L’uomo più ricco del Mondo trae i propri lauti guadagni dallo sfruttamento e dall’elusione fiscale

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  • di Flaminia Camilletti

L’uomo più ricco del Mondo trae i propri lauti guadagni dallo sfruttamento e dall’elusione fiscale: un modello per tutti gli yuppies del globo.

D’oppio click e il regalo è servito. Niente più file ai negozi, niente panico regali dell’ultimo minuto. Con Amazon tutto questo diviene realtà. Milioni di persone questo Natale hanno fatto i loro regali sulla piattaforma di vendita online più famosa del mondo. L’intera lista di parenti e amici risolta semplicemente facendo un ordine online: per chi ha il contratto di abbonamento prime, probabilmente la consegna è avvenuta in pochissime ore. È il progresso. Il mondo che va avanti ancora una volta e se mentre prima l’evoluzione si mangiava le piccole botteghe del centro a favore dei grandi centri commerciali, ora sono questi ultimi a svuotarsi in favore del futuro che si realizza. Chi siamo noi per fermare tutto ciò?

oppio click e il regalo è servito. Niente più file ai negozi, niente panico regali dell’ultimo minuto. Con Amazon tutto questo diviene realtà. Milioni di persone questo Natale hanno fatto i loro regali sulla piattaforma di vendita online più famosa del mondo. L’intera lista di parenti e amici risolta semplicemente facendo un ordine online: per chi ha il contratto di abbonamento prime, probabilmente la consegna è avvenuta in pochissime ore. È il progresso. Il mondo che va avanti ancora una volta e se mentre prima l’evoluzione si mangiava le piccole botteghe del centro a favore dei grandi centri commerciali, ora sono questi ultimi a svuotarsi in favore del futuro che si realizza. Chi siamo noi per fermare tutto ciò?

Non importa se poi l’economia non gira più e gli unici ad arricchirsi diventano sempre i pochi ricchissimi del mondo. Il proprietario di Amazon, Jeff Bezos, è l’uomo più ricco del mondo, possiede 92,3 miliardi di dollari. Forse dopo queste feste anche di più. Oltretutto questo squalo non paga neanche le tasse, motivo per cui riesce a realizzare prezzi più concorrenziali, rendendo insostenibile la sopravvivenza di tutti gli altri. Come con foodora e deliveroo, chi permette di far vivere ai propri clienti questo lusso è un esercito di schiavi. Migliaia di lavoratori stipendiati da mr. Amazon per lavorare al secondo. Gli standard lavorativi infatti sono pessimi: per otto ore non si può avere il telefono, si è monitorati costantemente con un computerino attraverso il quale si registra quanti movimenti si fanno al minuto. Al momento dell’assunzione, il personale ti insegna anche che tipo di camminata possa essere adatta per gli standard aziendali. Insomma un lavoro al limite dello sfruttamento.

È evidente infatti che questa vertenza esce dai confini del rapporto di lavoro delle maestranze del magazzino di Castelsangiovanni ed investe le dinamiche di un modello di sviluppo economico che appare sempre più finalizzato a depredare, piuttosto che a sviluppare. Quando ci si chiede cosa si può fare per migliorare le condizioni di lavoro di queste persone, la risposta è semplice. Ma come si potrebbe rinunciare a quel telefono appena uscito o a quella bella borsa consegnate direttamente a casa con tanto di eventuale pacchetto pronto? Inutile intestardirsi, il futuro è obbligato. I regali non saranno più scelti dalle vetrine e lo shopping si farà sempre di più online e sempre meno nella realtà, interagendo con veri venditori. Qualcuno dovrà pur fare il lavoro sporco. E forse va bene così, salvo poi ricordarsi di non fare i finti moralisti sotto l’albero con la scusa che a Natale siamo tutti più buoni.

Fonte: L’INTELLETTUALE DISSIDENTE