Bossetti innocente? Ecco il video scandalo che tutti dovremmo vedere

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massimo bossetti

Ergastolo per Massimo Bossetti: la giusta conclusione di una tragedia o il più grande errore giudiziario degli ultimi tempi?

E’ arrivata ieri sera la notizia. La Cassazione ha confermato l’ergastolo per Massimo Bossetti, condannato in primo e secondo grado per l’omicidio di Yara Gambirasio.

Yara è stata ritrovata il 26 febbraio 2011 in un campo di Cingolo d’Isola, vicino a Brembate di Sopra, il paese dove viveva con i genitori e dal quale sparisce tre mesi esatti prima.

Il 16 giugno del 2014 le forze dell’ordine arrestano Massimo Bossetti, muratore, padre di tre figli, con l’accusa di aver ucciso Yara. 

Dopo otto lunghi anni di inchiesta si chiude questo terribile caso. L’Italia dovrebbe festeggiare questa vittoria: l’orco è in galera.

Ma allora perché tra il pubblico in aula c’erano dei sostenitori di Massimo Bossetti? Perché leggiamo ancora tanti dubbi su questa vicenda che finalmente è stata chiusa?

In piazza Cavour a Roma, sede della Corte di Cassazione, uno striscione con la scritta: Vogliamo la verità. Bossetti innocente”.

Intervista all’avvocato di Massimo Bossetti

Qualche giorno prima della sentenza l’avvocato Salvagni ha rilasciato delle dichiarazioni a Il Dubbio in un’intervista:

«Il mio assistito è stato condannato sulla base della prova del dna ottenuta però fuori da un contraddittorio, caratterizzata da un numero incredibile di anomalie. Si tratta di una prova in se stessa contraddittoria, su cui la difesa non ha potuto fare alcuna perizia».

Infatti, come leggiamo nel ricorso, «l’unico dato certo in questo processo è che il risultato del dna nucleare è stato ottenuto in modo unilaterale, con kit scaduti, senza alcuna verifica e ripetizione come sancito dai protocolli, senza identificazione, nonostante la decantata purezza e quantità, della provenienza biologica (saliva, sangue o altro) ed è in clamorosa contraddizione con quello del dna mitocondriale, parimenti valido. Come poter dare credito ad un simile dato?»

Il processo di Yara è diventato un caso mediatico, con un’attenzione sempre più morbosa, ossessiva da parte dell’informazione. E questo ha delle conseguenze drammatiche nei confronti del giusto processo.

Serve un colpevole, costi quel costi, aldilà del principio di “oltre ogni ragionevole dubbio”. L’Italia ormai lo pretende, ci vuole il lieto fine.

Letizia Ruggeri, il pm del caso Yara, ha trovato il colpevole e ne ha le prove. Cerca di placare le critiche spiegando che questo modo di procedere «sgombera il campo dall’idea di voler trovare a tutti i costi un colpevole».

Continua «Non vi sono spazi di discussione – ha aggiunto – per quanto riguarda la validità del lavoro scientifico svolto dal Ris e dai consulenti».

Ieri la sentenza. Un uomo è stato condannato. La speranza è che non sia il più grande errore giudiziario del nostro Paese.