Le conseguenze di 2044 test nucleari (l’equivalente di 35000 bombe di Hiroshima) VIDEO

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LE CONSEGUENZE SUL CLIMA DEI TEST NUCLEARI: PERCHÉ NON SONO STATE INDAGATE?

Proponiamo un interessante commento, trovato su un meteoforum, che pone domande che dovrebbero interessare un po’ tutti, ma non ci risulta che siano state fatte indagini approfondite in questa direzione.

Secondo Greenpeace, sono stati circa 2 044 i test condotti fino all’aprile 1996, 711 dei quali nell’atmosfera o in aree marine, per una potenza complessiva di 438 megatoni, ossia l’equivalente di circa 35 000 bombe di Hiroshima. Queste esplosioni hanno portato alla dispersione nell’ambiente di circa 3 800 chilogrammi di plutonio e di circa 4 200 chilogrammi di uranio.  Ma i test hanno avuto molteplici effetti sulla biosfera.

Prendendo in esame l’effetto che tali test possono aver avuto sul clima, è d’obbligo chiedersi: ci sono studi scientifici che analizzano in che modo le esplosioni atomiche possono aver influenzato il clima? 

Il punto di partenza per le riflessioni che seguono è il gran freddo del 1956. La fisica atomica e la chimica dell’atmosfera hanno avuto a che fare con gli esperimenti di quel periodo? Non c’è alcun dubbio. Ricordiamo un documento pubblicato pochi giorni fa:

Nel 1960 la CIA ha scritto un Memorandum con il titolo “Climate control” firmato dal Generale Charles P. Cabell. Erano i tempi della Guerra Fredda e furono proposti lo sviluppo del controllo climatico e della meteorologia come arma da guerra, non solo per la difesa ma per il dominio territoriale, anche globale (vedi J.B. Johnson).

Il documento parla di controllo di clima, acqua, cibo, sottolineando l’importanza dell’energia nucleare per mettere in pratica le manipolazioni atmosferiche. Infatti, molti degli scienziati-militari impegnati nel settore della manipolazione climatica vengono dal settore nucleare, basti pensare ad Edward Teller. Erano gli anni più caldi dei test atomici e sulle vere intenzioni di queste ‘sperimentazioni’ sappiamo molto poco. LEGGI QUI  Memorandum CIA 1960

Le esplosioni nucleari influenzano il clima?

Apro questo thread per confrontarmi il più possibile con voi tutti su questo delicato argomento. Per tutti l’inverno del 1955 è stato molto rigido, ma non solo per quanto riguarda il comparto europeo, ma come ben descritto su questo articolo colpi con molta violenza l’intero globo. Loro danno la colpa ai cicli lunari, ma per me (ed è anche insinuato dal meteogiornale ) questo potrebbe avere radici più profonde ed essere legato alla concentrazione di test nucleari in atto nel periodo post bellico e legato all’ inizio della guerra fredda.
Questo grafico riassume il numero degli esperimenti nucleari fatti nello scorso secolo dall’ uomo.

Ed in effetti se andiamo a vedere nel 1954/55 il numero degli esperimenti era stato ridotto, ma da questa semplice tabella, ho voluto osservare con molto più interesse alcuni dati.
Il primo se il numero corrisponde anche alla stessa potenza espressa in aria da esse, perché non tutti i test sono stati effettuati “in aria aperta” ma alcuni sono stati sviluppati anche nelle profondità sottomarine.
Ed ho scoperto che nel 1952 ci fù il primo test nucleare di nome Ivy Mike in cui venne provata la prima bomba H (ad idrogeno, mentre invece fino a qel momento erano bombe A) della potenza ragguardevole di 10 megatoni.
Ma è nel marzo del 1954 che fu effettuato il più grande esperimento nucleare (di nome Castle Bravo) eseguito dalle isole Marshall dall’ esercito degli stati uniti.
Cito da Wikipedia: Il “fungo atomico” prodotto da Bravo raggiunse un’altezza di quasi 15 km ed un diametro di circa 12 nel giro di neanche un minuto; dopo dieci minuti, l’altezza arrivò a 40 km e il diametro a 100. Il fallout radioattivo, amplificato dal fatto che Bravo fu fatto esplodere praticamente al suolo, a causa di venti sfavorevoli (rilevati ma non considerati un fattore decisivo per annullare o posticipare il test) raggiunse i vicini atolli di Rongrik e Rongelap (abitati e, in tutta calma, evacuati) e anche un peschereccio giapponese, il Daigo Fukuryu Maru. Tracce di radioattività causate dal testBravo furono rilevate in Australia, India, Giappone, e parte degli USA occidentali e dell’Europa.
Beh… che si potesse pensare che raggiungesse l’ Australia era anche logico, considerando che le Isole Marshall, nelle quali vennero effettuati i test sono situate in Oceania, ma in Europa e nelle coste dell’ America Occidentale, mi viene da pensare che non sia plausibile un coinvolgimento della sola zona di testing, ma altresì un coinvolgimento globale…
Il documento originale dell’esercito lo trovate qui https://www.osti.gov/opennet/servlet…E/16061854.pdf

E da qui arriviamo all’ inverno del 1955, che per quanto abbiamo potuto vedere in ogni salsa è successo quanto tutti sanno. Se ritorniamo a vedere però il grafico vediamo che è il picco dei test avviene negli anni ’60. Furono test più deboli? Per nulla. Nel 1961 venne effettuato il test con la più potente bomba atomica mai testata dall’ uomo. Venne testata dall’ esercito russo (sempre in piena aria) e venne chiamata la bomba Zar. Il suo potere esplosivo era di 50 megatoni, ovvero quasi 5000 volte quello della bomba sganciata su Hiroshima.
Ma oltre a questi fattori furono da considerare questi particolari… In primis, nonostante la bomba venne lanciata con il paracadute, l’aereo venne investito dalle radiazioni (nonostante il nocciolo fosse di piombo per evitare la contaminazione radioattiva in larga scala)
Ma quesi i dati più inquietanti, presi sempre da Wikipedia:
…nonostante il cielo fosse nuvoloso, il lampo venne visto a 1.000 chilometri di distanza
uno dei testimoni riferì di aver percepito l’abbagliamento (anche attraverso gli occhiali protettivi) e il surriscaldamento della pelle alla distanza di 270 km
un’onda d’urto venne registrata nell’insediamento di Dickson, a 700 km
vennero danneggiate le imposte in legno delle case sino a 900 km dall’ipocentro fino in Finlandia
tutti gli edifici di Severny (realizzati in mattoni e legno), a 55 km di distanza, vennero completamente distrutti; in alcuni distretti posti a centinaia di chilometri dal punto d’impatto le case in legno vennero rase al suolo, mentre quelle in pietra persero il tetto, le finestre e le porte
le comunicazioni radio rimasero interrotte per quasi un’ora su tutto l’emisfero settentrionale
l’ onda d’urto generata dall’esplosione fecero tre volte il giro della terra
il “fungo” causato dallo scoppio raggiunse l’altezza di 64 chilometri
nonostante l’esplosione fosse stata innescata nell’atmosfera, l’U.S. Geological Survey misurò una magnitudo sismica compresa tra 5,0 e 5,25 con un’onda d’urto propagata e percepita in tutto il mondo.
L’area di “completa distruzione” si estese sino a 25 chilometri dall’ipocentro, mentre si osservarono danni sostanziali alle abitazioni sino a 35 chilometri. In alcuni casi, l’irregolare propagazione dell’onda d’urto in esplosioni atmosferiche di eccezionale potenza può provocare danni sino a 1.000 chilometri di distanza.
Quindi ora verrebbe da dire ma negli anni 60 non ci furono degli inverni storici per il nostro orticello Italia maaaa…..
Prima di tutto partiamo dal grafico delle temperature globali.  La metà degli anni 60 batte notevolmente il picco degli anni del famoso 1955 ed infatti negli ambienti scientifici italiani si parlava di una possibile glaciazione negli anni 70. Da lì in poi si registra un nuovo calo delle temperature medie globali con una nuova serie di inverni freddi ed estati che tornano ad essere mediamente miti, gli anni ’60 videro inverni tutti freddi, uno su tutti l’emblematico, forse l’inverno per eccellenza in Europa, il più freddo dal Dopoguerra, il 1962/1963:
iniziato a dicembre, proseguì con un’escalation di bordate Siberiane continue, alternato a fasi Atlantiche, fino al mese di marzo, che fu ugualmente rigido; il freddo non risparmiò nessuna zona del continente, in Inghilterra, nonostante non si ebbero le gelate del Tamigi come nei secoli precedenti, risulta essere non solo il più freddo del secolo ma fra i più freddi in assoluto.
Negli anni ’60, vanno annoverati sicuramente il Febbraio 1965molto freddo in Italia ma celebre soprattutto per la nevicata più abbondante nel secolo nella capitale, con 40 cm di neve; molto freddi anche i mesi di gennaio 1966 (record assoluti a Bologna -18.8°, Catania -5.0°) e gennaio 1968 (Potenza -12.2°).

Quindi vi chiedo, sia ai fisici che agli esperti di tele-connessioni, ma quanto ho scritto sopra è frutto della mia fantasia o potrebbe avere uno sfondo di verità?
le radiazioni possono aver creato uno squilibrio climatico? In quegli anni ci sono state delle coincidenze tlc in grado di interferire così tanto con il clima?
Attendo con ansia i vostri pareri.

Fonte http://forum.meteonetwork.it/oltre-la-meteo/131535-esplosioni-nucleari-possono-influenzare-clima.html

Le proteste anti-atomiche furono quasi assenti in quegli anni, mentre negli anni successivi si sono concentrate sulla costruzione delle centrali nucleari.  Un fatto strano su cui ci sarebbe da riflettere ed indagare.

“Possiamo senza dubbi affermare che la causa dell’ondata del ’56 sia stata globale, e visto che l’unica fonte naturale di un siffatto episodio sarebbe potuta essere solo una grande eruzione vulcanica di cui non abbiamo testimonianze in quegli anni, dobbiamo concludere che le vere origini di quella anomalia siano state antropiche, figlie della guerra fredda e silenziose testimonianze di quello che sarebbe potuto succedere se malauguratamente fosse scoppiato un conflitto nucleare. Infatti risalgono proprio a quegli anni gli ultimi test nucleari in superficie fatti sia dai russi che dagli americani.”

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Fonte: Nogeoingegneria