Mamma denuncia: “Mia figlia, discriminata a scuola perché cattolica”

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  • di Simone Pellegrini

Unica italiana in una classe di 18 stranieri a Modena, la bambina ha dovuto cambiare istituto per potersi integrare

È preoccupazione diffusa quella di integrare i bambini d’origine straniera. Specie a scuola, si assiste talvolta a veri e propri rinnegamenti delle tradizioni cristiane pur di assecondare un concetto di laicità che vede nella pubblica confessione della fede cattolica un’offesa nei confronti delle altre religioni.

Quanto avvenuto a Modena nei giorni scorsi, tuttavia, dimostra che talvolta il rischio di ritrovarsi emarginati lo corrono i bambini italiani, di fede cattolica. La scorsa settimana una mamma, Rosaria, ha deciso di rendere pubblica la vicenda che ha visto protagonista sua figlia, una bimba che frequentava la seconda elementare dell’istituto Cittadella a Modena.

Il fatto

La piccola, unica italiana in una classe di diciotto stranieri, ha avuto difficoltà ad integrarsi. Intervistata ad Agorà su Rai3, la donna ha cercato di spiegare il disagio suo e di sua figlia nel vivere ghettizzata in una classe multiculturale: “Erano di tutte razze diverse: rumeni, marocchini, turchi, filippini, cinesi, portoricani. Lei era l’unica italiana e veniva emarginata dagli altri bambini“.

La mamma ha così deciso di far cambiare scuola alla bambina, che da pochi giorni frequenta la “Anna Frank” del Comprensivo 10. Una scelta che si è rivelata finora efficace: la bimba – stando al racconto della mamma a Il Resto del Carlino – è ora felice ed “è già riuscita ad accordarsi con due compagne di classe per fare i compiti insieme e vedersi al pomeriggio. Incontri che erano impossibili invece nell’altra scuola, dove veniva emarginata da tutti”.

Emarginata perché cattolica

Secondo la donna, il motivo dell’emarginazione di sua figlia risiedeva nella fede religiosa: “Ora posso dirlo chiaramente: (veniva emarginata) perché è cattolica. Nessuno la invitava e nessuno accettava i suoi inviti. E per questo ci soffriva molto e manifestava segni di tristezza”.

Le proteste della donna hanno provocato problemi, per lei e per sua figlia. “In queste settimane abbiamo subito tutti una forte pressione – afferma -. Me ne hanno dette di ogni. Sono persino stata offesa e minacciata da altri genitori, addirittura l’ultimo giorno mi sono venuti ad aspettare davanti alla Cittadella. Mi figlia è poi stata presa di mira da una compagna di classe. Ma ora è tutto finito. Ora può concentrarsi su studio e amiche, come è giusto che sia alla sua età”.

La sua mobilitazione è servita però ad ottenere dal provveditorato il cambio di scuola della figlia. “Le scuole ghetto – commenta – sono dannose non solo per i bambini italiani ma anche per gli immigrati che difficilmente in questo modo riusciranno a integrarsi”.

fonte: interris