Se Liu Xiaobo fosse un panda, forse sarebbe salvo

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  • di Leone Grotti

Se Liu Xiaobo fosse un panda gigante, e non un misero premio Nobel per la pace, forse sarebbe salvo. Se l’intellettuale cinese – considerato dal regime comunista il nemico pubblico numero uno, rilasciato d’urgenza dal carcere dov’era detenuto ingiustamente e ricoverato in ospedale per un cancro al fegato in stadio terminale – fosse importante quanto il simpatico animale originario del Sichuan, forse ora sarebbe libero di essere portato negli Stati Uniti per ricevere cure adeguate. Ma non è così.

APPELLO DELLA MERKEL. Ieri il portavoce di Angela Merkel ha dichiarato pubblicamente che «la cancelliera è molto preoccupata per il tragico caso di Liu Xiaobo». In effetti l’ambasciata tedesca in Germania, dopo essere riuscita a far visitare l’intellettuale a un medico tedesco arrivato in Cina appositamente, lunedì ha denunciato il governo, accusandolo di essere contravvenuto ai patti permettendo che la visita fosse videoregistrata e pubblicizzata nel paese come mezzo di propaganda per esaltare l’umanità del regime. Nonostante questo, non c’è dubbio che la cancelliera avrebbe potuto fare molto di più.

«NUOVO INIZIO». Il 5 luglio, due giorni prima dell’inizio del G20 ad Amburgo, Xi Jinping è volato a Berlino dove è stato accolto con tutti gli onori dovuti a un grande capo di Stato. Durante la visita, ha elogiato le relazioni tra Germania e Cina «che stanno per avere un nuovo inizio». I due leader hanno firmato importanti contratti economici, hanno gettato le basi per la stesura di un futuro accordo di libero scambio (Berlino vuole che le sue imprese siano libere di investire in Cina senza ostacoli) e un miglioramento delle relazioni tra Pechino e Bruxelles. Inoltre, hanno condiviso la medesima preoccupazione per i cambiamenti climatici, rinnovando l’impegno per l’applicazione dell’accordo di Parigi, hanno stabilito comuni investimenti per aiutare i paesi africani a incamminarsi sulla via dello sviluppo e hanno elogiato in chiave anti-Trump la globalizzazione e il mercato libero.

DIPLOMAZIA DEL PANDA. L’incontro bilaterale, insomma, è stato un successo. Un successo sancito, appunto, dal prezioso dono di Xi Jinping, che ha portato con sé dalla Cina due panda giganti da regalare allo zoo di Berlino. La “diplomazia del panda” è da tempo diventata celebre e Pechino concede il rarissimo animale solo a quei pochi paesi con i quali intrattiene legami speciali (attualmente una dozzina). Berlino pagherà 14 milioni di euro circa per ospitare Meng Meng e Jiao Qing per 15 anni. «Penso che l’evento di oggi sia il simbolo della relazione tra i nostri due paesi», ha dichiarato una sorridente Merkel durante la cerimonia di introduzione dei due mammiferi allo zoo. «Faremo di tutto per assicurarci che si sentano a casa qui».

PASSAGGIO AL G20. L’accorato impegno della cancelliera per i due «inviati speciali della Cina» è molto bello. Peccato che tanta sollecitudine non sia stata rivolta anche alla sorte di Liu Xiaobo. E non solo: Xi, infatti, è uscito indenne e immacolato non solo dalla visita a Berlino ma anche dal passaggio al G20 di Amburgo. Nessuno ha chiesto conto a Pechino delle basi militari che sta costruendo illegalmente sulle isole contese nel Mar cinese meridionale; nessuno ha contestato l’impegno a dir poco svogliato con cui il regime (non) sta cercando di fermare la follia nucleare del dittatore nordcoreano Kim Jong-un; nessuno ha fatto menzione dell’atteggiamento quanto meno ambiguo di Pechino sui temi cruciali della globalizzazione e della lotta ai cambiamenti climatici.

SE LIU FOSSE UN PANDA. Soprattutto, nessuno ha chiesto al segretario del partito comunista cinese di rendere conto pubblicamente di un premio Nobel per la pace ridotto in fin di vita, segregato in una stanza d’ospedale sotto gli occhi scrupolosi di decine di poliziotti, al quale per anni in carcere sono state negate le cure di cui aveva bisogno, salvo rilasciarlo quando ormai «è troppo tardi» (copyright Liu Xia, moglie dell’intellettuale).
Ieri, una volta che Xi ha fatto ritorno in Cina al riparo da riflettori internazionali e conseguenze mediatiche spiacevoli, la Merkel ha invocato per l’intellettuale «un gesto umanitario». Il suo portavoce non ha voluto rivelare se il tema è stato sollevato dalla cancelliera anche durante la visita del presidente cinese. Speriamo che sia così e che abbia successo. Per ora, l’impressione è che Liu Xiaobo sia meno importante di un panda. Per i simpatici mammiferi, la cancelliera ha promesso che «faremo di tutto per assicurarci che si sentano a casa». Per il grande dissidente, neanche un accenno in una settimana, salvo quelli fuori tempo massimo.

Fonte: Tempi