La vera strategia degli USA nello scontro con la Corea del Nord

0
  • di  Luciano Lago

Contrariamante a quanto possa sembrare, il duro scontro, al momento soltanto verbale, tra Donald Trump e Kim-Jong è una cortina fumogena di propaganda che nasconde i veri obiettivi della strategia degli USA.
Trump, con il suo temperamento imprevedibile ed arrogante, in realtà recita una parte in commedia che non è poi difficile da individuare.

Nel corso del suo tour in Asia, Trump ha messo l’accento sul pericolo rappresentato dalla Corea del Nord per gli Stati della regione, in particolare Corea del Sud e Giappone, e non ha esitato ad affermare che, per fronteggiare il pericolo, la sua ricetta era quella di far comprare a questi paesi i missili dagli USA e procedere ad un generale riarmo (leggi campagna acquisti di armi made in USA) del Giappone e della Corea del Sud in modo da “ristabilire la sicurezza”.

Non si può escludere che il tono da bullo utilizzato da Trump nei confronti del leader Coreano e l’escalation di insulti proferiti dal presidente USA, mirino effettivamente ad alimentare la tensione ed il clima di insicurezza negli alleati di Washington che spinge questi ultimi ad acquisti straordinari di armi dagli USA.

La doppia morale degli USA in fatto di sicurezza è venuta fuori senza mascheramenti nel corso della visita di Trump a Tokio quando Trump senza infingimenti, davanti a politici ed impresari, ha dichiarato: “L’unico modo di fermare i missili nordcoreani e le minacce della Nord Corea è….Indovinate quale? Comprare missili di difesa degli Stati Uniti e non pochi ma molti. Questa l’unica opzione per stare sicuri”, ha confessato Trump, “si tratta di un sacco di posti di lavoro per gli USA e un sacco di sicurezza per il Giappone”. Più chiaro Trump non poteva essere.
Trump è un presidente fanfarone ed arrogante ma non è uno stupido, sa di dover combattere i suoi nemici interni del “deep State” che lo condizionano in tutti i suoi movimenti e che aspettano un suo passo falso per farlo fuori, possibilmente con un “impeachment” o forse anche in un altro modo traumatico.

Alcuni analisti sostengono che il presidente si finga pazzo per potersi muovere a modo suo e seguire una sua linea nascosta di politica estera, altri lo vedono come un burattino nelle mani delle lobby che gestiscono il reale potere negli USA, in ogni caso è sicuro che Trump non controlla nè la CIA nè il Pentagono e il Dipartimento di Stato, e questi organismi sono anche in lotta fra loro, come emerso dalle dichiarazioni contrastanti dei funzionari della Amministrazione di Washington. Tuttavia, per descrivere chi gestisce il vero potere negli USA occorrerebbe scrivere un trattato di molte pagine e non è questa la sede.

Quello che sembra evidente è che Trump sta operando con il premier nord coreano Kim Jong-un in modo da provocare senza affondare, in Latino America lo chiamano “picar la cresta”, con la finalità di incrementare il livello delle sue minacce e spaventare i paesi della regione.
Con queste azioni Trump sembra disporre della “bacchetta magica” della salvezza: lui provoca la crisi e poi ne propone il rimedio. Di fatto Trump non ha perso occasione per seguitare a stuzzicare il leader nord coreano definendolo ora “dittatore”, ora dicendo che “è finito il tempo del dialogo”, e che gli USA sono pronti ad usare tutto il loro potere militare per distruggere la nazione nord coreana.

Missili della Nord Corea

Si sono fatte varie ipotesi fra cui quella di una possibile invasione miltare in collaborazione con il Giappone che metterebbe la “carne da cannone” per distruggere gli armamenti coreani ma si è anche paventata la possibilità che la Nord Corea possa usare anche le sue armi chimiche e batteriologiche.
D’altra parte Trump è uscito al momento con le mani vuote dal suo viaggio in Giappone e non sembra che abbia ancora ottenuto nero su bianco i contratti di acquisto di armi che, al contrario, aveva ottenuto nel suo viaggio in Arabia Saudita paventando la minaccia dell’Iran. Per il “piazzista” Trump il viaggio in Asia è stato un costo senza apportare “ordinativi sostanziali” per l’apparato militare/Industiale USA, famelico di guerre per ottenere commesse di armamenti e relativi profitti.

Non è importante che sia la Corea del Nord, l’Iran, l’Ucraina o il Venezuela, quello che conta per l‘apparato militare industriale USA è che partano al più presto altre guerre che giustifichino le produzioni ed i posti di lavoro mantenuti nelle grandi industrie degli armamanenti.
I pretesti per le guerre si trovano facilmente dalle “armi di distruzioni di massa” alla necessità di “portare la democrazia” o quella della difesa dei “diritti umani” , ecc.. L’apparato dei mega media della propaganda, dalla CNN alla Reuters, alla CBC, alla Fox News, al New York Times e tutti gli altri network è sempre pronto a orchestrare un’altra campagna di propaganda, che potrà rimbalzare poi in Europa sulla BBC, su Le Monde, su Repubblica o sulla RAI e su Corriere della Sera e La Stampa.

Sull’altra sponda c’è questo bizarro dittatore nord coreano, Kim Jong-un, dipinto come “il pazzo dittatore”, il male assoluto, quello che si diverte ad uccidere i suoi ministri, cortigiani e familiari. Sarà così come dicono ma non cè una volta che gli USA non muovano guerra contro un paese che non sia uno “stato canaglia”. Era stato così per Milosevic, per Saddam Hussein, per Noriega, per Gheddafi e tanti altri. Pochi i sopravvissuti e molti gli assassinati senza processo, sarà un caso anche questo, una sfortunata coincidenza. Sarà che gli USA siano i portatori del “bene assoluto”, investiti della “mission” del “poliziotto del mondo? Tanto vale chiudere l’ONU che sopravvive ormai come “Ente Inutile”.

Esiste però un problema reale: qualsiasi paese che sia non conforme agli interessi degli USA o in contrasto con Washington, sa che prima o poi deve aspettarsi un intervento diretto in stile Libia 2011 o una “primavera araba”. Non si scappa da questa alternativa.
In particolare, se si tratta di un paese che disponga di risorse petrolifere (come l’Iraq) o che si trovi su una rotta strategica (come lo Yemen). Allora prima o poi è sicuro l’intervento di “regime change” con uno dei pretesti favoriti da Washington, in forma diretta o indiretta mediante gli alleati di ferro degli USA disposta anche a fare il “lavoro sporco”, come sta facendo l’Arabia Saudita nello Yemen o come hanno cercato di fare le armate di mercenari jihadisti in Siria.

Misile dalla Corea del Nord

Questo spinge i vari presidenti e premier di Stati esposti a questi rischi a farsi una “polizza di assicurazione” che può essere anche una garanzia di sopravvivenza che evita loro di fare la fine di un Gheddafi o come Saddam Hussein. Visto che gli accordi scritti dagli USA non contano e sono carta straccia (gli USA li ripudiano in qualsiasi momento, vedi accordi di Parigi su clima o patto sul nucleare con Iran) l’unico modo di garantirsi è quello di dotarsi di armamenti nucleari. Questo spiega la corsa al nucleare che presto interesserà molte altre nazioni oltre a quelle che già dispongono delle armi nucleari.

Il mondo sarà sempre meno un “posto sicuro”, sarà bene abituarsi.

Fonte: controinformazione