Monza, sperimentato il trapianto di feci: in cosa consiste e perché può salvare la vita

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Nuova tecnica sperimentata all’ospedale di Monza. Il trapianto di feci nella lotta alle infezioni resistenti agli antibiotici. Come funziona.

Una nuova tecnica di trapianto di feci è stata sperimentata presso il reparto Malattie Infettive dell’ospedale San Gerardo di Monza con risultati estremamente incoraggianti per quanto riguarda il contrasto alle cosiddette infezioni multi-resistenti che si rivelano mortali nella maggior parte dei casi.

In particolare, il caso studiato presso il nosocomio lombardo riguarda l’infezione da KPC (Klebsiella Pneumoniae Carbapenemasi-produttrice) resistente a tutti gli antibiotici nel 50% dei casi e per la quale il trapianto di materiale fecale può rappresentare una concreta speranza di vita.

La nuova tecnica di trapianto di feci sperimentata all’ospedale di Monza

I casi di infezioni resistenti agli antibiotici sono particolarmente studiati negli ultimi anni a causa del crescente tasso di incremento dei casi.

Uno di questi casi è rappresentato dall’infezione da KPC che viene contratta da pazienti immunodepressi o reduci da un trapianto. Si tratta, quindi di infezioni ospedaliere nelle quali, purtroppo, l’Italia detiene, insieme alla Grecia, il poco onorevole primato europeo.

La nuova tecnica di trapianto di feci sperimentata all’ospedale San Gerardo di Monza consiste nel somministrare al paziente materiale fecale proveniente da un donatore sano attraverso un sondino naso digiunale. Lo studio effettuato su 25 pazienti da evidenziato come i batteri sani introdotti nell’intestino del paziente siano riusciti, nel cinquanta per cento dei casi, a debellare i batteri infetti che avevano resistito ai più potenti antibiotici, già dopo un mese.

Risultati sicuramente incoraggianti che potranno portare a salvare molte vite, anche se i medici dell’ospedale monzese si dicono cauti in attesa di poter verificare gli effetti della nuova tecnica su un campione più ampio.

Quando si può ricorrere al trapianto di feci

Quello del trapianto di feci non è, comunque, una completa novità nel campo del contrasto alle infezioni multi-resistenti. Negli Stati Uniti, infatti, la tecnica è stata utilizzata in numerosi casi, anche se con tecniche di somministrazioni diverse dal quella messa in pratica in Italia, e sempre con risultati più che positivi specialmente nel trattamento di obesità, morbo di Parkinson, sclerosi multipla, sindrome da stanchezza cronica.

L’ostacolo alla diffusione del trapianto fecale su larga scala negli Stati Uniti è stato finora rappresentato dalla Food and Drug Administration che ha il compito di approvare i nuovi farmaci e le nuove terapie. In questo caso, trattandosi della somministrazione di materiale biologico e non di farmaci sintetici, vengono, infatti, richiesti ulteriori studi che ne supportino l’efficacia [VIDEO].

Il diffondersi del trapianto di feci nei casi di infezioni resistenti potrebbe rappresentare una delle più importanti conquiste della medicina degli ultimi anni se si considera che, secondo stime della Organizzazione Mondiale della Sanità, solo in Europa, si verificano annualmente 4 milioni di infezioni da germi antibiotico-resistenti che causano 25.000 decessi (700.000 in tutto il mondo).

Fonte

Tratto da Lo Spillo