La modella pelosa dell’Adidas dimostra che ci siamo ibridati con le scimmie? VIDEO

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Ieri in radio ho sentito che l’Adidas ha scelto una modella non depilata come testimonial del nuovo spot (il video lo trovate in fondo a questa pagina). La conduttrice della trasmissione invitava gli ascoltatori a esprimere un parere sulla trovata. C’era chi era d’accordo e chi no.

Alcuni sostenevano che facesse schifo, altri invece che si trattasse di coerenza, di femminismo, di coraggio… Ma anche questi ultimi ammettevano, più o meno implicitamente, che facesse schifo.

Quindi su un punto erano d’accordo: le gambe pelose di una donna non coincidono con canoni di bellezza oggettivi. Anche la conduttrice parlava spesso di questi canoni di bellezza. Solo un ascoltatore ha affermato che le gambe depilate sono uno stereotipo recente, magari inculcato dalla televisione. Però non è così: le antiche donne egiziane, tremila anni fa, si depilavano.

«Le donne dellAntico Egitto avevano escogitato un sistema ingegnoso per rendere il corpo libero da ogni ombra, una pallina di resina da far scorrere ripetutamente sulle parti da depilare: la naturale appiccicosità di questa sostanza, riusciva a provocare l’estirpazione del pelo alla radice, con risultati più che soddisfacenti».

Non solo: «poiché i peli superflui avevano in Egitto una simbolica connotazione negativa ed erano considerati sinonimo di impurezza, non solo le signore ma anche i sacerdoti, per rispetto alle divinità, erano obbligati a depilarsi».

Una fissazione solo della cultura egizia? No. Anche un uomo vigoroso come Giulio Cesare si depilava. E dall’altra parte del mondo? Stessa storia: «in Oriente, le giapponesi, tanto per fare un nome, erano solite liberarsi dei peli con la pelle di pescecane essiccata e finemente sminuzzata».

Il disprezzo per i peli era tanto grande che nel Medioevo le donne arrivavano a utilizzare la calce viva e a inserire aghi roventi nel bulbo pilifero pur di non vedere peli per un bel po’. E oggi le modelle non trovano il tempo di passarsi il rasoio…

Comunque il punto dovrebbe essere un altro, e cioè: perché le scimmie non si vergognano dei loro peli? Se l’uomo moderno fosse l’effetto della selezione naturale e se l’uomo e la donna moderni sono pelosi, perché abbiamo dei canoni di bellezza che non si sono accordati con la selezione?

Immaginate se la stessa cosa fosse successa, che so, agli elefanti, che si sarebbero vergognati del naso lungo… siamo gli unici “animali” che posseggono un ideale di bellezza diverso da come la selezione sessuale avrebbe dovuto renderci.

Se la selezione sessuale, come diceva Darwin e come dicono i neodarwinisti, avesse agito sulla nostra specie, dato che i peli non ci piacciono, ci sarebbero dovuti essere più accoppiamenti tra persone non pelose e oggi nascerebbero solo persone senza peli. È lo stesso procedimento che, sempre secondo i darwinisti, ha portato il pavone ad avere la coda che ha. Ma la selezione sessuale, che pure avrebbe creato tutti i colori e i canti della natura, non è riuscita a eliminare i peli dagli uomini e dalle donne. Com’è possibile?

Forse il motivo è che l’uomo moderno non si è “evoluto” dalla scimmia ma è il frutto di un’ibridazione tra proto-scimmie pelose e proto-uomini (come ipotizza lo scienziato David Reich) che non dovevano avere tanti peli.

Quindi ciò che il nostro fisico ha ereditato, i peli delle proto-scimmie, non corrisponde con i canoni di bellezza che dovevano possedere i proto-uomini non pelosi e che oggi sono i nostri.

Se volete saperne di più, vi consiglio il libro L’origine dell’uomo ibrido (disponibile anche su Ebay).