Musulmani gioiscono per la tragedia di Genova: ecco gli assurdi commenti

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Quei musulmani che gioiscono per la tragedia del ponte Morandi – di UCCR

40 morti, tra cui diversi bambini, decine di feriti e centinaia di sfollati. Una tragedia.

Ma c’è chi davanti alle macerie del ponte Morandi, crollato martedì mattina nel capoluogo ligure, esulta e vi vede la giusta vendetta di Dio per un popolo cristiano che si ostina a rifiutare la “verità” del Corano.

Non sono terroristi o affiliati all’Isis, ma semplici musulmani che commentano sui social network le disgrazie del mondo, gioendo e ringraziando Allah.

«Gloria ad Allah!», scrive uno, che ha come immagine del profilo il tetto di una moschea e una colomba con porta un ramoscello d’ulivo.

«Vietano la costruzione delle moschee e Dio fa cadere i loro ponti sopra le loro teste», risponde un altro.

In molti sono convinti che quello crollato sia un ponte che collega l’Italia alla Francia e questo sarebbe «il motivo principale per cui è caduto».

Alcuni esprimono condoglianze, a cui altri rispondono: «Leccare il culo non ti farà andare in paradiso».

In generale appare un manifesto e disumano odio, difficile da spiegare: «Maometto ha colpito il ponte e ha gettato giù le auto».

E ancora: «Questo dopo aver deciso di fermare la costruzione di moschee in Italia». C’è chi pubblica gattini sorridenti, chi, invece, ballerine di tango.

E’ tutta una gran festa, un ringraziamento: «Dio può tutto», «Amen», «Che Dio sia lodato».

Anche in “casa nostra” ci sono i fondamentalisti. Ricordiamo quando lo storico tradizionalista Roberto De Mattei sostenne che la Provvidenza si sarebbe servita dei barbari per distruggere l’impero romano infestato dagli “invertiti”.

Ma, da qui ad esultare e ringraziare Dio per la morte altrui e per le tragedie umane, ce ne corre.

Il problema non sono i musulmani ma i fondamentalisti

E’ profondamente contrario ai valori del Vangelo, è profondamente coerente con i valori espressi da una parte (non tutta) del Corano.

Questa è l’anima oscura dell’Islam, anche se la generalizzazione è comunque sbagliata.

Esistono tanti musulmani che non sono così, come coloro che pochi giorni fa hanno salvato 300 cristiani in Nigeria, che stanno aiutando la famiglia di Asia Bibi, la cristiana incarcerata e falsamente accusata di blasfemia, che fanno la coda per donare il sangue ai cristiani.

Per questo ha ancora più valore l’appello a loro rivolto da parte di Papa Francesco: «Sarebbe bello che tutti i leader islamici – siano leader politici, leader religiosi o leader accademici – parlino chiaramente e condannino quegli atti, perché questo aiuterà la maggioranza del popolo islamico a dire “no”.

Noi tutti abbiamo bisogno di una condanna mondiale, anche da parte degli islamici, che hanno quella identità e che dicano: “Noi non siamo quelli. Il Corano non è questo”».

Il celebre islamologo gesuita, padre Samir Khalil Samir, ha infatti spiegato che «nel Corano, come nel comportamento di Maometto, troviamo sia un atteggiamento pacifico che un atteggiamento violento.

Quando non aveva ancora potere, Maometto entrò alla Mecca in modo pacifico. Nella seconda fase della sua vita, a Medina, ha fatto la guerra e organizzato razzie». E anche Benedetto XVI puntò sull’aiuto dei moderati, per isolare i violenti.

Forse è proprio questa la soluzione, smetterla con il buonismo verso la religione islamica ma evitare anche l’accusa generalizzata, andando cristianamente incontro ai tanti musulmani di buona volontà.

E chiedendo loro una reazione, aiutandoli a prendere coraggio. «Il dialogo interreligioso e interculturale fra cristiani e musulmani non può ridursi ad una scelta stagionale. Esso è infatti una necessità vitale, da cui dipende in gran parte il nostro futuro» (Benedetto XVI). Fonte: UCCR