Milano, benzodiazepine nel drink di una 22enne e poi la violentano in 3

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Stordita e violentata: tre in manette

La svolta sul caso Milano

Era la notte tra il 13 e il 14 aprile scorsi quando una ragazza 22enne italiana aveva accettato l’invito di un 29enne, con cui era uscita un paio di volte, ad andare insieme in un locale. Una serata che si era poi trasformata in un incubo, come raccontato dalla vittima: era stata narcotizzata con la “droga dello stupro”, versata in un drink all’interno del locale, a Milano. Poi era stata violentata.

Ora i carabinieri hanno arrestato tre italiani di 22, 29 e 48 anni, gli ultimi due con precedenti specifici. In base a quanto emerso la giovane si è fidata dell’amico. È salita in auto con lui e due suoi amici e li ha seguiti in un locale.  Durante la serata ha bevuto diversi drink, alcuni dei quali consegnati direttamente dall’uomo.

Le telecamere nel locale hanno registrato i momenti, tre in tutto, in cui nel bicchiere della giovane vengono versate le benzodiazepine, la cosiddetta droga dello stupro, che cancella i ricordi.

Una volta persi i sensi e la memoria la 22enne è stata portata in un appartamento in Brianza, e per diverse ore è stata abusata. Lì si è svegliata, il giorno dopo, in stato confusionale e mezza nuda. Presa dal panico, ha chiamato il primo numero in rubrica e ha chiesto aiuto ma a quel punto anche gli aggressori si sono svegliati e hanno detto che l’avrebbero accompagnata a casa.

Secondo quanto ricostruito dalla vittima i tre hanno anche fatto credere alla ragazza di essersi drogata. Una volta arrivata a casa la 22enne ha iniziato ad accusare alcuni dolori e avere anche dei flash sulla notte trascorsa in quella casa. Ha così deciso di andare in ospedale: alla clinica Mangiagalli i medici hanno confermato la violenza e le analisi hanno rivelato un livello molto alto di benzodiazepine nel sangue, superiore di oltre quattro volte quello massimo.

Dagli stessi rilievi sono anche emersi i Dna di due degli arrestati, il 22enne e il 29enne, mentre il coinvolgimento del terzo uomo è emerso durante delle intercettazioni telefoniche. I tre non hanno confessato ma le evidenze probatorie sono sufficienti da contestare il reato di violenza sessuale. Fondamentali anche le immagini fornite dai proprietari del pub e la coincidenza di telefonate fra i tre.

Fonte: IL GIORNALE D’ITALIA