Leonardo Bonucci e la paura di spostare gli equilibri nel Milan

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La paura di spostare equilibri di Leonardo Bonucci– di Simone Orom Samorani

In riviera al mare c’è davvero pochissima gente, sono tutti a casa anche qua a godere dell’aria condizionata.

E sicuramente a seguire sul divano con ghiacciolo sulla destra e telecomando sulla sinistra, questa maxi trattativa tra due squadre che storicamente non si sarebbero scambiate neanche i porta borracce (senza nulla togliere al mestiere).

Un anno fa esultavamo davanti a casa Milan per l’arrivo inaspettato di un grandissimo campione juventino: Leonardo Bonucci.

L’entusiasmo echeggiava da settimane nel milanese per i diversi precedenti acquisti. Era una bella ciliegina sulla torta.

Poi lui, con quella faccia così fiera, piena di se nel fissare, guardare e bramare quelle sette bambine nella bacheca dei trofei. Leo, sai qual è il problema? Ti si leggeva negli occhi. La paura di indossare quella maglia.

La paura di affrontare Torino dopo tutto. La paura di rimanere. La paura di affermarti come uomo. La paura di caricarti una squadra sulle spalle.

La paura di guardare 80 mila tifosi. La paura di parlare nello spogliatoio. La paura della fascia. La paura di fare quello che non hai mai fatto.

Si perché caro Leonardo Bonucci, quando ti è stato chiesto di assumerti delle responsabilità sei sempre scappato.

Prima lo sgabello a Torino. Poi Montella (facile dargli tutte le colpe). Poi? Chi altro? Chi altro vuoi accusare per i tuoi insuccessi sportivi? Sai, perché quello che ci perde oggi sei tu.

I tifosi si dimenticheranno di te, perché cosa sono 11 mesi incontro all’eternità?

L’epilogo della storia di Leonardo Bonucci

Finalmente, caro Leonardo Bonucci, hai spostato qualche equilibrio: hai avuto la faccia tosta di dire a tutti che volevi tornare da dove te ne eri andato.

Un bambino capriccioso in confronto è più maturo: almeno piange.  Ti sei preso la fascia. Hai preteso la 19. Hai preso 10 milioni annui. Tu, Hai fatto tutto questo, per?

C’è un ragazzo, che proprio quest’anno ha compiuto 50 anni che in una bellissima intervista con Federico Buffa dice: “Io potevo dare anche la vita, il cuore, tutto, in campo. Ma quando l’arbitro fischiava io mi toglievo la maglietta e quello che era stato fatto era stato fatto. Nel bene e nel male. Fuori dal campo io sono un uomo, punto”.

Ecco Leo, per il bene che purtroppo ti voglio (perché ragazzi qualche emozione ce l’ha data anche lui) ti auguro di diventare uomo.

Meno parole, meno manifesti di amore, meno sgabelli, meno soldi, meno fasce da capitano e numeri di maglia.

Non ci saranno tifosi fuori dai cancelli di Vinovo caro Leo ad aspettarti come il figliol prodigo.

Ma ci saranno tante persone che ti chiederanno spiegazione e, se hai voglia di ascoltarmi, per una volta, stai in silenzio e gioca a pallone, che sei fortissimo.

Per il resto, ti auguro il meglio. Sarò banale, sarò sentimentale e poco interessante ma Bonucci passa il Milan resta.

Benvenuto Mattia, Alessio, Davidino e Andrea ti aspettano dietro la metà campo! Fonte Papà Van Basten e altri supereroi – Ti potrebbe interessare anche Elogio alla Follia

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