Museo Egizio di Torino: 6 cose che ancora non ci hanno detto

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museo egizio di torino

Un pò di verità sul Museo Egizio di Torino

  • di Domenico Maglione

Quando per la prima volta lessi della trovata promozionale del Museo Egizio di Torino (d’ora in avanti: MET) a favore degli arabofoni, ammetto di aver pensato a una delle famigerate “fake news” e ho voluto controllare: era – ahinoi – tutto vero. Ma poi ho pensato che la cosa potesse in qualche modo “rientrare”, come era accaduto all’infame versione della Carmen “riveduta e corretta” in chiave progressista: in quel caso infatti sia i media che i social non hanno avuto la sfrontatezza di difendere quella roba indegna.

Purtroppo invece nel caso del MET la vicenda rispunta a ogni angolo e non viene solo difesa, ma vien difesa con quella sussiegosa e derisoria arroganza che viene usata ormai da una parte politica, soprattutto nei circuiti autoreferenziali, al fine di ingenerare una falsa complicità fra “dotti e sapienti”, che “blastano” (si dice così?) l’ignoranza e la rozzezza di un popolino smarrito. Le cose invece sono ben diverse.

Ecco la pagina del sito del MET: museoegizio.it

Andiamo per ordine quindi a sfatare le fake news del Museo Egizio di Torino e dei suoi fan:

1) Tutta la manovra si impernia sull’assurdo storico che la Civiltà dell’Antico Egitto sia “araba” e che tutto il Mondo cd “Arabo” (non solo gli Egiziani) sia il suo evidente discendente diretto. E’ una castroneria talmente grave che quasi mi sento in imbarazzo a spiegarne i motivi. Ebbene, gli Arabi – popolo che fino al VII sec. d.C. ha sempre vissuto in una porzione dell’attuale Penisola Araba e quasi misconosciuto alle fonti fino a quel periodo – arrivarono in Egitto quando “l’Antico Egitto” era già bello che finito da un tempo (il fatidico VII secolo d.C. appunto, cioè durante quello che noi chiamiamo Alto-Medioevo). Gli Egizi non erano minimamente arabi, come non lo erano ovviamente altri popoli come gli Assiri, i Babilonesi, i Persiani o i Giudei. Vennero islamizzati a forza (e di fatto ivi anche “arabizzati”) come tutti i popoli che subirono quell’invasione maomettana, che ancora oggi desta il nostro stupore per la sua celerità e vastità. Fare a tutti gli “arabi” una promozione per un museo egizio sarebbe come farla ai Turchi per un museo bizantino (ai meno incolti cogliere l’amara ironia della cosa).

2) Ma il MET si rende conto (è furbissimo!) che non si può fare un’odiosa promozione su base etnica (anche se lo è, come mostrerò). Allora si lancia sulla base linguistica: “Fortunato chi parla arabo!” (“Sfigati tutti gli altri!”, verrebbe da aggiungere). E qui dall’assurdo storico passiamo al ridicolo. Come si fa a sapere se una persona parla Arabo? Il sito parla di “documento di identità”, ma tale documento non riporta la lingua. Io, se parlassi benissimo Arabo per averlo studiato, potrei fruire della promozione? A quanto pare no, dato che il sito stesso sottolinea che è un’offerta a vantaggio dei “Nuovi Italiani” (dopo mesi di propaganda con i “nuovi italiani” che mangiano pizza, tifano le squadre italiane e parlano pure il dialetto meglio di noi, scopriamo che loro parlano arabo e hanno altre radici).

Peraltro, un povero iraniano, che come discendente dei Persiani ha avuto molto più a che fare con l’Antico Egitto di un Algerino o di uno Yemenita – il re persiano Cambise II fu regolarmente incoronato faraone – non parlando arabo è escluso (a meno che non si intenda una qualche conoscenza dell’Arabo Classico coranico e allora però ditelo che è una cosa a favore dei Musulmani, no?). Invece, secondo questa ratio linguistica, un cittadino spagnolo (che chiaramente parla lo Spagnolo) dovrebbe entrare gratis in un museo di arte pre-colombiana, giacché secondo quelli del MET “gli appartiene”: debbo aggiungere altro?

3) E qui arriviamo diretti a quel, cito testualmente come potete leggere anche voi, “ … la precisa volontà di avvicinare questa ricchezza a coloro che in esso possono trovare radici, identità e orgoglio”. No, vabbe’. Io quando l’ho letto sono rimasto 10 minuti buoni con una faccia inespressiva. Poi è esplosa la rabbia: dopo averci raccontato negli ultimi anni e ancora oggi che radici, identità, orgoglio etnico sono cose brutte e schifose care solo ai nazi-fascisti, di bel nuovo ci viene sputato in faccia che no, questi son sentimenti bellissimi (ma solo se li prova chi non è europeo). Ecco una cosina che andrebbe discussa sul tavolo della cosiddetta emergenza “antifascismo”, dato che “fascista” viene definito dalla Sinistra chiunque senta “radici”, identità” e “orgoglio”. Bravi, continuate così, si vede che state facendo benissimo!

4) Poi c’è quel manifesto che ha girato per tutta Torino con un testo unicamente arabo. Perché le persone sono fenotipicamente arabe se la questione è solo linguistica? Perché lei è velata, dato che si immagina che non c’entri la religione, men che meno quella in forma più arretrata e beghina? Già perché, casomai non lo sapeste, le musulmane in quanto tali non si velano, bensì quelle devote e pie; quelle che, se fossero cattoliche per esempio, la Sinistra non esiterebbe a chiamare “bigotte”. E perché lei deve andarci con un lui? Cortocircuito eh?

5) Si dice sui social, nonché purtroppo sui media di ampia diffusione, che il Museo Egizio di Torino sia un museo privato e che quindi fa quel che vuole. E’ un falso vergognoso: il MET è un museo pubblico concesso dal Ministero dei Beni Culturali in gestione privata trentennale a una fondazione all’uopo istituita dal Ministero medesimo (come potete leggere agevolmente sul sito stesso). I reperti museali appartengono al Popolo Italiano e non sono stati depredati bensì al tempo regolarmente acquistati (l’Italia non ha mai avuto una colonia egiziana). La fondazione del MET è privata quanto lo sono altre che gestiscono beni pubblici in concessione per ottimizzare i costi. Quindi il MET risponde eccome ai fini pubblici chiariti nell’atto di istituzione della fondazione, poiché gode, per fare i suoi profitti, di un bene dato “in usufrutto” dallo Stato Italiano.

A riprova di ciò il Presidente del Museo Egizio di Torino è di nomina governativa e tra i suoi soci ci sono anche Regione ed enti locali.

6) E qui arriviamo allo squallore tristissimo della cosa: la sua logica. Un museo dovrebbe fare sconti unicamente in base all’età, o alle comitive etc. E soprattutto, dovrebbe farli per le persone che siano al di sotto di una certa soglia di reddito. Qui sta tutta la crisi di una Sinistra che ormai è evidentemente tutt’uno con il Neo-Liberismo più sfrenato. Fate sconti ai meno abbienti, siano essi bianchi, neri, gialli, alieni, rettiliani. Ai meno abbienti, cacchio! Semmai, ma proprio semmai, se proprio volevate fare una cacchiata ma dignitosa, avrebbe avuto più senso avvicinare i “nuovi europei” alla nostra cultura, facendogli sconti per i musei di cultura europea e contestualmente facendo sconti agli europei per i musei di cultura non europea.

Ma, o esseri superiori intellettualmente per autocertificazione, è così difficile comprenderlo?