Messi sanguinante in carcere: così l’Isis minaccia i Mondiali di calcio

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L’immagine pubblicata su un sito vicino al Califfato diffusa dal portale Site

L’Isis continua ad arretrare sul terreno sia in Siria che in Iraq ma i terroristi islamici non hanno alcuna intenzione di arrendersi. Anzi, rilanciano. E così il loro prossimo obiettivo diventa (o almeno questa è la minaccia) il prossimo campionato del mondo di calcio in programma nel 2018 in Russia. Il tanto odiato football, gioco proibito nelle terre del Califfato nero, viene messo nel mirino utilizzando l’immagine di uno dei calciatori più popolari del pianeta, Lionel Messi. La notizia è stata rilanciata da Site, il portale web americano di Rita Katz che monitora costantemente la rete alla ricerca di propaganda e notizie dei terroristi.

Le minacce

Il sito della al-Wafa Media Foundation, un portale legato all’Isis, ha pubblicato una foto del campione del Barcellona e della nazionale argentina, dietro le sbarre, con abiti da carcerato su cui spiccano nome e numero di matricola, mentre dall’occhio sinistro cola del sangue. Al di sotto il cerchio con il simbolo dell’Isis e la scritta in inglese “just terrorism”.

Accanto alla foto di Messi la scritta, sempre in inglese “State combattendo uno stato che non ha la parola fallimento nel suo vocabolario”. Certamente la “potenza di fuoco” dello Stato islamico è stata pesantemente ridotta ma non vanno sottovalutate le minacce, che potrebbero essere affidate comunque a cellule nascoste in Europa o a “lupi solitari”, sempre difficili da individuare e controllare. Per questo continua senza sosta il lavoro di intelligence dei servizi italiani e di tutto l’Occidente.

L’offensiva militare

Intanto, sul piano dell’offensiva militare, le forze governative irachene si preparano all’attacco finale per conquistare le ultime roccaforti dello Stato islamico nella regione occidentale di Anbar, al confine con la Siria. Lo riferiscono le tv filogovernativa irachena al Iraqiya e la panaraba filo-iraniana al Mayadin, che citano il premier iracheno Haidar al Abadi e dirigenti militari delle milizie sciite irachene vicine all’Iran. Le fonti precisano che l’offensiva su Anbar mira a “liberare” le località di Rawa e Qaim, a ridosso del confine con la Siria. La tv al Mayadin riferisce inoltre che parallelamente all’offensiva irachena, le truppe di Damasco, anch’esse sostenute da milizie sciite filo-iraniane e dall’aviazione russa, spingono la loro offensiva lungo l’Eufrate fino al confine con l’Iraq verso la località frontaliera siriana di Abukamal, limitrofa con la cittadina irachena di Qaim.

Fonte: interris