Chernobyl, lupo contaminato esce dalla zona di esclusione: ecco i possibili rischi

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in foto: In rosso lo spostamento del lupo grigio. Credit: Byrne et al.

Il lupo di Chernobyl contaminato si è spostato dalla zona di alienazione: rischio geni mutanti – di Andrea Centini

Un lupo della Zona di alienazione di Chernobyl altamente contaminata si è allontanato di 300 chilometri, raggiungendo aree prive di radiazioni.

I suoi geni mutati potrebbero diffondersi nelle popolazioni locali, con effetti sconosciuti sotto il profilo della conservazione.

Per la prima volta sono stati documentati gli spostamenti di un lupo nato in un’area fortemente contaminata di Chernobyl, che è arrivato a ben 300 chilometri di distanza dalla sua ‘casa’.

Il passaggio della fauna selvatica dalla Zona di esclusione – o Zona di alienazione – di Chernobyl (CEZ) a quelle non contaminate circostanti pone in essere un rischio da non sottovalutare, cioè la diffusione nelle popolazioni di geni mutati a causa delle radiazioni.

Gli effetti sulla conservazione delle specie coinvolte sono incerti e potenzialmente inquietanti.

A rendere particolarmente significativo il fenomeno per i lupi, il fatto che la concentrazione di questi animali nella CEZ – così contaminata da essere considerata inabitabile per l’uomo – è sette volte superiore rispetto a quella rilevata nelle aree limitrofe.

In pratica, come suggerisce il copioso team internazionale di studiosi che ha coordinato l’indagine, la zona radioattiva sta agendo come una vera e propria riserva naturale.

Il lupo grigio (Canis lupus) ha semplicemente approfittato dell’assenza dell’uomo per colonizzarla in lungo e in largo Chernobyl.

E ora stanno ‘esplorando’ anche il mondo esterno, con un potenziale carico di geni mutati dalle conseguenze sconosciute.

Gli studiosi, coordinati dal professor Michael E. Byrne, docente di Ecologia della fauna selvatica presso l’Università del Missouri di Columbia (Stati Uniti), nel 2015 hanno rintracciato nella porzione bielorussa della CEZ:

14 lupi, 13 adulti con età superiore ai 2 anni e un esemplare più giovane con un’età compresa tra 1 e 2 anni.

A tutti quanti è stato applicato un radiocollare per monitorarne gli spostamenti.

Mentre gli esemplari adulti sono rimasti nella CEZ, il giovane ha mostrato sin da subito un chiaro interesse per l’esplorazione.

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In 21 giorni è finito a oltre 300 chilometri di distanza dalla Zona di esclusione di Chernobyl (dove non si può vivere ma è consentito il turismo).

L’ultimo segnale del radiocollare è stato inviato mesi dopo essersi sganciato automaticamente dal lupo, quindi gli studiosi non sanno che fine abbia fatto il predatore.

“Invece di essere un buco nero ecologico, la zona di esclusione di Chernobyl potrebbe effettivamente fungere da fonte di vita per aiutare altre popolazioni della regione, e queste scoperte potrebbero non riguardare soltanto i lupi – è ragionevole pensare che anche altri animali si stiano spostando”

ha dichiarato a Live Science il professor Byrne. I lupi monitorati, ha sottolineato con ironia il docente, “non erano illuminati, avevano tutti quattro zampe, due occhi e una coda”,

facendo riferimento ai potenziali effetti delle mutazioni, aggiungendo che la potenziale diffusione delle mutazioni sarà un’area di interessante ricerca futura.

“È qualcosa di cui non mi preoccuperei”, ha comunque dichiarato lo studioso.

I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica European Journal of Wildlife Research. Fonte: scienze.fanpage.it