L’esonero di Carlo Ancelotti

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  • di Nicola Legrottaglie

Ci siamo incrociati spesso sul campo.

Io da giocatore, lui da allenatore avversario e l’ho sempre ammirato per la sua gentilezza inusuale e la sua correttezza, anche mediatica.

Da “allievo” mi ha sempre ispirato. Mi piacerebbe molto incontrarlo e parlare con lui. Perché Carlo Ancelotti è un esempio e uno spunto di riflessione per due diversi motivi: prima ha perso, poi ha vinto.

In cinque nazioni diverse! Campionati nazionali, tre champions league e innumerevoli altri trofei, ma la sua carriera da allenatore non era iniziata sotto i migliori auspici. La perdita dello scudetto nella pioggia di Perugia rischiava di essere un colpo troppo duro da superare, una macchia tropo difficile tra tramutare in lezione, ma ci è riuscito. Carlo si è rialzato ed è andato a vincere ovunque, insegnando che la sconfitta, anche la più dura, può essere un punto di partenza, non la fine.

Il secondo insegnamento ci arriva oggi: esonerato l’allenatore più vincente del calcio moderno. Nella vita puoi vincere quanto vuoi, ma nessun successo ti rende invincibile. La sconfitta è sempre un’ipotesi possibile, per chiunque. Tutto sta a saperla superare e lui è l’esempio di come si debba fare. Perché un vincente non è chi colleziona titoli, ma chi li costruisce sulle sconfitte. Carlo sta già costruendo il prossimo. God bless you, Mister.

Nicola Legrottaglie