Mondialisti contro Salvini: ecco come strumentalizzano i bambini morti in mare

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Bambini morti: l’ultima arma dei mondialisti contro Salvini – di Cristiano Puglisi

Che la sinistra, non solo italiana, volesse i migranti si era capito da tempo. Che li volesse soprattutto morti, meglio ancora se bambini, lo si scopre ora.

Non è altrimenti spiegabile lo stato di eccitazione collettiva di tutto l’ambiente liberal provocato dall’opportunità di poter finalmente sfogare contro il Governo italiano qualche protesta per le disgrazie del mare.

D’altronde le avvisaglie c’erano state. Basti ricordare che lo scrittore e intellettuale di sinistra Edoardo Albinati, qualche giorno fa, scatenando un putiferio, aveva affermato:

devo dire, con realpolitik di cui mi sono anche vergognato, ho pensato, ho desiderato che morisse qualcuno sulla nave Aquarius. 

Ho detto: adesso, se muore un bambino, io voglio vedere che cosa succede per il nostro governo. Più chiaro di così.

E infatti, a partire dalla ONG spagnola Open Arms, sono subito state mosse accuse al Governo italiano per il naufragio di un gommone avvenuto venerdì, con oltre 100 morti.

Peccato che l’incidente sia avvenuto a sei chilometri dalla costa libica, quindi in acque territoriali libiche, come hanno giustamente fatto notare le autorità di Roma.

Ma non è finita, perché ieri i media hanno acceso i riflettori sul naufragio di un altro gommone, questa volta segnalato dall’UNHCR, avvenuto sempre al largo delle coste della Libia, per il quale risulterebbero 63 dispersi.

Tuttavia, per districarsi nel bombardamento mediatico prodotto dalla solita fabbrica della mistificazione della sinistra mondialista e dei suoi agenti, che come sempre hanno prontamente e sapientemente fatto ricorso alla comunicazione emozionale (i video dei cadaveri di bambini recuperati dalle acque) per indirizzare il consenso delle masse, è necessario fare chiarezza.

Innanzitutto non si capisce per quale ragione l’Italia possa o debba avere delle responsabilità in un incidente avvenuto ben al di fuori dei suoi confini.

Per capirci è come se, per ogni sinistro stradale nel Canton Ticino o in Slovenia fosse chiamata in causa la Polizia Stradale italiana di Como o di Trieste. Non avrebbe alcun senso.

Domenica 24 giugno la Guardia Costiera italiana ha, a tal proposito, inviato un messaggio a tutte le imbarcazioni attive nei pressi della sponda libica del Mediterraneo, spiegando come, in caso di problemi al largo di quelle coste, sia necessario contattare le competenti autorità libiche e che, comunque, gli scali portuali più vicini sono quelli maltesi e tunisini, non quelli italiani.

Fatto banale certo. Ma che dimostra come finalmente si stia tornando alla normalità, dopo anni di collaborazionismo anti-nazionale dei governi di sinistra che, evidentemente, non reputavano necessario neppure il rispetto di regole sacrosante.

In tal senso, la visita del Ministro dell’Interno Matteo Salvini in Libia della scorsa settimana ha avuto un significato fondamentale, quello di dimostrare la volontà di ricostruire, oltre che un protocollo operativo per contrastare le attività di scafisti e ONG, rapporti diplomatici più intensi con uno storico Paese partner.

È il segnale che la guerra nei confronti dei nemici dell’ordine, delle multinazionali del buonismo con curiosi e ramificati rapporti internazionali, è finalmente cominciata, nel Mar Mediterraneo. Il mare dove l’Italia, nei secoli, ha sempre fatto sentire la propria voce.

Ma la guerra, purtroppo, prevede che, oltre a colpire, ci si prepari ad essere colpiti. La sinistra internazionale ha messo il nuovo Governo italiano (o, meglio, la Lega di Salvini, perché il Movimento 5 Stelle, concentrato sui vitalizi parlamentari, desta molto meno interesse) nel mirino.

La scelta di chiudere i porti alle navi delle ONG straniere è stato un momento di svolta. Lo ha fatto capire George Soros, lo speculatore e grande vecchio del progressismo mondialista con il vizietto di destabilizzare gli stati non allineati con generosi finanziamenti a poco spontanei movimenti di protesta, che proprio nei giorni della vicenda Aquarius aveva pubblicato su Twitter una frase criptica e minacciosa, promettendo di raddoppiare gli sforzi contro “nazionalismi e valori illiberali“.

Lo stesso Soros che con il Governo Gentiloni in carica veniva ricevuto con tutti gli onori a Palazzo Chigi.

Pare perciò facile da prevedere che, come nel 2011 aveva attaccato Berlusconi con la scusa dello spread, oggi la sinistra mondialista si prepari ad attaccare Salvini con la scusa dei naufragi (e magari con l’appoggio di qualche testimonial tra i grillini, leggi Roberto Fico e Gregorio De Falco), per farlo passare come un cinico assassino e costringerlo a riaprire i porti.

Stia quindi all’occhio il neo ministro. E non molli. Perché, su questo tema, ha un intero popolo dalla sua parte. E perché i nemici della nazione, questa volta, non devono passare.

Fonte: blog.il Giornale.it – Titolo originale: Bambini morti: l’ultima arma dei mondialisti contro Salvini