L’iper-sessualizzazione genera stress, insicurezza, demoralizzazione, vergogna, ansia e persino…

0
  • di Toni Brandi

Viviamo in un mondo governato dalla “sesso – latria”. 

Il 31 luglio e il 21 dicembre di ogni anno, da qualche tempo a questa parte, si celebrano le “Giornate mondiali dell’orgasmo” (i dettagli sono a disposizione di tutti su internet). Questo basta a capire quale è uno dei frutti avvelenati del ’68, che ha radici nel pansessualismo Freudiano e si evolve nella rivoluzione sessuale di Wilhelm Reich, di cui ci stiamo cibando da decenni: il culto del sesso, centro della nostra vita, come fosse un dio.

L’avvelenamento è stato paziente, lento e graduale: determinante è stata la iper-sessualizzazione dei media. L’APA (American Psychiatric Association) ha pubblicato un rapporto nel 2007 sulla sessualizzazione dei bambinidovuta ai media e afferma come la focalizzazione sulle apparenze fisiche, auto-oggettivanti, è fattore di stress, genera insicurezza, demoralizzazione, vergogna, ansia e persino disperazione. I bambini vengono bombardati in continuazione da messaggi e scene con contenuto sessuale. Quante volte vediamo la presenza decorativa di bei corpi femminili o maschili, spesso semi nudi, accanto alla merce in vendita?

Sempre nel rapporto dell’APA, si sottolinea come l’iper-sessualizzazione predisponga all’uso della pornografia e comporti quindi rischi di molestie e abusi, problemi in famiglia, nei rapporti sessuali con il coniuge, meno ore di lavoro e meno sonno. Le persone desiderano essere come i modelli proposti dai media: corpi vuoti di personalità e di coscienza concentrati sul presente e sulla continua ricerca del piacere fine a se stesso. Perciò si diffondono sempre più le perversioni: omosessualità, pedofilia, transgenderismo e svariate impensabili parafilie. Molte, è vero, sono sempre esistite, ma oggi vengono “normalizzate” in nome della falsa libertà che rende l’uomo sempre più solo, squilibrato e insoddisfatto.

È necessario prenderne coscienza. I bambini si devono sentire amati, valorizzati per quello che sono, speciali, capaci di donare amore, aiuto. Devono capire che il rapporto sessuale “tout court” non sigilla nulla, non apre speranze e orizzonti nella storia personale dei due. Se il desiderio di unione fisica non è incastonato nell’amore, se l’amore erotico non è anche amore fraterno, anzi, amore sponsale, l’unione è solo fisica, superficiale, fittizia, e lascerà i due esseri profondamente divisi, prima o poi delusi, estranei e più soli di prima. I bambini vanno perciò difesi dall’impatto negativo dei media, non bisogna lasciarli soli davanti a TV e internet. Invece bisogna rivalutare il pudore, la buona educazione (non dire brutte parole, non rubacchiare, non dire piccole bugie, non usare prepotenza sono tutte cose apparentemente sconnesse e invece molto ben collegate). Soprattutto, cerchiamo di sviluppare nei bambini un senso critico nei confronti dei media (“su di me la tv e la pubblicità non hanno potere”, “io voglio essere, non apparire”) e favoriamo attività alternative, giochi, sport, animali domestici, attività creative, artistiche o fisiche, con la famiglia e gli amici.

D’altro canto, bisogna offrire ai bambini una educazione all’affettività adeguata all’età, parlare a tempo debito della sessualità, coerentemente con i valori e con il rispetto del corpo proprio e quello altrui, fornire risposte vere alla curiosità del bambino. Bisogna che, crescendo, comprenda che il sesso è qualcosa di naturale, positivo, ma non è il centro né l’essenziale nella vita umana.

Difendere i bambini dagli squilibri generati dall’iper- sessualizzazione, vuol dire salvaguardare il futuro dell’umanità.

Fonte: Notizie ProVita