5Stelle, incapaci ma “onesti”: picchiare i romeni va bene ma l’affitto si paga

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La morale dei 5Stelle: «Picchiare un romeno è ok, ma l’affitto pagalo!»

  • di Piero Sansonetti

Il candidato al Senato “processato” dal Movimento per l’affitto ma assolto per le botte agli immigrati

Una volta se dicevi Dessì ti riferivi a uno scrittore sardo di grande talento e forte impegno intellettuale. Si chiamava Giuseppe Dessì. Era uno studioso, un narratore, un pacifista. È morto una quarantina di anni fa. Temo che non lo conosca più quasi nessuno. Oggi se dici Dessì ti riferisci a questo celebre candidato dei 5 stelle. Pugile, non molto studioso, per niente pacifista.

Famoso per tre ragioni: è amico degli Spada ( la famiglia di Ostia recentemente indicata all’opinione pubblica come mafiosa e origine di tutti i mali del litorale laziale), ha preso a pugni tre rumeni ( «ho dovuto», ha scritto su facebook), paga un affitto troppo basso alle case popolari. Meno di 8 euro al mese. Il Movimento 5Stelle non ha avuto nessuna reazione quando si è saputo che Dessì era abituato a prendere a pugni i romeni. I garanti avranno pensato: «beh, se erano rumeni…».

Ieri invece è successo l’iradiddio quando si è saputo dalla televisione che Dessì paga otto euro, o forse sette, per l’affitto. Lui si è difeso. Ha detto: ma io sono un nullatenente, o almeno risulto tale perché non pago le tasse. E dunque ho diritto alla casa. E poi ha gridato ancora più forte: si, ho mandato alla malora una piccola impresa messa su coi soldi di mia moglie, sì, probabilmente sono un incapace: ma disonesto no. Chissà se questa giustificazione sarà sufficiente alla Lombardi e a Di Maio, che in mattinata avevano avvertito che l’M5S non fa sconti: «Se sarà confermato che l’affitto è così basso – hanno proclamato – fuori!». Probabilmente Di Maio e Lombardi prenderanno atto dell’attenuante («sono un incapace»).

Nel Movimento 5 Stelle essere incapaci non è un intralcio alla carriera. Anzi talvolta può aiutare. Però l’affitto è l’affitto… Naturalmente su una storia così si può ridere anche parecchio. Il problema è che l’affermarsi di certe idee e di certe gerarchie di valori nell’opinione pubblica, e in gran parte dell’establishment politico e giornalistico, non è una cosa sulla quale scherzare molto. L’idea che prendere a pugni uno che ti chiede una sigaretta per strada sia un bel gesto, o comunque sia molto, molto meno grave di una furbata sull’affitto, è una idea che prefigura un certo modello di società. Violento, totalitario, ispirato alla legge della giungla. Dove la religione della legalità non si fonda su una esaltazione delle regole e dello Stato di diritto, ma solo su una forte aspirazione totalitaria.

Non è mica una novità. Ai tempi della prima Repubblica, Giorgio Almirante ( che pure era un leader politico di notevole statura) ogni tanto, usando le sue straordinarie capacità retoriche, tirava fuori questa battuta ad effetto: «Quando appesero Mussolini per i piedi, a piazzale Loreto, non uscì neanche un centesimo dalle sue tasche». Per dire: ditegli quel che volete, al Duce, ma era onesto. Il fascismo non conosceva corruzione. Naturalmente non è vero: il fascismo alimentò ampi fenomeni di corruzione. Solo che non se ne parlava. Però Almirante aveva ragione, nella sostanza: non fu certo un eccesso di corruzione il male maggiore del fascismo.

Fu piuttosto l’abolizione della libertà, della democrazia parlamentare, l’arresto di centinaia di dissidenti, e poi la guerra, la persecuzione degli ebrei, l’alleanza coi nazisti… Ecco, ho paura che rischi di tornare quel tipo di logica. Quando ti dicono che non contano le idee, le capacità, i programmi, i diritti. L’unica cosa che conta è l’onestà. E quando ti dicono che i grandi valori per una società non sono la libertà, l’uguaglianza, la fratellanza, il benessere, ma solo l’onestà. Talmente conta l’onestà che un candidato alle elezioni preferisce dichiararsi incapace pur di rivendicare la sua onestà. E tanto conta che i suoi capi non si preoccupano in nessun modo che questo candidato faccia propaganda al movimento prendendo a cazzotti gli immigrati (forte delle sue capacità professionali di pugile) ma fanno scattare l’allarme sul problema dell’affitto.Come finirà questa storia? Tranquilli: Dessì – che sia o no espulso dal movimento – sarà eletto, perché ormai è in lista in un collegio abbastanza sicuro.

Magari a quel punto lo costringeranno a pagare un affitto un po’ più alto, forse anche due o trecento euro, ma potrà indisturbato continuare a pestare per strada gli immigrati, e a gloriarsene su facebook. Io francamente avrei preferito il contrario: va bene – gli avrei detto – paga sette euro al mese, ma giù le mani.

Fonte: IL DUBBIO