La mossa di Conte che Macron non si aspetta: ecco cosa sta succedendo

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Attento Macron! La mossa italiana sulla Libia – di Sara Brunetti, articolo tratto da Il Mediterraneo

Il governo Italiano, in barba alle raccomandazioni europee, punta sull’aiuto di Putin per ripristinare il fondamentale ruolo di mediatore dell’Italia in Libia a discapito delle manovre francesi.

Ruolo che è stato fortemente indebolito dagli ultimi governi, i quali hanno commesso l’errore di puntare tutto su Al Serraj in ossequio alle decisioni della “comunità internazionale”. L’appuntamento decisivo è la Conferenza di Palermo.

Sembra passato un secolo da quando espellevamo senza alcun vero motivo diplomatici russi all’odierno invito del governo italiano a Vladimir Putin, al fine di partecipare alla conferenza internazionale sulla Libia che si terrà a Palermo il 12 e il 13 novembre.

Dopo la bocciatura italiana delle elezioni in Libia, proposte da Macron a fine maggio durante il vertice all’Eliseo e previste per il 10 dicembre, l’Italia sembra prendere le redini della situazione ponendosi come punto di congiunzione tra Haftar e Al Serraj.

Per tale ragione, oltre che per discutere delle relazioni bilaterali tra Russia e Italia in campo economico, politico e finanziario, il Ministro degli Esteri italiano Enzo Moavero Milanesi ha incontrato il suo omologo Lavrov l’8 ottobre, durante la prima visita ufficiale in Russia dalla formazione del nuovo governo.

Influenza russa in Libia

Moavero conta sull’influenza Russa guadagnata in Libia dal 2011 ad oggi per convincere l’uomo forte della Cirenaica, il generale Khalifa Haftar, a presenziare alla conferenza di Palermo, facendo leva sul rapporto privilegiato che Putin ha con Haftar.

L’appuntamento decisivo rimane però l’incontro tra il premier Conte e il presidente Putin, previsto per il 24 ottobre, per discutere sulla questione libica, successivamente al quale probabilmente sapremo se Vladimir Putin parteciperà o meno all’incontro in Sicilia.

La conferenza di Palermo si prefigge da un lato l’obiettivo di rispettare la volontà del popolo libico senza imporre alcuna elezione, dall’altro trovare finalmente un equilibrio in un paese diviso e afflitto da scontri tra le milizie pro o contro il governo di Tripoli guidato da Al Serraj, che hanno provocato morti e centinaia di feriti.

Come afferma lo studioso della storia libica, Varvelli, «quello di Palermo sarà un punto di partenza, non un punto di arrivo, da cui può partire una road map nuova. Se si stabilissero i passi da fare, allora si potrebbe ottenere qualche risultato in futuro». Fonte Il mediterraneo