La sanità della Lorenzin è al collasso: sciopero generale di medici e infermieri

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La sanità della Lorenzin: scioperano tutti

Il 23 febbraio si fermano medici e infermieri contro i tagli e il rinnovo del contratto

La sanità è al collasso. Così i camici bianchi si uniscono alla protesta degli infermieri, ben 250mila quelli impiegati nel Servizio sanitario nazionale, con il black out di ospedali e sale operatorie. È stato anticipato per questioni tecnico-giuridiche a venerdì 23 febbraio, lo sciopero nazionale sia dei medici che degli infermieri del Servizio sanitario nazionale e del personale del comparto sanità. Lo rende noto il sindacato degli infermieri Nursing Up.

Una protesta che le categorie hanno proclamato per chiedere il rinnovo dei contratti, denunciando anche la mancanza di fondi e personale, e che porterà di fatto, avvertono i sindacati, al blocco delle attività degli ospedali e delle sale operatorie.

I sindacati degli infermieri Nursing-up e Nursind hanno infatti anticipato, per questioni tecnico-giuridiche, a lunedi 23 febbraio lo sciopero nazionale del personale del comparto sanità (in totale circa 500mila lavoratori, compresi tecnici di radiologia e di laboratorio), inizialmente proclamato per il 26 febbraio.

Nello stesso giorno sciopereranno anche i medici, veterinari e dirigenti del Ssn, dopo aver spostato la protesta prima prevista per l’8 e 9 febbraio.

Un’astensione dal lavoro che avrà pesanti ripercussioni per tutti i turni di servizio e quindi dalle ore 00.00 alle ore 24.00.

“Cambia la data, ma non le ragioni e le finalità del nostro sciopero – spiega Andrea Bottega, segretario nazionale NurSind – Abbiamo quindi deciso di coalizzare il dissenso verso le politiche sanitarie di questo governo unificando la data della nostra protesta. Dirigenza e comparto sanità, dunque, saranno compatti il prossimo 23 febbraio per dire no a un rinnovo contrattuale che si preannuncia peggiorativo rispetto al precedente”.

Tra le ragioni dello sciopero, sottolineano gli infermieri, anche la volontà di dire “basta ai tagli, sia al personale sia alle retribuzioni”. Il risultato, avverte la Federazione nazionale dei collegi degli infermieri (Ipasvi), è che “il servizio non ce la fa più”. Ed i numeri lo dimostrano: “Nel 2016 – afferma l’Ipasvi – si sono persi altri 1723 infermieri rispetto al 2015, quando già se ne erano persi rispetto all’anno prima 2.788: oltre 4.500 professionisti in meno in soli due anni quindi. Un’emorragia di personale di cui gran parte di colpa e’ delle misure di contenimento della spesa soprattutto dove ci sono i piani rientro”. In più, “aumentano i precari (lavoro flessibile): ce ne sono +1951 a tempo determinato, +513 con lavoro interinale e per la prima volta 1 in formazione lavoro”.

Fonte: IL GIORNALE D’ITALIA