“MOBILITÀ PROFESSIONALE IN EUROPA”. LE VIE DELL’IDEOLOGIA SONO INFINITE

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  • di Diego Fusaro

“Un’esperienza di lavoro in Europa. Borsa di mobilità professionale”. Così possono leggere in questi giorni i cittadini di Firenze in giro per la città che fu di Dante e di Machiavelli e che ora pare essersi liberata da questi polverosi spiriti del passato e “aperta” al mondialismo sans frontières. Le vie dell’ideologia e della neolingua liberista sono infinite.

Analizziamo rapidamente e per sommi capi lo storytelling della pubblicità che sta deliziando i fiorentini con “nessun limite di età”, come si perita di precisare trionfalmente il cartellone.

In primo luogo, l’esperienza si svolge in Europa. Sì, in Europa: non in Italia, manco quest’ultima fosse ubicata altrove rispetto al vecchio continente. L’Europa è ab intrinseco buona, positiva e degna: lo sappiamo, non passa istante che non ce lo ripetano. Tutto ciò che è nazionale, locale, strapaesano, è, al contrario, negativo, oltranzista, premoderno e, per ciò stesso, degno di essere archiviato. Se l’esperienza si svolge in Europa, dunque, non può che essere positiva, quale che sia.

In secondo luogo, “mobilità professionale”: il nuovo valore sacro del capitalismo flessibile postfordista, che ci vuole tutti erranti e senza patria, precari e migranti. In una parola, in mobilità perpetua per tutti (senza limiti di età), come atomi consegnati a un’erranza planetaria dettata dalle logiche sradicanti del capitale liquido-finanziario. Il quale sposta coattivamente individui e popoli, produzione e merci: “libera circolazione delle merci e delle persone”, ecco la nobilitante etichetta con cui la neolingua santifica i processi dello sradicamento, della deterritorializzazione, dell’espatrio coatto imposti dalle dinamiche della valorizzazione illimitata del valore.

Vengo così al terzo e ultimo punto che voglio qui affrontare. Occorre essere mobili, sempre e comunque: senza “nessun limite di età”. Viene presentato come un pregio quella che è una condanna: perché mai dovrebbe giubilare per la “mobilità professionale”, ossia per la coazione allo sradicamento, un quarantenne, o un cinquantenne, magari con una famiglia e una casa, supponiamo, a Genova o a Palermo? Il capitale ha dichiarato guerra a ogni forma di radicamento, sia a quello etico (familiare, valoriale, ecc.), sia a quello territoriale (deterritorializzazione, homines migrantes, ecc.). Fin da giovani si è ortopedizzati e indotti ad assumere un’adeguata postura cosmopolita votata all’espatrio coatto vissuto con ebete e gaudente euforia: sapevate che la lettera “m” dell’acronimo Erasmus sta per “mobility” (European Region Action Scheme for the Mobility of University Students)? Si comincia da piccoli, dunque, con l’indottrinamento.

Ebbene sì, mobili senza limiti di età: come se fosse una delizia. Se si è mobili, non si è stabili: e se non si è stabili non ci si può costruire una famiglia, non si può abitare stabilmente in una casa e in un territorio, non si può essere cittadini. E, infatti, hanno già da tempo deciso i grandi signori apolidi della classe finanz-capitalistica che per renderci mobili ad hoc occorre annichilire ogni superstite “radice etica” (Hegel), ossia ogni forma di comunità solida e solidale centrata sulla stabilità e non sulla “mobilità”. Eccoci, allora, nel nuovo regno della condanna alla “mobilità professionale” spacciata orwellianamente per deliziosa chance emancipativa