L’azzardo non è un gioco, ma una dipendenza

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Si è tenuto a Roma un convegno per presentare “(S)lottiamo contro l’azzardo”, un sussidio a cura della Caritas

“A Roma emergenza azzardo”. Molto forte il monito del Direttore della Caritas romana, mons. Enrico Feroci. Per il presule si tratta di una “droga dalla quale è difficile disintossicarsi”. L’evento “L’azzardo non è un gioco. E le famiglie lo sanno bene”, organizzato lo scorso 5 ottobre scorso dall’Associazione “Identità Cristiana” nella parrocchia di San Gregorio Barbarigo, nell’ambito della Settimana della Famiglia (1-8 ottobre) del Forum Famiglie del Lazio è stato l’occasione per presentare “(S)lottiamo contro l’azzardo”, il nuovo sussidio a cura dell’Ufficio prevenzione della Caritas di Roma contro il gioco d’azzardo.

L’azzardo è una piaga sociale a livello nazionale ed è una vera e propria emergenza drammatica nella Capitale – ha detto Feroci – dove “interi quartieri sembrano piccole e nascoste Las Vegas, con le false luci di insegne che promettono soldi facili e vincite senza fatica a chi vive nel buio di solitudine ed emarginazione”.

Sono sempre più attivi e frequentati i centri di ascolto della Caritas ai quali si rivolgono persone di ogni età e  famiglie rovinate dal gioco. Tanti i parroci che accompagnano con la pastorale fedeli incastrati nei debiti di quello che ambiguamente viene chiamato gioco. “Ci sono anziani che perdono la pensione e tutto quello che hanno e i problemi ricadono sulle famiglie”, ha riferito Feroci. Purtroppo, ci sono anche i bambini, facili prede delle “trappole seduttive” dei “gratta e vinci”, dei giochi online e delle slot machines congegnate per loro. La Caritas è impegnata, oltre che nell’accoglienza di chi cerca aiuto, nella denuncia e nella prevenzione.

Una “dipendenza senza sostanza”, dalla quale “è difficilissimo disintossicarsi, una nuova forma di malattia sociale, una droga”. Senza mezzi termini o ipocrisie le parole del vicepresidente dell’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattoliciPasquale Laselva. Secondo i rilevamenti, peraltro di qualche anno fa, ​la media nazionale di ragazzi tra i 15 e i 24 anni che hanno giocato al videopoker o con le slot machine è del 46 per cento: quasi al metà dei giovani di questa fascia d’età ha sperimentato prima o poi il brivido della puntata. “E non c’è di che stupirsi. È normale che i ragazzi, gli adolescenti prima degli altri, siano grandi giocatori. È la sfida che li tenta com’è giusto che sia a quell’età. Sbagliato è che decidano di sperimentarsi, di mettersi alla prova sul tavolo da gioco. Che è sempre meno reale e sempre più virtuale, raggiungibile con un collegamento internet, da casa”.

GIOCO con ALEA con POSTA in DENARO. Un’esametro da scomporre. Le parole sono importanti – urlava Nanni Moretti in “Palombella rossa” – talmente importanti che c’è chi investe denaro e tempo sulle parole per deformarle e svuotarle: è il caso della lobby dell’azzardo legale che preferisce parlare di “gioco pubblico” o di “gioco con alea con posta in denaro”. Ma dietro le parole, osserva Maurizio Fiasco, si nasconde un’amara verità: il tradimento degli intellettuali che, lavorando alla manipolazione di quelle parole, hanno finito per tradire la Costituzione e il patto di convivenza.

Quello dell’azzardo è un mercato “costruito in modo artificiale dai potentati internazionali”, ma che è diventato “drammaticamente reale”, con un giro d’affari aumentato di oltre 800 volte dal 2000 al 2016, passando da 10miliardi di euro a quasi 90 miliardi. Per Maurizio Fiasco, della Consulta nazionale anti-usura, si tratta di un “mercato spaventoso”, cresciuto “in una condizione di peggioramento del reddito e della qualità della vita degli italiani”, sfruttando la sofferenza delle persone. Fiasco ha svelato alcune “imposture” nel contrasto al gioco d’azzardo: il “riordino del settore”, che consiste in realtà in un rilancio; il numero verde (800.5588212) lanciato nei giorni scorsi, come primo strumento di sostegno, che è però gestito dagli stessi che detengono il monopolio del comparto.

Così, “lo Stato, mentre arretra dai suoi compiti di garanzia dei diritti fondamentali dei cittadini, come la salute, l’istruzione, il lavoro, alimenta la dipendenza dal gioco”, anche attraverso forme di pubblicità diretta o indiretta, e perfino occulta.

“Legalizzare l’azzardo non è servito a tenere fuori la criminalità organizzata, anzi, gli affari delle mafie sono cresciuti in modo esponenziale”. Il giornalista di Avvenire Antonio Maria Mira ha infatti citato il rapporto della Procura nazionale antimafia secondo il quale grande attenzione viene posta alla presenza nel sistema legale di “infiltrazioni” che gestiscono direttamente il comparto, spesso attraverso prestanomi, mentre è rimasta attiva la componente illegale e clandestina. Il compito degli operatori dell’informazione è di dire la verità  e “sbugiardare le falsità”, facendo informazione realmente libera, senza accettare alcuna forma di finanziamento dalle lobbies dell’azzardo, neppure attraverso le inserzioni pubblicitarie.

“Nei nostri bar niente slot machine“. Le buone pratiche sono possibili e vanno aiutate. Carlo Cefaloni del Movimento Slot Mob ha portato la testimonianza dei tanti momenti organizzati in tutta Italia per aiutare gli esercenti a dire e mettere in pratica lo slogan “Nei nostri bar niente slot machine”. In tanti hanno detto “no” all’installazione di slot machine nei loro bar, anteponendo la lotta al gioco d’azzardo al ritorno economico: “La presenza invasiva, ossessiva e crescente dell’azzardo in Italia è un fenomeno sfuggito dalle mani di un apprendista stregone. Come un moderno Robin Hood alla rovescia, accumula ricchezze togliendo ai più bisognosi”. Una presenza che “devasta il tessuto sociale delle nostre comunità fino a divorare l’esistenza di persone e famiglie alle prese con la più grave crisi economica del dopoguerra. Produce una cultura che mina gravemente il bene comune e il tentativo di una ripresa economica perché infonde nelle menti dei cittadini l’idea che la ricchezza non nasce dal lavoro e dal legame solidale ma è un regalo capriccioso della dea fortuna”, così ha concluso Cefaloni.

“È un danno alle persone, alle famiglie, alla società. Pertanto, nel contrasto all’azzardo bisogna far convergere l’impegno di tutti, non soltanto degli specialisti. Sono molto contento  di aver messo insieme in questo evento amici ed esperti che da tempo girano per l’Italia, lavorano e combattono sul campo in questo campo, una vera e propria task force”, così conclude Paolo Voltaggio, Presidente di Identità Cristiana, associazione promotrice dell’evento.

“Ma non basta. Serve l’impegno di tutti noi per monitorare il fenomeno, mantenere alta l’attenzione  e stare vicino a chi è caduto nella spirale dell’azzardo. Serve l’impegno della politica nel fare leggi coraggiose di prevenzione e contrasto al fenomeno e nel limitare al massimo proventi fiscali del gioco d’azzardo utilizzato come coperta per i problemi del bilancio statale. Servono comportamenti virtuosi del mondo imprenditoriale, della pubblicità e dei personaggi del mondo dello spettacolo, spesso testimonial di colossi dell’azzardo. Chi ha orecchie per intendere, intenda”, così ha concluso Paolo Voltaggio, assicurando che la Associazione Identità Cristiana, continuerà a promuovere iniziative su questo tema che considera ormai un suo vero e proprio “core business”.

fonte: interris