La scuola “buona” diventa “buonissima”

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  • di Bruno Di Martino

Elevare fino all’età  di 18 anni l’obbligo scolastico e abbassare il numero degli anni per il conseguimento del diploma a 4 anni anziché i 5 attuali: questa la proposta del Ministro Valeria Fedeli.

Le considerazioni che ne scaturiscono sono diverse e vanno valutate a seconda degli aspetti sociale, economico e culturale (inteso come istruzione e conoscenza).

La frase del Ministro Fedeli circa il “puntare sulla crescita ed il benessere in un economia come la nostra deve puntare sull’economia e sulla società della conoscenza”, fa semplicemente sorridere in quanto l’economia si basa essenzialmente sull’ottenimento del massimo profitto col minimo sforzo, ed il minimo sforzo si ottiene analizzando le condizioni ed i fattori della produzione attraverso un ciclo di ipotesi che nella maggior parte dei casi si realizza con anni ed anni di studio e sperimentazioni, sia in laboratorio che sul campo pratico. Tutto ciò naturalmente a patto e condizione che colui che si cimenta in una qualsiasi impresa, innovativa o già  esistente, abbia delle ottime basi acquisite attraverso lo studio teorico e pratico della relativa disciplina.

Già tanto basta per capire come l’abbassamento degli anni di studio porterebbe al conseguimento del diploma, in condizioni di istruzione certamente più scarse delle attuali e addirittura di gran lunga inferiore ai colleghi europei il cui percorso scolastico prevede tale conseguimento dopo 5 o 6 anni. Dal punto di vista sociale sarebbe una catastrofe in quanto già oggi la disoccupazione giovanile è attestata a circa il 40% e con l’immissione nel mondo del lavoro di migliaia di giovani con un anno di anticipo, sarebbe un colpo di scure tremendo, atteso anche l’innalzamento dell’età pensionabile. Per quanto concerne la caratterialità che ne consegue, si corre il rischio di avere nelle generazioni future una percentuale altissima di irresponsabili ignoranti, poiché senza impegnarsi nello studio o peggio, senza approfondirne i concetti, si vedranno consegnare lo stesso un pezzo di carta chiamato diploma che alle spalle non ha alcun merito di conquista né alcun valore culturale e rifacendomi alla frase del Ministro, affermo che per una sana economia ci vuole la “conoscenza”. Forse che si vogliono tagliare le gambe ad una grandissima percentuale di giovani che beandosi nella loro ignoranza non troveranno mai un occupazione stabile e quindi staranno sempre a pietare e ad abbassarsi al potente di turno per sbarcare il lunario? Un altro pericolo potrebbe realizzarsi in quei ragazzi studiosi che a dispetto dei più goderecci, si vedranno appaiati nelle promozioni col risultato che potrebbero guastarsi e deviare dall’educazione e dal dovere dell’apprendimento.

Una considerazione circa il mantenimento del monte ore. Se così fosse i nostri studenti uscirebbero sempre alla sesta ora se non addirittura alla settima col risultato che rincaserebbero molto più tardi (pensiamo a quelli che abitano lontano dal plesso scolastico e fanno uso dei mezzi pubblici), con poco tempo a disposizione per i compiti assegnati, assai stanchi e con la testa imbottita di spiegazioni poiché il programma ministeriale comunque deve essere svolto, a meno che si tralascino alcune argomentazioni.

L’abbassamento degli anni di studio porterebbe inevitalbilmente alla soppressione di moltissime classi col conseguente abbassamento del numero dei docenti. Vero è che in questi ultimi anni si è cercato di risparmiare agendo come una mannaia sui servizi essenziali quali sanità e pubblica istruzione, ma i risultati, alla luce dei fatti, sono stati e sono tutt’ora catastrofici. Questo perché a mio parere, una nazione senza cultura ed istruzione non può sopravvivere, non potrà mai esprimere quelle eccellenze che ci hanno sempre contraddistinto nel mondo e che hanno sempre provocato innumerevoli tentativi di imitazione mai riusciti proprio grazie al nostro ingegno ed alle nostre conoscenze. Di certo cosa potevamo aspettarci da persone che non hanno la minima conoscenza di un percorso scolastico completo perché non portato a termine?