è presidente francese, Emmanuel Macron, che ne ha parlato direttamente con Trump. L’inquilino dell’Eliseo ha ricordato che la questione dello “status di Gerusalemme dovrà essere risolto nel quadro dei negoziati di pace fra israeliani e palestinesi“.

La trattativa sulla Città Santa dovrà essere portata avanti nell’ambito di negoziati che “puntino in particolare alla creazione di due Stati, Israele e Palestina, che vivano fianco a fianco e in sicurezza, con Gerusalemme come capitale”. Macron ha parlato a Trump anche dell’Iraq, riferendo i risultati della visita a Parigi, sabato scorso, del primo ministro del governo regionale del Kurdistan, Nechirvan Barzani, accompagnato dal vicepremier Qubad Talabani. Nella nota dell’Eliseo si legge che “la Francia e gli Stati Uniti proseguiranno i loro sforzi congiunti per preservare la stabilità e l’unità dell’Iraq e favorire il dialogo nazionale fra le autorità federali e i dirigenti curdi iracheni”.

Palestina in fermento

Intanto anche al-Fatah, dopo Hamas, afferma di vedere la questione di Gerusalemme est come una linea rossa invalicabile per i palestinesi. “Il riconoscimento Usa di Gerusalemme come capitale di Israele – ha avvertito Wassel Abu Yusef, un dirigente di al-Fatah – sarebbe una dichiarazione di guerra“. Al fianco della serrata campagna diplomatica – nel corso della quale l’Anp ha anche chiesto il sostegno attivo della Lega araba e dell’Organizzazione di cooperazione islamica (Oci) – si nota già una mobilitazione popolare sul terreno. Per mercoledì gli attivisti politici di al-Fatah e di Hamas hanno avuto istruzione di tenersi pronti ad organizzare manifestazioni di protesta, e così pure i quadri del Movimento islamico in Israele. Per giovedì Hamas progetta peraltro di portare in piazza a Gaza decine di migliaia di sostenitori per celebrare il 30esimo anniversario della sua fondazione. Sul web circolano filmati che mostrano miliziani palestinesi mentre imbracciano i fucili e caricature che dileggiano Trump. In una di esse il presidente statunitense è mostrato nel gesto di offrire ad Israele, su un piatto di argento, la moschea al-Aqsa di Gerusalemme, sopra alla testa di un imprecisato dirigente arabo che si inchina ossequioso nei suoi confronti.

Fonte: interris