Lo Stato cinese monitorerà le abitudini dei cittadini

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  • di Orlando Falena

Entro il 2020 il governo cinese adotterà il Social Credit System, un sistema di monitoraggio e valutazione dei comportamenti dei suoi cittadini. Un programma di orwelliana memoria per creare una schiavitù di pensiero condivisa.

Pensate a un sistema di valutazione, basato su chi siete, sulle vostre preferenze, su come usate il vostro tempo e con chi. Un sistema di valutazione impiegato da un organo centrale per controllare le masse e per instillare un’ideologia comune. Una torsione orwelliana verso un ranking centralizzato è quanto sta accadendo nella Cina comunista. E purtroppo, quello che ad oggi può sembrare solamente un’accurata pianificazione si sta sviluppando, arrivando a diventare una realtà nel giro di qualche anno.

Non è una notizia dell’ultima ora, anche se soltanto adesso sta assumendo dei tratti davvero inquietanti. Risale al 14 giugno 2014 la pubblicazione di un documento intitolato “Planning Outline for the Construction of a Social Credit System” da parte del Consiglio di Stato cinese. Il documento conteneva alcune linee guida per la creazione di un sistema di valutazione dei cittadini basato sui diversi comportamenti. Per adesso, la partecipazione al China’s Citizen Scores – così è chiamato il programma di valutazione – è volontaria, ma dal 2020 sarà obbligatoria per tutti. Ad ogni cittadino e ogni persona giuridica sarà attribuito un valore numerico e sarà inserito all’interno di classifica complessiva. Che lo si voglia o meno.

Le leggi che regolano questi punteggi sono però ciò che più suscitano interesse. Ma facciamo un passo indietro. Ormai è di comune conoscenza il fatto che grandi interpreti del mondo digitale hanno acquisito, nel corso del tempo, una mole enorme di dati sull’attività online degli utenti: come acquistano, di cosa parlano, quanto spendono. Da Google a Facebook ed Amazon, questi giganti si servono quotidianamente dei dati acquisiti per fornire i contenuti o i prodotti che più interessano il cliente, per rafforzare le proprie vendite o il loro posizionamento sui mercati.

Ad essi, si aggiungono poi i dati che vengono direttamente “estratti” dalla realtà offline. Per fare un esempio, i sistemi tipo Fitbit che tracciano le performance delle attività fisiche attraverso tool all’avanguardia. Molte delle nostre attività quotidiane sono già monitorate. Il passaggio successivo, tuttavia, quello della “valutazione”, ovvero dare a questi dati un valore positivo o negativo, è un problema: chi decide cosa è giusto e cosa è sbagliato? E, soprattutto, secondo quali criteri?

Il governo cinese ha voluto giustificare la creazione di questo sistema di “giudizio complessivo” – chiamato anche “Social Credit System” – poiché esso sarebbe teso a “migliorare la fiducia sociale”, costruendo una cultura della “sincerità”. Ha inoltre dato licenza per la creazione degli algoritmi valutativi ad otto compagnie private. Tra di esse troviamo China Rapid Finance, partner del principale social network cinese “Tencent” e dell’app di messaggistica “WeChat” – con più di 850 milioni di utenti attivi. Un’altra è Sesame Credit, compagnia guidata da Ant Financial Service Group (ASFG) e che gestisce AliPay, sistema di pagamento offline e online legato all’ecommerce orientale Alibaba.

L’algoritmo non è pubblico, tuttavia ne conosciamo alcuni criteri. Sesame Credit sta scrivendo un algoritmo che produrrà uno score che va dai 350 ai 950 punti. Oltre ad alcune nozioni “neutre”, come la storia di credito personale (pagamento delle bollette, ecc), la capacità di adempiere a obblighi contrattuali ed alcuni dati demografici personali, vi sono poi misure più aleatorie, relative ai comportamenti. Un esempio: se una persona gioca dieci ore al giorno ai videogiochi, ad esempio, avrà un punteggio basso. Chi compra pannolini, ad esempio, potrebbe essere un genitore, e pertanto avere un senso di responsabilità che gli consente un più alto punteggio. Altro criterio difficilmente valutabile sono le relazioni interpersonali come le amicizie online e le interazioni. Avere una cerchia costituita da persone avente un rating elevato fa aumentare il proprio punteggio e viceversa.

Ma allora perché la gente, a milioni, si sta iscrivendo a questo programma di sorveglianza? Il Social Credit System è pensato per incentivare a seguire i “buoni” comportamenti attraverso dei premi, dei “privilegi speciali” per quei cittadini con un punteggio alto. Ad esempio, uno score di 600 permette di avere un buono di acquisto da 5.000 yuan (circa 660 euro) su Alibaba. Con un punteggio di 666, si arriva addirittura ad un buono da 50.000 yuan (6.600 euro). Quelle persone con un rating basso, d’altra parte, avranno una serie di limitazioni: dalla riduzione della velocità di navigazione su internet a un accesso ridotto ai ristoranti. Per quegli score veramente bassi, si può arrivare alla rimozione del diritto di uscire dallo stato.

Entro il 2020 i cittadini cinesi saranno tutti inseriti in questo sistema di valutazione, basato su criteri voluti dallo stato centrale con un’ulteriore limitazione della libertà di parola e di azione. Questa riduzione delle libertà umane si concretizzerà in uno strano reality show generale, dove la vita non è altro che un concorso di popolarità senza fine, dove si va a gareggiare per aggiungere il punteggio più alto possibile. Una riduzione della libertà che è una censura volontaria, accettata e personalmente voluta da chi ha deciso di parteciparvi come volontario.