La solidarietà del Papa corre in Lamborghini

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  • di Federico Cenci

La prestigiosa auto sarà battuta all’asta: il ricavato ad associazioni caritative

Un regalo inedito per Papa Francesco. Si tratta di un modello unico di Lamborghini “Huracan” di colore bianco, donatagli stamattina in Vaticano alla presenza dei vertici della casa automobilistica di Sant’Agata Bolognese. Il Santo Padre ha deciso di mettere all’asta l’auto attraverso Sotheby’s, e di donarne il ricavato.

Destinatari della donazione del Papa sono “Aiuto alla Chiesa che Soffre”, che lo userà per la ricostruzione della Piana di Ninive, l’Associazione Comunità Giovanni XXIII e altre due associazioni italiane che svolgono attività in Africa (la Gicam e Amici del Centrafrica).

L’incontro con don Buonaiuto

Alla apposizione della firma del Papa sul cofano della Lamborghini, era presente don Aldo Buonaiuto, sacerdote in prima linea nel recupero delle donne vittime della prostituzione schiavizzata per la Giovanni XXIII e direttore di In Terris. Il Santo Padre si è fermato con don Buonaiuto per qualche minuto salutandolo affettuosamente.

Il gesto del Pontefice giunge nel decennale della scomparsa di don Oreste Benzi, fondatore dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII in causa di beatificazione, e alla vigilia del cinquantesimo anniversario, nel 2018, della fondazione della Comunità stessa da parte del “prete dalla tonaca lisa”.

Con don Buonaiuto, il Pontefice ha ricordato con molta emozione l’incontro, nell’agosto 2016, in occasione dei “venerdì di misericordia”, con venti ragazze liberate dalla tratta e dalla schiavitù della prostituzione in una Casa di prima accoglienza di Roma della Comunità Giovanni XXIII, dove risiedono donne strappate dal marciapiede.

“Rivolgo un immenso grazie al nostro Santo Padre, Papa Francesco, che con l’iniziativa di oggi ha dimostrato ancora una volta, concretamente, di avere a cuore gli ultimi, gli scartati. A lui intitoleremo una Casa di accoglienza che svilupperemo con i proventi della vendita della Lamborghini destinati alla nostra Comunità”. Con queste parole Giovanni Paolo Ramonda, presidente dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, ha accolto la scelta del Papa di destinare parte del ricavato della vendita della Lamborghini all’Associazione di cui è Presidente.

Mons. Becciu: “Una scelta nello stile di Francesco”

Su questa donazione del Papa, In Terris ha raccolto le dichiarazioni di mons. Giovanni Angelo Becciu, sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato. “Il Papa ha pensato di dare in beneficenza la somma della rivendita dell’automobile anzitutto ai cristiani della Piana di Ninive che stanno rientrando nelle loro abitazioni – ha spiegato il presule – perché ci sono case da ricostruire, centri da riabilitare”.

Poi – ha aggiunto – “per l’Associazione di don Benzi, perché il Pontefice ha a cuore il prodigarsi per le persone che sono ai margini della società, questo fa parte dello stile di Papa Francesco. Per lo stesso motivo, ha scelto inoltre di destinare una parte anche ad associazioni impegnate per l’Africa”.

Mons. Becciu ha poi rivolto un pensiero alla Giornata mondiale dei Poveri, che si celebra domenica prossima, 19 novembre. “Questa celebrazione ci invita ad aprire i nostri occhi e il nostro cuore verso i meno fortunati, perché quello che ho ricevuto non l’ho ricevuto per me, ma per condividerlo con gli altri. È un appello perché vi sia una mobilitazione generale da parte di tutti i cristiani e non solo, affinché condividano con gli altri le proprie fortune, il proprio tempo, le proprie energie, i propri pensieri”.

L’iniziativa

L’iniziativa è stata curata dal comandante generale della Gendarmeria vaticana, Domenico Giani; il corpo della Gendarmeria è da sempre impegnato nel sostegno ai progetti del Santo Padre in favore degli ultimi. Recentemente la Gendarmeria si è prodigata per la costruzione di un reparto di pediatria nell’ospedale di Bangui, in Centrafrica. Impegno da parte dei gendarmi è giunto anche per le popolazioni terremotate del Centro Italia, nonché per l’Iraq, dove stanno realizzando un pozzo per la comunità parrocchiale di Manghes, a nord di Mosul, nel Kurdistan. Il corpo comandato da Giani sta anche lavorando ad un progetto per rispondere alle esigenze di una comunità cristiana nella piana di Ninive e ha raccolto l’appello del card. Zenari, nunzio apostolico in Siria, per la costruzione di un ospedale in quella terra martoriata.

La gratitudine della Giovanni XXIII

“Quello con il Santo Padre di stamattina è stato un incontro carico di emozione – afferma don Buonaiuto – ed è impressionante come il Pontefice ricordi ogni dettaglio della sua visita di oltre un anno fa in una nostra Casa di prima accoglienza”.

Oltre ad esprimere profonda gratitudine a mons. Becciu, Don Aldo rivolge poi un pensiero di grande stima nei confronti del comandante Giani e del Corpo della Gendarmeria, che spesso nel silenzio affianca ai suoi compiti istituzionali attività di sostegno e solidarietà verso i più bisognosi. “Già amico di don Oreste Benzi – commenta don Buonaiuto -, il comandante è profondo conoscitore del dramma della tratta e per questo costantemente impegnato sul fronte della sensibilizzazione e del supporto alle vittime di questo fenomeno”.

Il Servizio Antitratta dell’Associazione Comunità Giovanni XXIII, ha visto uscire dalla strada e accolte oltre 7000 ragazze recuperate e in tutto il territorio nazionale è presente con 21 unità di strada. “L’eredità di don Oreste Benzi è vive nell’impegno di tanti volontari – conclude Ramonda -, presenti in luoghi di conflitto con l’Operazione Colomba, nelle carceri e ovunque ci siano da difendere bambini che non possono nascere, persone che non hanno voce, famiglie in difficoltà, disoccupati e popoli alla ricerca di pace”.

Fonte: interris

  • Francostars

    Quindi, i soldi alla Chiesa non mancano!