Mamma risarcita perché non ha abortito: suo figlio è vivo e non va bene

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Mamma risarcita

Soddisfatti o rimborsati. Nasce Down, mamma risarcita – di Tommaso Scandroglio

Il tribunale condanna una Aulss a risarcire una mamma il cui figlio è nato con sindrome di Down.

D’ora in poi basterà portare i figli in procura per avere la garanzia di un risarcimento. Soddisfatti o rimborsati.

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Il tribunale condanna una Aulss a risarcire una mamma il cui figlio è nato con sindrome di Down. I fatti sono questi. Nel 2000 una donna è in dolce attesa.

L’Aulss 4 del Veneto Orientale e l’allora primario di ostetricia e ginecologia di Portogruaro (Venezia) la sottopongono a diversi esami, ma non ad amniocentesi e villocentesi (anche perché pericolosi per il feto). Viene al mondo un bel bambino, anche se affetto dalla sindrome di Down.

Passano gli anni e nel 2012 la mamma decide di far causa all’Aulss e al primario: se fosse stata informata che c’era la possibilità di eseguire quegli esami, li avrebbe fatti e, scoperto che il figlio era Down, avrebbe di certo abortito.

“Il medico non aveva sottoposto la donna allo screening e a nessun esame di diagnosi prenatale – fa sapere lo studio legale della donna – la gestante infatti avrebbe dovuto essere informata della possibilità di sottoporsi a uno degli esami di indagine prenatale invasiva, come amniocentesi e villocentesi, con i relativi rischi ma anche con i vantaggi di una diagnosi certa”.

Mamma risarcita, la sentenza

Il Tribunale civile di Pordenone, forte di precedenti giurisprudenziali che trattavano casi analoghi, ordina il pagamento a favore della donna di 500mila euro.

Trattasi di danno patrimoniale da nascita indesiderata del figlio causata dall’errore medico. Così il giudice Francesco Tonon ha motivato la sentenza:

“La fattispecie costituisce un caso paradigmatico di lesione di un diritto della persona, di rilievo costituzionale, che indipendentemente da un danno morale o biologico impone comunque al danneggiato di condurre giorno per giorno, nelle occasioni più minute come in quelle più importanti, una vita diversa e peggiore di quella che avrebbe altrimenti condotto”.

Quindi il mezzo milione di euro non va a riparare un danno morale – la sofferenza di crescere un figlio Down – né fisico – eventuali disturbi fisici provocati dal disagio psicologico – bensì un danno esistenziale: la donna avrebbe potuto condurre una vita più felice di quella che è invece stata costretta a condurre a causa di questo errore.

Alcune considerazioni

In primis, a dar retta alla sentenza si deve concludere che nascere con alcune imperfezioni può essere un errore.

La dignità della persona dipende da due fattori: dalla maggior o minor perfettibilità fisica o funzionale e dal fatto che questo criterio sia considerato dai genitori rilevante per attribuire al nascituro la qualifica di “figlio”.

Questi ha diritto a venire al mondo solo se accettato, altrimenti è un errore farlo nascere. In secondo luogo la sentenza assomiglia molto a quelle che risarciscono un imprenditore per lucro cessante.

Ad esempio Tizio danneggia il taxi di Caio e Tizio deve risarcire a Caio anche i mancati introiti non percepiti da questi mentre l’auto era in riparazione.

Parimenti il figlio Down ha impedito che la vita della donna potesse produrre negli anni più felicità di quella che la donna ha realmente sperimentato, dunque deve essere risarcita.

Oppure la sentenza potrebbe essere assimilata a quelle che concedono il risarcimento per ingiusta detenzione: essere stati ammanettati per anni ad un figlio non certo bello come i bambini nelle pubblicità è sicuramente un’ingiustizia.

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